Nosiglia alla Festa dei Popoli: “gli immigrati, una risorsa”

Celebrazione – Domenica 5 gennaio, alla vigilia dell’Epifania, nella chiesa del Santo Volto l’Arcivescovo ha presieduto la Messa dei Popoli con tutte le comunità immigrate presenti nella Diocesi di Torino. GALLERY 

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Pubblichiamo l’omelia che mons. Nosiglia ha pronunciato domenica 5 gennaio nella chiesa del Santo Volto di Torino in occasione della Festa dei Popoli. Appuntamento in cui tutte le comunità migranti si riuniscono per una giornata di preghiera e festa. Dopo la Messa il pranzo condiviso e un pomeriggio di spettacoli e balli, caratteristici delle diverse culture. Tema di quest’anno il titolo che Papa Francesco ha dato al messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato che si è tenuta il 29 settembre scorso: “Non si tratta solo di migranti”.

Anche nelle parole di Mons. Nosiglia, nella celebrazione, un forte richiamo a considerare la presenza degli immigrati nel nostro paese una  risorsa, un arricchimento: “Una presenza che non va solo accettata, ma valorizzata in tutti i suoi molteplici aspetti. Siate dunque i benvenuti e sentitevi membri eletti della nostra Chiesa”.

“La festa dei popoli”, ha proseguito, “apre il grande orizzonte dell’universalità della salvezza e ci invita a considerare ogni popolo ed ogni uomo una ricchezza per tutta l’umanità. Operare e lavorare su questo significa anche riconoscere a tutti quei diritti fondamentali, che sono propri di ogni persona umana e di ogni famiglia superando discriminazioni, indifferenza, rifiuti preconcetti ed estraneità sia sul piano religioso che civile: il diritto alla cittadinanza in primo luogo a partire dai minori nati nel nostro Paese, il diritto al lavoro che in questo tempo di crisi sta diventando sempre più precario o è assente del tutto, alla casa, il diritto alla scuola per i ragazzi, alla salute e così via.”

IL TESTO INTEGRALE DELL’OMELIA

E la Parola si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. La Parola  chiamata da Giovanni il Verbo è Gesù Cristo Figlio  di  Dio che si è fatto uomo. Egli è la vita e la luce che illumina ogni persona che nasce su questa terra.
Questa vita e questa luce inaccessibile si sono fatte carne, si sono rese dunque visibili nell’uomo Gesù di Nazareth. C’è in questa espressione un messaggio decisivo per noi tutti, per la Chiesa e per l’umanità. L’incarnazione  del Signore  ci rivela lo scambio di doni tra Dio e la nostra umanità: Dio si fa carne e dunque riceve da noi mediante Maria sua Madre la nostra stessa umanità. A sua volta Lu ici dona la sua divinità e ci unisce a sé facendoci diventare figli di Dio. Sì, Il Verbo di Dio non solo si è fatto uomo ma si è unito ad ogni persona umana fino a identificarsi con ciascuno di noi. E ogni persona che crede in lui assume a sua volta la sua natura divina
e diviene veramente figlio di Dio.

Tutti i discorsi un po’ astratti o virtuali, che in questo nostro tempo si rovesciano su di noi, un insieme di parole vuote, vengono spazzati via da questo annuncio.
Per  vivere veramente e pienamente la nostra umanità, occorre passare dalle parole ai fatti, dai discorsi astratti e inconcludenti all’operatività, dalle idee  e buoni propositi all’impegno concreto di agire bene a vantaggio non solo nostro ma di tutti.
Qui sta il cuore del messaggio cristiano. Dio non si è rivelato solo con parole orali o scritte, proclamate da un profeta di turno che dice di parlare in suo nome.
Dio è passato dalle parole alla Parola fatta carne nella persona del figlio suo unigenito diventando uno di noi, in carne e ossa, sentimenti, cuore , dolori e speranze come è ciascuno di noi.

Dio nessuno lo ha mai visto, il Figlio Unigenito che è nel seno del Padre ce lo ha rivelato con la sua persona reale. Lui nasce veramente nella carne mortale e sofferente dell’uomo, si fa uomo nel grembo di una donna, deve essere accudito e accolto come ogni bambino, vive in una famiglia povera che fatica giorno dopo giorno a mantenersi, lavora come ogni uomo, soffre e muore. Dio ci insegna, dunque, cosa significa vivere il quotidiano con realismo e responsabilità e trarre dalle concrete esperienze di vita motivo di gioia e di sofferenza, di vita e di morte, di delusione e di speranza.
Niente di ciò che è umano il Figlio di Dio ha disprezzato o rifiutato. Solo il peccato gli è stato estraneo, ma non ha esitato anche a farsi carico del peccato di tutti per liberare l’uomo da questa schiavitù che lo priva della sua vera umanità e lo priva della sua piena libertà.

Dunque, il vangelo ci dà questo annuncio: l’umanità del Figlio di Dio, è la via della salvezza, perché attraverso tutto ciò che è concretamente umano egli ci ha salvato.

