Le fiamme risparmiano il santuario di Belmonte

Ore di paura – Il Santuario è salvo. L’incendio che il 25 marzo ha ridotto in cenere i boschi sulla collina di Belmonte è stato domato dai soccorritori prima di raggiungere il complesso monumentale del Sacro Monte. Infondata la notizia di allarmi in corso sulla collina torinese nella zona di Pino, dove non si segnalano focolai né alcun rischio specifico

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Nel pomeriggio e nella notte del 25 marzo un incendio di vaste proporzioni ha distrutto i boschi sulla collina ove sorge il Santuario di Belmonte nel Canavese. Fiamme impetuose sono arrivate a lambire il complesso centrale del Sacro Monte, ma l’hanno fortunatamente risparmiato. Ha riportato danni solo una delle cappelle che segnano il percorso di salita alla chiesa principale. «Si è evitato il peggio grazie al decisivo intervento dei volontari dell’Aib (Anti incendi boschivi) e dei Vigili del fuoco – racconta don Gianluca Cappello, addetto al santuario –  Le fiamme si sono fermate ai muri perimetrali del Santuario, lasciandolo intatto. Purtroppo il 70% dei boschi è andato in fumo, aggravando una situazione boschiva già molto precaria: già l’anno scorso e quattro anni fa le fiamme avevano sfigurato il paesaggio».

Don Cappello riferisce che lunedì scorso il fuoco ha aggredito una abitazione privata (bruciata per metà), l’auto di un volontario del santuario e una delle cappelle del Sacro Monte».

I roghi stanno tenendo in scacco le valli piemontesi, particolarmente il Canavese. La Regione Piemonte ha disposto lo stato di massima allerta su tutto il territorio regionale.

A Belmonte si pensa a un incendio doloso, tre inneschi individuati nel triangolo di terra tra Valperga, Sacro Monte e Pertusio. Le operazioni dei volontari per contenere e sedare il fuoco sono iniziate poco dopo le 14, non appena è scattato l’allarme, e sono terminate all’una di notte; hanno partecipato più di 100 volontari supportati da svariati mezzi, tra cui due aerei Canadair ed un elicottero munito di serbatoio per scaricare acqua direttamente sull’incendio. Le difficoltà e la lunga durata dei lavori sono state dettate dal  forte vento, che per tutto l’arco delle operazioni ha alimentato le fiamme.

Nella mattinata di martedì «il fuoco risultava spento» conclude don Cappello, «salvo piccoli focolai monitorati dai volontari dell’Aib, mentre i Vigili del fuoco sono stati richiamati alle loro caserme».

«Ci vorranno almeno due anni prima che il territorio veda tornare il verde», osserva don Cappello, «ed almeno 4 o 5 anni per tornare ad una situazione di normalità».

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