L’emergenza Coronavirus al Cottolengo, parla padre Arice

Intervista – Due reparti per malati di Covid-19 sono stati attivati anche presso l’Ospedale Cottolengo di Torino. Abbiamo chiesto al padre generale della Piccola Casa della Divina Provvidenza, don Carmine Arice, come il Cottolengo sta affrontando l’emergenza

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La Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino vista dall'alto

Due reparti per malati di Covid-19 sono stati attivati anche presso l’Ospedale Cottolengo di Torino. Abbiamo chiesto al padre generale della Piccola Casa della Divina Provvidenza, don Carmine Arice, come il Cottolengo sta affrontando l’emergenza.

padre Carmine Arice

Padre Arice, la Piccola Casa a Torino conta 112 mila metri quadri di bene dove trovano accoglienza, oltre all’ospedale, persone anziane e disabili, anche gravi. Qual è la situazione?

In primo luogo stiamo cercando di tutelare il più possibile la salute degli ospiti, anziani e fragili, in modo che non entrino in contatto con il contagio attuando al massimo le restrizioni. Finora non ci sono stati casi di coronavirus conclamato fra i residenti delle Rsa, solo alcuni casi sospetti che sono trattati con la massima attenzione. Siamo però in emergenza con il personale dell’ospedale e delle case assistenza: alcuni operatori sono risultati positivi al virus, quindi sia loro che le persone con cui sono venuti in contatto sono in quarantena, altri si trovano in congedo parentale o usufruiscono della legge 104. Abbiamo quindi lanciato l’appello per reperire nuovo personale medico, infermieristico ed assistenziale. Mancano poi materiali di protezione per medici e operatori, abbiamo acquistato mascherine, ma stanno per terminare. Vorremmo acquisire almeno due respiratori, oltre a saturimetri. Purtroppo al momento non abbiamo avuto aiuti dalle istituzioni pubbliche mentre un sostegno economico è arrivato dalla Cei. Ringrazio veramente di cuore per questa attenzione alla Piccola Casa. I costi di gestione stanno aumentando in maniera esponenziale.

Quali misure avete attuato per gestire l’emergenza?

Abbiamo istituito un’unità di crisi e al momento tre reparti di Covi-19, due in ospedale e uno presso una comunità di suore. Stiamo per aprire un ulteriore reparto all’interno della Piccola Casa in modo da isolare subito persone con sintomi o che dovessero risultare positive al virus.

Come padre generale che messaggio dà alla Piccola Casa nel tempo della pandemia?

Il mio primo compito è quello di sostenere chi aiuta, non solo nel cercare il necessario, ma anche nell’accompagnare psicologicamente e nella preghiera a vivere con uno sguardo di speranza tutto questo. Vedo la Provvidenza incarnarsi in tutti gli operatori della salute che definisco «gli angeli» nell’epidemia. Il Signore continua a parlare al nostro cuore.

Tutti i giorni alle 8.30 lancio un pensiero in filodiffusione per la giornata e poi alle 16 celebro la Messa davanti all’altare del Santo Cottolengo con cinque intenzioni: per gli ammalati e gli ospiti, per gli operatori, per i religiosi, per gli uomini di scienza e gli amministratori e, infine, per chi non ce l’ha fatta.

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