Mons. Giovanni Battista Pinardi, prete antifascista

25 aprile –  Mons. Giovanni Battista Pinardi, fra i personaggi chiave della Chiesa torinese del Novecento, fu prete antifascista più con i fatti che a parole: «Il suo antifascismo», scrive don Giuseppe Tuninetti, storico della Chiesa subalpina, « fu praticato più che conclamato. Non amava le luci della ribalta. Non risulta che abbia mai pronunciato, non dico una lamentela, ma neppure una parola, tanto meno una dichiarazione pubblica»

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Un prete antifascista più con i fatti che a parole. «Stando a una testimonianza attendibile, Mussolini oppose personalmente il veto, dopo la morte del cardinale Giuseppe Gamba, alla nomina di mons. Giovanni Battista Pinardi ad arcivescovo di Torino. L’ostilità a Pinardi era molto diffusa nel mondo fascista». Lo sostiene don Giuseppe Tuninetti, storico della Chiesa subalpina: «Il suo antifascismo, praticato più che conclamato, fu vissuto sempre, detto solo in caso di necessità. Non amava le luci della ribalta. Non risulta che abbia mai pronunciato, non dico una lamentela, ma neppure una parola, tanto meno una dichiarazione pubblica. C’è un crescendo del suo prestigio morale, non voluto, né ricercato, né ostentato: non era preoccupato dell’immagine», anche se il questore il 20 febbraio 1930 scrive, sicuramente esagerando: «Su Pinardi si impernia il movimento clericale antifascista della provincia».

Uno stile confermato dallo stesso Pinardi: «Mi sono sempre tenuto in disparte dalla vita pubblica, eccettuato in quelle occasioni in cui il dovere me lo imponeva». Testimonia don Luigi Losacco, uno dei 40 preti sfornati in cinquant’anni di parrocchia (1912-62): «Pinardi non era antifascista, perché non era “anti” nessuno. Però con il fascismo non ebbe transazioni di sorta». Luigi Federzoni, ministro fascista degli Interni, sentenzia: «C’è quel mons. Pinardi a Torino, che dà noia. Sarebbe bene farlo trasferire».

Giovanni Battista Pinardi nasce il 15 agosto 1880 al «Ciabot dél luv, casolare del lupo» di Castagnole Piemonte (Torino) da una famiglia di agricoltori con sei figli (tre morti in tenera età). Studia dai Salesiani di Borgo San Martino (Alessandria) e in Seminario a Chieri: tra i suoi docenti don Angelo Lorenzo Bartolomasi, poi «vescovo di campo» nella Grande Guerra. Soldato in Artiglieria e poi in Sanità, il 3 luglio 1902 Pinardi è dottore in Teologia e il 28 giugno 1903 è sacerdote con 51 compagni nella chiesa esterna dell’arcivescovado (teatro dell’ordinazione anche di Giuseppe Cafasso, Giovanni Bosco, Federico Albert, Giovanni Maria Boccardo, Pio Brunone Lanteri e Luigi Balbiano). Convittore alla Consolata con don Giuseppe Allamano, viceparroco a Carignano, dal 15 dicembre 1912 è parroco di San Secondo dove inaugura l’illuminazione elettrica. Vescovo ausiliare del cardinale arcivescovo Agostino Richelmy il 24 gennaio 1916, è consacrato dall’altro ausiliare Costanzo Castrale (Richelmy è malato), da Bartolomasi e Gamba.

Pinardi, in parrocchia e in diocesi, favorisce e stimola le ini­ziative sociali: Comitato di azione sociale cattolica, Casa del popolo, Comi­tato per l’emigrazione di cui è presidente, Casa delle Opere cattoliche in cor­so Oporto 11 (oggi corso Mat­teotti), sindacati bianchi. Il 24 aprile 1917 Richelmy lo nomina presidente dell’appena fondato Segretariato della Buona stampa. Il vescovo-parroco intende la buona stampa a tutto tondo: nascono Libreria cattolica, Bollettino parrocchiale, Biblioteche circolanti, Fiere del libro, Crociata antiblasfema. Scandisce: «II giornale socialista arriva anche nei piccoli centri a dire la parola che avvelena i cuori, soffoca la fede, istilla l’odio e la concezione materialistica della vita. Occorre opporre giornale a giornale con tutti i mezzi a disposizione».

