Le Molinette nacquero nel Medioevo nel Duomo di Torino

L’ospedale delle Molinette nasce nel Medioevo dalla benemerita ini­ziativa del Capitolo dei canonici della Cattedrale di San Giovanni Battista di Torino. In sostanza i preti fondano il primo ospedale di Torino.

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L’ospedale delle Molinette nasce nel Medioevo dalla benemerita ini­ziativa del Capitolo dei canonici della Cattedrale di San Giovanni Battista di Torino. In sostanza i preti fondano il primo ospedale di Torino. Non stupisce che, secoli dopo, il canonico Giuseppe Benedetto Cottolengo fondi un ospedale per i più poveri.

Nella Torino medievale con 4.000 abitanti ci sono una dozzina di ospedali e un lazzaretto: sono camere con alcuni letti e la cura dei malati è affidata a religiosi o a laici «ospitalieri». Un innominato canonico nel 1200 istituisce l’ospedale in due camerette del campanile antico del Duomo. Detto dei «Poveri di Cristo» e, dal 13 marzo 1228, «Hospitale del Domo», è il primo che il viandante trova entrando in città da Porta Palatina. Poi ha sede dietro le tre chiese che sorgono sul luogo dove oggi c’è il coro della Cattedrale, sovrastato dalla Cappella della Sindone e parte del cortile di Palazzo Reale. In un documento del 1234 è citato un tale sacerdote Enrico. Nel 1306 l’ospedale è sistemato vicino alle Torri e a Porta Palatina. Dal 1460 è conosciuto come «Ospedale di San Giovanni».

Dopo decenni di guerre, carestie, pestilenze, nel 1540-41 al Capitolo si associa il Comune di Torino che dona all’ospedale i beni di 12 «confrarie» (confraternite), cento e più abitazioni e vari poderi ri­salenti ad antiche fondazioni. Il Capitolo rivendica l’origine ec­clesiastica dell’istituzione, il Municipio vuole che ap­paia come istituzione cittadina: con la me­diazione dell’arcivescovo Gi­rolamo Della Rovere il12 gennaio 1578 Duomo e Municipio con­vengono sul nome «Ospedale maggiore di San Giovanni Battista e della Città di Torino». Dal 1588 il Capi­tolo conta 5 canonici «collettori», raccoglitori di offerte di casa in casa («ostiatim»).

Nel 1680 il Capitolo intraprende la costruzione del grandioso ospedale, su disegni dell’architetto Amedeo di Castellamonte, in via Giolitti, poi detto «San Giovanni Vecchio», stabilimento sanitario modello. Massimo benefattore è il canonico Ignazio Filippo Carroccio detto «il Santo», raffigurato in un monumento marmoreo nello scalone d’onore. Canonico prevosto del Capitolo, rettore e costruttore dell’ospedale, vicario generale dell’abate commendatario di San Michele della Chiusa, confessore della duchessa Anna d’Orléans, vicario capitolare della diocesi di Torino. La storica Maria Teresa Reineri nel 2014 ha pubblicato da Effatà il pregevole «Ignazio Filippo Carroccio un uomo di Dio. Rettore dell’ospedale maggiore di San Giovanni Battista di Torino e costruttore della sede seicentesca».

Secondo gli statuti del 1468 il Capitolo conta 25 canonici con il compito di consigliare il vescovo nel governo della diocesi e di supplirlo durante la sede vacante.

Nel 1658 Carroccio è cooptato fra i rettori dell’ospedale e impegna le sue forze, il suo prestigio e il suo patrimonio per la crescita dell’istituzione. Il 28 novembre 1689 il Capitolo, unanime, lo elegge vicario generale capitolare, regge la diocesi dopo la morte dell’arcivescovo Michele Beggiamo. Adotta vari provvedimenti: regola  l’afflusso dei sacerdoti nei parlatori delle monache, impo­nendo che ogni visita avvenga alla presenza di due madri ascoltatrici e del confessore e mai in giorni di precetto o di penitenza; con­trolla che siano rispettate le disposizioni tridentine sull’età delle fanciulle accolte nei monasteri; istruisce indagini prima di concedere ai laici l’assoluzione per convivenze more uxorio o rilasciare l’attestato di stato libero; usa molta prudenza nello scegliere i parroci e nel concedere canonicati e prebende; è sollecito nel recepire ogni richiesta d’aiuto. Il 17 gennaio 1713 i rettori decidono una significativa miglioria: sostituire i letti di legno, facilmente sfondabili, con altri in ferro e, dati i costi, ne cambiano solo quattro ogni anno.

Il 16 gennaio 1799 i reggenti del Municipio di Torino scrivono ai canonici del Duomo ricordando il nome «Ospedale di San Giovanni Battista e della Città di Torino» per l’ospedale che dovrà sorgere sulle rive del Po: avverrà due secoli dopo. La Rivoluzione Francese lo chiama «Ospedale Municipale» ma Napoleone Bonaparte con decreto del 31 luglio 1806 acconsente all’uso di nomi di santi e di protettori per ospizi e istituti di sanità. La Regione Piemonte nel 1981 sostituisce la storica denominazione con l’anonima sigla «Usl Torino 1-­23». Ma la gente continua a chiamare il più importante centro ospedaliero del Piemonte «Le Molinette». Nel 1928 viene fissata la sede della città ospedaliera da costruire sulla sponda sinistra del Po nell’area dei vecchi Mulini, zona salubre come una terrazza sul fiume e sulle colline: «Le Molinette» per la presenza di un piccolo mulino detto la «Mulinetta».

Le prime suore dedite all’assistenza dei malati sono le Giuseppine chiamate a Torino nel 1831 dalla marchesa Giulia Colbert Falletti di Barolo. Seguono, per oltre 130 anni, le Figlie della carità di San Vincenzo de Paoli. Nella Grande Guerra 1915-18 diventa ospedale militare. Il 9 novembre 1935 l’ospedale è inaugurato da re Vittorio Emanuele III e benedetto dal cardinale Maurilio Fossati. Costa 71 milioni di lire: 35 dal Municipio, 21 dal Governo, 5 dall’ospedale per l’arredamento e le attrezzature, 10 dalla famiglia Abegg. Durante la seconda guerra mondiale è agibile solo per metà a causa dei bombardamenti ma garantisce servizi e ricoveri d’urgenza. Sotto il cortile è allestito un rifugio antiaereo.

Nella serata dell’8 dicembre 1942 suonano le sirene. I bombardieri inglesi radono al suolo chiesa e convento di Madonna di Campagna: 64 morti, tra cui 5 Cappuccini. Il Bomber Command della Raf constata «il più grande numero di vittime di tutto il 1942»: 212 morti e 111 feriti. Fossati nella lettera pastorale del 20 dicembre 1942 scrive: «Come dimenticare la terribile notte dell’8 dicembre? Qualche ora dopo l’incursione, che aveva lasciato tante case diroccate o in fiamme, mi si riferiva che una bomba era caduta sull’ospedale di San Giovanni alle Molinette: corro e trovo la devastazione; benedico alcuni feriti gravi; è morta la giovane suor Santina delle Figlie della carità, che non aveva abbandonato il suo posto presso un’inferma e in questo atto di carità aveva consumato la vita».

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