Penso alla vita nella famiglia, al lavoro, alle difficoltà, alle amicizie e a chi lo ha disprezzato, alle sofferenze e persino alla morte, non c’è nulla di umano che Cristo non lo abbia vissuto pienamente.
Ma la cosa certamente più straordinaria e unica è che Gesù si identifica con tutti coloro che non contano e sono ultimi nella società. Con chi ha fame o sete, è straniero e immigrato, chi è malato o in carcere. Nessuno deve sentirsi dunque  dimenticato da Dio  per mezzo del suo figlio. Dunque nemmeno voi cari amici  immigrati nel nostro Paese siete dimenticati dal Signore, ma anzi siete i prediletti del suo amore.

Cari amici immigrati, desidero rivolgervi con tutto il cuore –  in questa celebrazione, che esprime l’unità e la comunione profonda –  il mio saluto e gli auguri che legano la vostra persona, famiglia e comunità con la Chiesa diocesana di Torino, il suo Vescovo, i sacerdoti e i fedeli.

Voi siete portatori di una ricchezza di culture, tradizioni, valori umani e spirituali, cristiani e civili, che può arricchire la nostra Comunità sia sotto il profilo religioso che sociale.
Mai ci stancheremo di predicare a tutti, e con voce alta e forte, che la presenza di tanti immigrati nel nostro Paese è una risorsa positiva, che non va solo accettata, ma valorizzata in tutti i suoi molteplici aspetti.
Siate dunque i benvenuti e sentitevi membri eletti della nostra Chiesa.

Provenite da paesi e culture diverse e siete qui tutti insieme per proclamare le opere di Dio e manifestare a tutti che la fede cristiana vi unisce come un cuor solo e un’anima sola nella Chiesa: la stessa fede, lo stesso Battesimo, la stessa Eucaristia.

Se siamo uniti in questi doni di grazia, così decisivi ed importanti per la salvezza, come non possiamo esserlo in altri aspetti del vissuto quotidiano?
Possiamo come cristiani e credenti in Gesù Cristo professare nelle chiese la stessa fede e lo stesso amore  e poi dividerci nella vita di ogni giorno, quando i problemi, le necessità e i bisogni familiari e sociali ci interpellano e rappresentano spesso, per molti di voi, situazioni di fatica e di difficoltà?

Interrogativi che in questa giornata, festa dei popoli, devono attraversare la coscienza e la vita di tutti i cristiani e delle nostre comunità per stimolare la ricerca di vie ed impegni concreti di accoglienza, integrazione e solidarietà verso tutti gli immigrati presenti nel nostro territorio. La vostra presenza e partecipazione alla vita della Chiesa in Torino è un segno di grande speranza, perché conferma quanto il Vangelo oggi ci annuncia, mostrandoci che la fede in Cristo è fonte prima di comunione e di salvezza per tutti.
Siate dunque comunità e cristiani ferventi nella fede, ricercando sempre, anche in condizioni di vita a volte difficili, di non tralasciare mai le vostre tradizioni religiose e quanto avete ricevuto nella vostra terra sul piano della fede cristiana e cattolica. Mi auguro che possiate godere di chiese e locali adeguati alle necessità delle vostre comunità e  anche di cappellani che  vi seguano nella vita cristiana.

La festa dei popoli apre il grande orizzonte dell’universalità della salvezza e ci invita a considerare ogni popolo ed ogni uomo una ricchezza per tutta l’umanità.
Operare e lavorare su questo significa anche riconoscere a tutti quei
diritti fondamentali, che sono propri di ogni persona umana e di ogni famiglia superando discriminazioni, indifferenza, rifiuti preconcetti ed estraneità sia sul piano religioso che civile: il diritto alla cittadinanza  in primo luogo a partire dai minori nati nel nostro Paese, il diritto al lavoro che in questo tempo di crisi sta diventando sempre più precario o è assente del tutto, alla casa,  il diritto alla scuola per i ragazzi  alla salute e così via; diritti che la Costituzione italiana pone a fondamento del vivere civile del nostro popolo.

Preghiamo il Signore affinché questo obiettivo sia raggiunto presto nel nostro Paese e si possa guardare per il futuro ad una società multietnica, fatto positivo e arricchente per tutti.
Vi ringrazio, a nome della Chiesa di Torino, della vostra presenza e della vostra testimonianza di unità e di fede che offrite e vi invito a sentirvi parte viva della comunità e a prendere il vostro posto che vi spetta nel popolo di Dio.
Il vostro Vescovo vi accompagna con la preghiera, l’amicizia e l’impegno a favorire quella integrazione necessaria, che resta il mio e il vostro desiderio.
Ringrazio inoltre sentitamente Migrantes diocesana per il generoso e capillare lavoro che svolge a servizio delle comunità cristiane degli immigrati e ringrazio i sacerdoti, i catechisti e i responsabili delle varie comunità etniche per quanto fanno a favore della formazione e della crescita umana e spirituale di ciascun immigrato e della sua famiglia.
Buona Festa dunque e Buon anno.

+ Cesare NOSIGLIA

 

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