Mattarella al Sermig: “l’ostilità verso gli stranieri non ha senso”

Quale Torino ha conosciuto – Il Presidente il 26 novembre ha scelto i bambini riuniti all’Arsenale della Pace per spiegare le cose che gli adulti non capiscono: l’assurdo dei pregiudizi razziali e della guerra. GALLERY

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Il Presidente Mattarella con il fondatore del Sermig Ernesto Olivero

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scelto i bambini di Torino, lunedì scorso all’Arsenale della Pace, per spiegare le cose che gli adulti non capiscono. Ai piccoli (italiani e figli di migranti) che lo interrogavano sui pregiudizi razziali, sull’Europa, sulla guerra e sui percorsi della pace il Capo dello Stato ha risposto con la passione contagiosa di un nonno: «La guerra è irrazionale –  ha detto rispondendo sempre a braccio – Nel mondo degli adulti ci sono purtroppo barriere mentali, pregiudizi, ostilità preconcette che sono prive di senso. Voi bambini dovete aiutare i grandi ad abbattere queste barriere, dovete mantenere la vostra indignazione verso la guerra. Siate convinti che  è possibile: con una grande rete di amicizia, farete breccia anche nei cuori più insensibili».

Alla Sindone. La visita di Mattarella al Sermig è giunta a conclusione di una giornata torinese molto ricca di appuntamenti per il Capo dello Stato, accompagnato in tutte le tappe dalla figlia Laura: ha presenziato all’inaugurazione dell’Anno Accademico dell’Università degli Studi presso il Teatro Carignano, ha visitato la mostra sulle leggi razziali al Polo del Novecento, ha venerato la Sindone in Cattedrale accolto da mons. Nosiglia, con il quale ha visitato anche la Cappella di Guarini per ammirare lo straordinario risultato dei restauri finalmente conclusi. Mattarella e Nosiglia hanno percorso gli scaloni che portano dal Duomo alla Cappella. Nessuna foto ufficiale è stata scattata in quei momenti, tanto meno in Cappella; l’immagine che pubblichiamo in questa pagina è esclusiva, proviene da un filmato ad uso interno del Quirinale. I pochi presenti in Duomo hanno dovuto lasciare il Presidente prima che imboccasse lo scalone che sale verso la Cappella: un momento di forte impatto, se si pensa che quello scalone solitamente è chiuso, interdetto al passaggio dei visitatori che possono raggiungere la Cappella solo attraverso la sua porta sul retro, dal Museo di Palazzo Reale. Questione dibattuta, forse destinata a risolversi nel 2019 con riaperture periodiche dello scalone.

L’incontro con Torino. Mattarella è uscito dal Duomo con la sensazione di meraviglia che si respira davanti alla Sindone, con l’emozione che si riceve sotto la cupola di Guarini, con i pensieri – anche – che Torino gli ha consegnato durante gli incontri precedenti: la gravità delle lezione storica richiamata dalla mostra sulle leggi razziali del regime fascista; la delicatezza del tempo politico presente, con gli slogan No Tav che una studentessa ha pronunciato a sorpresa nel Teatro Carignano; i messaggi recapitati al Capo dello Stato dalle «madamin» che Mattarella preferì non ricevere a Roma dopo la grande manifestazione Si Tav del 10 novembre in piazza Castello. Ne ha certamente parlato con il sindaco Appendino e il governatore Chiamparino.

Al Sermig. Tutto il Presidente aveva nella mente, pensieri e apprensioni, quando ha raggiunto l’Arsenale della Pace e ha potuto sedersi fra i bambini. Sono stati momenti di forte emozione. Molto belli. Carichi di significato per l’Italia intera, cui i telegiornali hanno rilanciato le immagini e le parole pronunciate nel dialogo con i bambini, con i ragazzi, con i giovani che si stanno preparando il prossimo appuntamento mondiale del Sermig (Bergamo 11 maggio 2019).

Era possibile leggere nelle parole di Mattarella tanti messaggio lanciati a distanza a chi governa l’Italia (per esempio il giudizio netto, convinto, positivo a sostegno dell’Europa Unita), ma il senso dell’incontro all’Arsenale della Pace voleva essere soprattutto quello di regalare al Capo dello Stato «momenti di serenità e felicità – come gli ha detto Ernesto Olivero accogliendolo nella chiesa dell’Arsenale – Abbiamo scelto i bambini, che sono il nostro futuro».

Circondato dall’affetto dei piccoli, delle scuole torinesi e dei volontari, Mattarella è stato fatto cittadino onorario di «Felicizia», la città dei bambini, dove la legge stabilisce che «tutti dobbiamo volerci bene, tutti ma proprio tutti devono poter mangiare, io non posso essere felice se tu sei triste, in cui i sogni si avverano e l’anima di tutti ha lo stesso colore». Parole giocose, che sono suonate serissime. «Se dovessi dire come si fa a passare dalla guerra alla pace – ha infatti commento il Capo dello Stato – direi a tutti: ‘venite all’Arsenale!’».

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