Il Segretariato nel 1924 diventa Opera diocesana Buona stampa e Pinardi la presiede fino alla morte nel1962. Intende dotare la diocesi di locali per le attività caritative e apostoliche in corso Matteotti 11: venti mesi di lavori e il 10 aprile 1961 il cardinale Maurilio Fossati benedice il palazzo delle Opere cattoliche.

Nel 1921 don Luigi Sturzo e mons. Pinardi si conoscono e si apprezzano: hanno gli stessi ideali di libertà e verità. Quando è a Torino il segretario Ppi è ospite della parrocchia San Secondo per la notte e per la Messa. Si incontrano al congresso Ppi al teatro Scribe in via Verdi a Torino, che il prete siciliano apre il 12 aprile 1923 con un inno alla libertà e alla democrazia, applaudito dai democratici e bollato da Mussolini  come «discorso di un nemico». Il duce lo costringe alle dimissioni e all’esilio. Diretto a Londra, via Parigi, Sturzo trascorre l’ultima notte italiana, il 25 ottobre 1924, a Torino ospite dell’amico. Il 26 alle 5 e a porte chiuse celebra Messa: la servono i fratelli chierici Cesare e Gio­vanni Battista Bosso, poi rispettivamente parroco di San Gioachino e assistente diocesano della gioventù di Azione Cattolica. Pinardi accompagna Sturzo a Porta Nuova e attende fino alla partenza del treno per Parigi. Quando Mussolini visita Torino nel 1923 e nel 1932, Pinardi manifesta la sua quieta opposizione: suggerisce a Pier Giorgio Frassati il «coprifuoco» per il circolo «Cesare Balbo» e non esce dalla canonica.

Il 10 agosto 1923 muore Richelmy. Gli succe­de, il 20 dicembre, mons. Giuseppe Gam­ba, vescovo di Novara. Conciliante e fermo, disponibile e paterno, Gamba simpatizza con i popolari e con l’«Appello ai liberi e forti» di Sturzo, è molto sensibile al mondo del lavoro e appoggia la creazione dell’Ufficio del lavoro dell’Azione Cattolica. La sera stessa della nomina, Gamba chiede per lettera a Pinardi, che conosce e apprezza, di restargli al fianco come pro-vicario ge­nerale e vescovo au­siliare, specie per il nuovo quotidiano «Il Corriere», che nasce il 31 dicembre 1924 e che l’episcopato subalpino vuole «cattolico, apostolico, indipendente». Diretto da don Bernardino Caselli, ha come firme di punta altri due preti, Alessandro Cantono («Acanto») e lo storico Giuseppe Piovano. Subentra a «Il Momento» ormai su posizioni filo-fasciste. Pinardi risponde a Gamba: «Ho mal di stomaco perché dal feb­braio 1923 mi occupo quotidianamente di questo af­fare, con pregiudizio degli altri miei doveri. “Il Momento” è al falli­mento; in Piemonte i cattolici sono senza giornale. La vita è tutta co­sì? Piena di dolori e disillusioni? Per fortuna lavoro per Dio. L’azione mia per il giornale ha fallito. Ho lavorato per Dio e per obbedienza ai superiori e questo mi conforta».

