«Mai erogati i fondi promessi agli Oratori piemontesi»

Regione Piemonte – Forte disappunto dell’associazione Oratori «Noi Torino», presieduta da don Stefano Votta, che il 19 febbraio ha incontrato l’assessore regionale Augusto Ferrari per chiedere il rispetto degli impegni presi sull’erogazione dei contributi stanziati

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Sono passati 8 mesi da quando la Regione Piemonte, in seguito ad un’inchiesta de La Voce e il Tempo e un’interrogazione in Consiglio regionale, sbloccò, dopo una fase di stallo, i contributi pubblici agli oratori piemontesi in relazione alla legge 26/2002.

Ad oggi nelle casse degli oratori che hanno presentato i progetti lo scorso settembre non è arrivato ancora un centesimo.

Il punto sull’erogazione dei fondi stanziati e sul futuro della legge è stato fatto martedì 19 febbraio in un incontro in Regione fra l’assessore alle politiche sociali Augusto Ferrari, don Luca Ramello, delegato regionale per la Pastorale giovanile, e il Consiglio direttivo dell’associazione oratori «Noi Torino» presieduto da don Stefano Votta.

La legge nel 2002 stanziò 1 milione di euro da suddividere fra i diversi enti di culto che svolgono attività oratoriane in Piemonte; nel 2015 imboccò un percorso tortuoso che ha catapultato la Pastorale giovanile regionale, la Noi Torino e i centri oratoriani delle diverse confessioni in un’odissea burocratica estenuante senza certezze che permettano di programmare e organizzare le attività sociali  in relazione ai progetti avviati.

Nel 2014-2015 furono stanziati, e poi erogati, 1 milione e 200 mila euro. Ci fu poi una mancata assegnazione nell’anno 2015-2016. La legge fu rifinanziata per l’anno 2016-2017 con uno stanziamento di un terzo dei contributi del capitolo, ovvero 333 mila euro, liquidati nei mesi scorsi.

Con delibera pubblicata il 19 luglio scorso la Giunta ha ripristinato il fondo stanziando per un anno e mezzo, dal 1 gennaio 2018 al 30 giugno 2019, in totale 750 mila euro, di cui 622.557,15 euro per gli oratori delle diocesi piemontesi.

La delibera prevedeva l’erogazione di un acconto pari a 500 mila euro entro il 31 dicembre 2018 e il saldo, a fronte della presentazione della rendicontazione, a fine 2019. Ma ad oggi non è arrivato nulla, anche se tutti i progetti sono in pieno svolgimento.

«L’erogazione dei fondi è bloccata dall’Ufficio Ragioneria», ha spiegato l’assessore Ferrari, «che al momento non ha sufficienti fondi in cassa da destinare a questa determina. Gli uffici dell’assessorato hanno portato avanti con celerità tutte le pratiche. C’è dunque solo un problema di liquidità che mi auguro possa sbloccarsi in breve tempo».

L’assessore ha poi garantito il rifinanziamento del capitolo per il triennio 2019-2021 che sarà confermato con l’approvazione della legge di bilancio: «saranno stanziati 500 mila euro per ogni anno fino al 2021 (per il 2019 ne verranno dunque assegnati altri 250 mila per gli ultimi sei mesi dell’anno)». «Ci potranno essere ulteriori emendamenti», ha rassicurato Ferrari, «che intervengano sui capitoli di bilancio. Dunque ci impegneremo ad aumentare la cifra».

Fa discutere dunque l’entrata in vigore, il 19 febbraio, di una nuova legge regionale sulle politiche giovanili che prevede uno stanziamento di 350 mila euro all’anno. Una misura, si legge nel comunicato della Regione, che mette al centro lo sviluppo di politiche coordinate con i Comuni  e il mondo dell’associazionismo per favorire il protagonismo giovanile. Ciò che tutti i giorni svolgono anche gli oratori.

«Si ripresenta il rischio», commenta il presidente della Noi Torino don Stefano Votta, «che questa rimanga una legge ‘vuota’. I nostri oratori, che hanno presentato progetti sociali sui territori, sono in grave difficoltà. Senza questo sussidio non riescono a portare avanti tutte le attività di contrasto al disagio giovanile, alla dispersione scolastica e a favore dell’inclusione, in particolare nei quartieri di periferia segnati dall’emergenza. Apprezziamo l’impegno della Regione e la disponibilità al dialogo, ma abbiamo necessità di garanzie sull’erogazione dei contributi per permettere la sostenibilità delle attività sociali».

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