Malati di vivere, bisognosi d’amore

Liceo Valsalice – Simone Gaia, a partire dalla filosofia classica, ci fa riflettere su come nella nostra società la paura si sia insinuata nell’animo delle persone e abbia messo radici profonde. Sembriamo tutti malati di vivere, in realtà soffriamo la solitudine perché se la paura ci paralizza l’amore ci fa agire

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foto Massimo Masone

 

Camminare per strada la sera tardi e cambiare lato quando un individuo losco si avvicina. Controllarsi le tasche se si sale su un mezzo pubblico per verificare che tutto sia ancora al proprio posto. Adattarsi di continuo per confermare le aspettative di chi ci è intorno e ottenere così il suo consenso. Sono gli atteggiamenti che riflettono paure comuni come essere aggrediti, derubati o non accettati.

Due sono i motori del nostro agire: l’ambizione e la paura; la prima ci dona ideali da seguire, obiettivi da raggiungere, mete, seppur lontane, verso cui avanzare; invece la seconda non porta altro che insicurezze opprimenti, tabù e fantomatici pericoli da cui scappare. Se quindi per Schopenhauer la vita era un pendolo che oscilla tra noia e dolore, si può dire che in questo caso esso oscilli tra ambizione e paura.

Tuttavia, per capire cosa sia questo sentimento bisogna tornare indietro di molti secoli,  quando la filosofia latina iniziò a interessarsene. Lucrezio e Seneca ne parlarono particolarmente: essi sostenevano che la paura fosse mancanza di conoscenza. Questo perché all’epoca l’ignoto era rappresentato dai fenomeni naturali soprattutto, per questo motivo vennero scritti trattati come il De Rerum Natura Le Naturales Quaestiones, dove è spiegata la natura di eventi come temporali, eruzioni e inondazioni, seppur non in maniera scientifica. Ma dal I sec d.C. la scienza è progredita e ha trovato risposta a molti quesiti, di conseguenza le fobie si sono spostate su un livello più psicologico, intimo.

La paura si è fatta bestia subdola che strisciando penetra nella mente delle persone e le porta a perdere la ragione, ad agire stupidamente e d’istinto. Il terrore ha creato una società fragile e insicura, dove ognuno per conto proprio cerca di trovare un posto sicuro, confortevole. Se ciò non avviene, se non si riesce ad abbattere il muro allora si rimane intrappolati: adolescenti che per il terrore di essere inadeguati si tolgono la vita, madri e padri che non mandano a scuola i figli per timore che un loro compagno spari loro con un fucile, ragazze e donne che non escono di casa la sera per la paura di essere violentate, centinaia di persone che non frequentano luoghi pubblici e non viaggiano perché potrebbe esserci un pazzo che si fa esplodere in piazza. Non è irrazionalità, è la vita di oggi. L’inquietudine che qualcosa di tremendo potrebbe accadere viene percepita sempre più presto, mentre la consapevolezza di essere impotenti da soli di fronte a tali dinamiche cresce e si intensifica con l’avanzare degli anni.

Debolezza è infatti ciò che caratterizza l’uomo solo di fronte alla paura che non può essere combattuta né evitata: l’unico istinto che ci accende è quello di scappare. Ancora e ancora, giorno dopo giorno all’individuo che mancano le risorse per affrontare la paura fugge debole, quando la soluzione più furba sarebbe aggregarsi ad altri. Gli uomini primitivi avevano compreso che l’unione fa la forza ma noi, che sappiamo volare, sappiamo usare la tecnologia e conosciamo l’arte, non lo capiamo; ottusi viviamo in questa società individualizzata dove homo omini lupus, scavalca il prossimo, pensa al proprio bene soltanto e prosegue da solo verso la realizzazione di sè, dimenticando di essere sostanzialmente un animale sociale. Qualunque zoologo sarebbe pronto ad affermare che il lupo solitario muore, ma il branco sopravvive.

La nostra natura ci ha portato ad aggregarci, fondando metropoli e società complesse, tuttavia non abbiamo fatto altro che diventare sempre più soli: ci si guarda intorno in città e non si riconosce nessun volto familiare, non un amico, se non raramente. Se oggi la società è individualizzata è colpa della cosiddetta dispersione dei legami sociali: è impossibile conoscere ogni cittadino di una metropoli di milioni di abitanti, si perde il filo rosso che ci lega gli uni agli altri e ciò rende le persone diffidenti ed egoiste. Non abbiamo fiducia nel prossimo, non crediamo che possa mai nascere qualcosa di buono, se non finalizzato ad un obiettivo.

Quindi si sgretolano i rapporti e si perdono gli affetti. Nessuno «accetta le caramelle dagli sconosciuti», altre volte, piuttosto che chiedere aiuto a qualcuno, preferiamo fare da soli, per paura che possa peggiorare la situazione; ancora, in altre occasioni, non facciamo favori a qualcuno perchè non c’è nulla che ci leghi, un obbligo o un affetto e così vince il timore che non venga ripagato il debito. Tutto questo invece chiunque sarebbe disposto a farlo per una persona cara, un amico o un familiare.

La paura ci paralizza, mentre l’amore ci fa agire. La società di oggi ha bisogno di amore, ce n’è sempre meno.

Simone Gaia

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