L’Europa alla deriva salvata dai “classici”

Saggio – Nel viaggio delle comete di Carlo Ossola, cammino a ritroso nella letteratura occidentale dalle origini all’età odierna. La sfida è illuminare le sorti d’un continente smarrito, restituendogli la vera identità plasmata da greci e latini, dal cristianesimo e dal Rinascimento

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«Ora che il XXI secolo è ben avanti nella sua incertezza, nella sua difficoltà a creare avvenire, urgente diviene interrogarci su quale sia il lascito più duraturo delle civiltà europee. Si percorreranno, dai greci e dai latini a noi, le opere di scrittori che hanno parlato del loro tempo e al nostro; non solo ‘classici’, ma ancora eredi di ‘patriarchi’, come li intese Leopardi nel suo ‘Inno’ e non meno Paul Celan nel replicare al sogno di Hölderlin…».

Così scrive Carlo Ossola, docente di Letterature moderne dell’Europa neolatina presso il Collège de France di Parigi, nell’introduzione al suo ultimo saggio dal titolo: «Nel vivaio delle comete. Figure di un’Europa a venire» (Marsilio, pp. 175, euro 17,50). Il titolo è identico a due versi di Paul Celan, che, come si propone l’autore con la sua ultima pubblicazione, prende a modello per dare l’opportunità al lettore di effettuare, insieme con lui, un cammino a ritroso nell’universo della letteratura occidentale, dalle origini all’età contemporanea. Nel quale, proprio come comete, gli scrittori di tutti i tempi vengono rivisitati, allo scopo nobile di illuminare le sorti di un’Europa che oggi appare smarrita, dimenticando il suo essere «patria», e restituire a essa la sua vera identità, che lungo i secoli si è progressivamente andata plasmando, grazie alla cultura greca e latina, al cristianesimo, al Rinascimento, all’età moderna, ma precipitando in un terribile abisso nel Novecento. Un secolo che «non ha fatto che secernere guerre e stermini, e in migliaia continuano a morire sui barconi dell’esilio, nel Mediterraneo, sulle nostre sponde».

Ossola, in un itinerario letterario di 35 brevi capitoli, prova a  riassumere, attraverso il far tornare alla nostra memoria brani e frammenti significativi di alcune opere di grandi scrittori, pilastri monumentali della nostra cultura occidentale, una nozione di Europa oggi vista andare alla deriva, nella minaccia di ricadere in un abisso di auto-annientamento culturale, ma che «una cosmica luce», proveniente dalle «comete che si perdono nelle notti degli evi», ossia dai poeti e dagli scrittori più insigni della letteratura europea di tutti i tempi, saprà, a parere dello studioso, ridefinire, ricucire, ricostruire. Aiutando il lettore a recuperare una dimensione più umana e anche religiosa di quell’impianto politico e culturale, ancora embrionale, che si sta foggiando e abbozzando tuttora di un’Europa unita, tra tante contraddizioni e incertezze.

I capitoli del volume fanno parte di una raccolta di articoli che Ossola ha scritto per il quotidiano «Avvenire», nell’inserto «Agorà», dal gennaio all’inizio di agosto del 2015. Il docente ha voluto riproporli, rimeditandone in profondità i contenuti, per far sì che il lettore, come fece Leopardi, spiegandolo nell’introduzione a una sua opera, la «Crestomazia italiana poetica», si persuadesse «che a voler conoscere la poesia nostra, sia necessario che quelle opere si leggano tutte intiere», in modo da restituire all’idea di Europa la sua più genuina dignità di civiltà occidentale. Facendo, dunque, riferimento a quanto scrissero Plutarco, Dante, Petrarca, Sant’Agostino, Miguel de Cervantes, Shakespeare, Pascal, Dostoevskij, Eliot, Calvino, e così via. Ai quali si deve un «lascito» culturale di immensa e imprescindibile portata, a cui il XXI secolo deve rivolgersi per guardare al futuro.

In questo percorso o «vivaio» di comete, come scrisse appunto Paul Celan, l’autore ci esorta a rimanere quasi in contemplazione, in uno stato di «raccoglimento e di meraviglia», in modo da assorbirne tutta la feconda energia e sapienza culturale. Al fine di ritrovare quelle risposte, le più adeguate, ai tanti drammatici interrogativi del nostro mondo contemporaneo, minacciato da «l’animale totalitario, animale da preda, volta per volta boia e soldato, costruttore o demolitore, elemento d’ordine o di caos», come lo designò Bernanos, che fece e fa ancora temere il pericolo di una  «disintegrazione» della civiltà europea. Ed è per evitare questa catastrofe o scempio dell’universo culturale così vasto e complesso della nostra Europa, che Ossola si richiama con forza a questi «ritratti» o «fari», come li chiamò Baudelaire, del nostro immenso patrimonio letterario. I quali, da Marco Aurelio a Tolstoj, da Boccaccio a Montale, da Galileo a Ungaretti, da Goethe a Rilke, e così via, hanno saputo delineare e scolpire nelle coscienze e nelle menti dei «cittadini europei» l’immagine inconfondibile e inconfutabile di una virtuosa e fertile civiltà occidentale, che non deve andare perduta, ma tornare in vita.

Perché ciò sia possibile, perché questa rigenerazione identitaria del vecchio continente si ripristini e ricomponga, Ossola asserisce nel suo volume che «l’Europa dovrà combattere contro i démoni della propria repleta sazietà. Dovrà ritrovarsi, con gli indigenti, indigente della propria dignità, bisognosa di darsi nome con i senza nome. Questi ritratti saranno dunque dei principia individuationis: ogni nome che si pronunci con l’affetto dell’unico è una convocazione alla vita».

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