L’Europa argina i populisti, l’Italia è isolata

Elezioni – Vincono gli Europeisti, tranne che nel nostro Paese e in Francia, respingendo l’onda sovranista, ma adesso chiedono un nuovo inizio, Roma è sempre più lontana da Bruxelles e ai margini del gran gioco politico nell’Unione. La Commissione europea ha inviato al Governo italiano la lettera sul debito pubblico, aumentato al 132%

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Vincitore delle Europee è il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che porta la Lega al suo massimo storico, 34% dei voti. Un exploit che fa pensare al 41% del Pd renziano di cinque anni fa. Crollo verticale invece per il M5S che in un solo anno ha dilapidato ben quindici punti, passando dal 32% delle politiche del marzo 2018 all’attuale 17%. Una rovinosa discesa che inverte i rapporti di forza nella maggioranza di governo giallo-verde. Tutte da verificare, e lo vedremo già nei prossimi giorni, le eventuali ripercussioni sulla tenuta dell’esecutivo.

Il voto che ha penalizzato i pentastellati ha premiato il Partito democratico. Quattro punti in più del minimo storico dello scorso anno, passando dal 18 al 22%. Nessun successo travolgente ma, quanto meno, una significativa inversione di rotta. La strategia del neo segretario, Nicola Zingaretti, di giocare la carta dell’apertura a tutte le forze che si richiamano al riformismo di sinistra, sembra aver pagato. Deludente, nel centro-destra, il risultato di Forza Italia, che si colloca al 9%, anche se va registrato il successo personale di Silvio Berlusconi che assomma oltre mezzo milione di preferenze. Il Cavaliere in Europa cercherà di rafforzare il partito popolare contro le velleità sovraniste e, a casa nostra, di ricostruire l’alleanza di centro-destra. Buona prova anche da parte di Fratelli d’Italia, nei giorni scorsi considerati a rischio di non superare la soglia di sbarramento del quattro per cento, e che invece conseguono il 6,5%.

Rimane fuori dall’aula di Strasburgo Più Europa, la forza guidata da Emma Bonino, che ha rischiato la corsa in proprio anziché accomodarsi sotto l’ombrello protettivo della lista allargata messa in piedi da Zingaretti. Punita dagli elettori anche la sinistra di Nicola Fratoianni, sempre più ridotta ad un ruolo meramente residuale.

Dei 73 seggi che spettano all’Italia all’Europarlamento, 28 vanno alla Lega, 18 al Pd, 14 al M5S, 8 a Forza Italia e 5 a Fratelli d’Italia. Altri tre seggi ci saranno poi assegnati a Brexit avvenuta, come nostra quota parte del pacchetto lasciato libero dai britannici.

I sovranisti vincono anche in Francia (vedi articolo sotto), in Ungheria e in Gran Bretagna (vedi articolo pag. 10), ma resteranno all’opposizione: l’Europa ha respinto l’assalto. Chiamati dai sovranisti a un referendum contro la Ue, gli europei hanno infatti arginato l’onda nera, invertendo una tendenza all’assenteismo, oltre la metà degli elettori è andata alle urne. Molti sono stati i giovani, che hanno premiato i Verdi.

Tornando in Italia, tra gli eletti sotto le insegne leghiste troviamo Salvini, in lizza in tutte le cinque circoscrizioni, l’ex presidente della provincia di Cuneo Gianna Gancia e l’economista euroscettico Antonio Maria Rinaldi. Nel Pd conquistano un seggio l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, l’ex ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda e l’economista Irene Tinagli. Nelle fila pentastellate, pieno di preferenze per l’ex «jena» Dino Giarrusso. Oltre a Berlusconi, Forza Italia porta a Strasburgo l’attuale presidente del Parlamento europeo Antonio Taiani e l’ex presidente della Camera Irene Pivetti. Con Fratelli d’Italia esordirà in Europa l’ex governatore della Puglia, Raffaele Fitto.

Oltre che per l’Europarlamento si è votato per il rinnovo di molte amministrazioni comunali, tra le quali spiccano Firenze, Bari, Modena e Bergamo. Buona la partecipazione al voto (68%), in una tornata che vede il ritorno in auge del tradizionale bipolarismo tra destra e sinistra, per lo più nella versione Lega-Pd; mentre, salvo sporadiche eccezioni, il M5S rimane fuori dai ballottaggi. Molti i municipi già assegnati al primo turno. Il centro-sinistra vi riesce a Firenze con Dario Nardella che supera con il 57% il leghista Ubaldo Bocci; a Bari con Antonio De Caro (65%) contro Pasquale Di Rella e a Bergamo con Giorgio Gori (55&) nella sfida contro il leghista Giacomo Stucchi, presidente del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza. Il centro-destra si conferma a Perugia col 60% con Andrea Romizzi, e conquista Pavia con Mario Fabrizio Fracassi (53%) e Pescara con Carlo Masci (51%). Nessun ballottaggio anche a Modena, a Pesaro e a Lecce, dove il Pd vince alla prima tornata.

Tra quindici giorni vi saranno parecchi ballottaggi tra Lega e Pd. In particolare spiccano: Livorno, dove risulta escluso il M5S che pure ha guidato la città toscana negli ultimi cinque anni; Reggio Emilia, dove parte favorito il centro-sinistra; e Ferrara in cui, a sorpresa in una città rossa per eccellenza, è in testa il candidato leghista. Il M5S è in corsa, contro la Lega, a Campobasso, mentre due liste civiche si giocano rispettivamente i comuni di Potenza, contro la Lega, e di Avellino, contro il centro-sinistra. A conti fatti, il voto segna l’ascesa della Lega come elemento trainante della destra, con Forza Italia relegata per lo più in un ruolo di secondo piano, ma altrettanto indispensabile per la conquista di molte amministrazioni. Sarà da vedere come i leghisti utilizzeranno questa valanga di consensi. A livello di governo ci sarà, quasi certamente, la volontà di accelerare su alcune riforme, Flat tax in testa.

In Europa però, a dispetto di quanto pensa Salvini, i margini di manovra sono assai più ristretti. Proprio i suoi alleati sovranisti, tra tutti il premier ungherese Orban, sono i più severi censori della nostra politica economica e i più inflessibili assertori della linea di austerità che il leader leghista respinge con forza.

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