Maturità, «c’è una busta per te»

Liceo Valsalice – Una allieva del liceo salesiano torinese riflette sulla nuova maturità «sfornata» in fretta e furia dal «Governo del cambiamento». L’esame non piace ad alunni e professori: non c’è il tempo per prepararsi e soprattutto le modalità lasciano perplessi: perché in Italia ogni ministro dell’Istruzione cambia le regole della maturità?

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«Quale busta vuole? La uno, la due o la tre?» No, non stiamo assistendo a una puntata di «Rischiatutto», caro Direttore. Questa sarà la domanda esistenziale che aprirà i colloqui orali di maturità a partire dal prossimo giugno. Una scelta, il tuo destino scritto in una busta. Senza ancora sapere con certezza cosa ci sarà dentro. Se la vita, come diceva la mamma di Forrest Gump è una scatola di cioccolatini e non sai mai quello che ti capita, preferiamo tenerla chiusa e regalarla a qualcun altro il prossimo Natale. Altro che geomanti, aruspici, àuguri: cinque anni di studi ridotti a un banale gioco del caso.

E ancora. Una seconda prova che prevede un «fritto misto» di materie caratterizzanti per ogni corso di studi. Una modalità di verifica senza precedenti che dovrebbe aiutare lo studente a sviluppare il senso critico e collegamenti interdisciplinari tra quegli spauracchi diventati ormai pane quotidiano ma che non fa altro che aumentare l’ansia per un test mai sperimentato nel triennio. Un’improvvisazione che non è certo superata da simulazioni sbattute in faccia ad alunni e dicenti in pieno secondo quadrimestre.

Dopo mesi di indiscrezioni, silenzi e di mezze verità, le brillanti novità sono state rese note, come un fulmine a ciel sereno per studenti e insegnanti, dallo stesso ministro Bussetti il 18 gennaio. Tramite una diretta facebook. Un mezzo di informazione «giovane» (ma i giovani non vanno più su facebook), che fa comprendere l’epicità del cambiamento. Ma se è vero che le materie sono state annunciate con anticipo rispetto al tradizionale 31 gennaio, non si può dire lo stesso per le indicazioni dello svolgimento complessivo dell’esame. Ancora troppo poche le certezze: si è accennato a una relazione sulle esperienze di alternanza scuola-lavoro. E di una parte di discussione sulla cittadinanza e costituzione italiana, queste sconosciute. Una modifica così radicale dovrebbe tenere conto del lavoro necessario da entrambe le parti per attuarla: ad oggi, invece, sembra che il ministero abbia perso la cognizione del tempo.

Si dice che la storia non si faccia né con i se, né con i ma. Non è il caso della maturità italiana. Perchè è di dimostrare di essere maturi che si parla. La fine di un percorso lungo, fatto di momenti di apprendimento, ma soprattutto di grande crescita personale e umana. Queste, però, rischiano di essere eclissate da un esame che si prefigge di «livellare le conoscenze». La sostituzione della tesina con un sistema simile ai più noti quiz televisivi, invece, svela una realtà agghiacciante: al mondo non servono più ragazzi capaci di pensare con la propria testa, ma teste in cui, come contenitori da riempire, vengono inseriti dati, che dovranno poi essere semplicemente riportati.

Martina BELLUSCIO

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