Osserva lo storico Bartolo Gariglio: «Nel vivacissimo cli­ma della Torino del primo dopoguerra, Richelmy, di tendenze conservatri­ci, lancia ripetutati strali contro le forze socialiste e comuniste, ben radicate nel tessuto cittadino; guarda con diffidenza al Ppi in mano alla sinistra in sede locale; mostra propensione per i blocchi d’ordine. Pinardi rivela autonomia di posizioni; è punto di riferi­mento per il clero progressista; valuta positivamente le novità introdotte dal Ppi: è favorevole ai sindacati bianchi e all’Unione del lavoro, a cui fa giungere consigli e aiuti nel duro scontro con il fascismo. Come direttore dell’Azione Cattolica e presidente della Buona stampa, ha una funzione di primissimo piano nella nascita de “Il Corriere”, uno dei più bei quotidiani espressi dal mondo cattolico. Il quotidiano è un riferi­mento per le forze vive del cattolicesimo piemontese. Pur dichiarandosi apartiti­co, è su posizioni di cattolicesimo democratico e critica i provvedimenti illiberali del governo. Il giornale, come Pinardi, subisce pesanti attacchi dai fascisti».

La feroce ostilità verso il vescovo-parroco è dovuta principalmente alla vicenda-«Corriere» e alle posizioni sociali. La carriera ecclesiastica di Pinardi è bruciata. Dal pulpito stigmatizza la «strage di Torino» del dicembre 1922 chiedendo rispet­to e libertà. I fascisti contrastano in tutti i modi «Il Corriere» che, con 15 mila abbonai, ha un buon successo: sequestri, attacchi de «Il Maglio», organo della federazione provin­ciale fascista, fino alla sospensione, come tutta la stampa non fascista, il 1° novembre 1926. Mussolini vuole sciogliere le associa­zioni non fasciste. Gamba e Pinardi pro­testano per la formazione data dall’Opera nazionale Balilla «lai­ca che si richiama ai miti della forza fisica, della violenza, della supremazia na­zionale». Il Collegio parroci, presieduto da Pinardi, lamenta in un documento l’impossibilità di avvicinare i ragazzi nei giorni festivi perché impegnati nelle adunate fasciste.

Gamba muore improvvisamente il 26 dicembre 1929. Il novarese di Arona mons. Maurilio Fossati, arcivescovo di Sassari, chiamato a succedergli, si sente dire da Pio XI: «A Tori­no c’è un vescovo santo, mons. Pinardi, ma lei non deve dargli incarichi di Curia, per non creare altri problemi con il regi­me fascista». Appena entrato in diocesi riceve una lettera anonima che testimonia la perdurante ostilità dei fascisti: «Ella è uomo di polso e i torinesi si rallegrano. Vi è a Torino un certo mons. Pinardi. I popolari e la Giunta diocesana vogliono che torni a galla. Lasciatelo nel suo canto. Se volete fare l’arcivescovo e non il propagandista, l’oppositore al governo, il banchiere, il popolare bolscevico. Vi attendiamo ai fatti».

Quando Mussolini nel 1940 dichiara guerra alla Francia e all’Inghilterra, don Sturzo non può più stare a Londra e raggiunge New York in nave il 3 ottobre 1940 ma per lui un clima è micidiale. Pinardi interessa l’amico mons. Francesco Lardone di Moretta, provincia di Cuneo e diocesi di Torino, docente di Diritto canonico all’Università Cattolica di Washigton. Nel 1940-44 ottiene ospitalità per don Sturzo al Saint Vincent’s Hospital di Jacksonville in Florida.

I fascisti inviano lettere anonime e lordano più volte le porte della chiesa e della casa parrocchiale. Una coerenza a tutta prova. Testimonia un parrocchiano: «Pinardi fu minacciato anche du­rante la seconda guerra mondiale. Ci furono molte vendette: al mattino trovavo morti sui marciapiedi. Nel maggio 1945 quelli, come i miei genitori, che frequentavano la chiesa rischiavano di trovarsi sulla traiettoria dei cecchini che sparavano dalle finestre. C’erano esecuzioni e c’era gente che portava i bambini a “vedere”, come fosse uno spettacolo». Con angoscia Pinardi si chiede: «Come possiamo parlare di Cristianesimo a persone che non sono neppure umane?». Per il vescovo-parroco dal 1999 è in corso la causa di beatificazione.

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