Motu Proprio di Papa Francesco contro gli abusi

Santa Sede – Nel nuovo Motu proprio «Vos estis lux mundi» il Papa indica nuove misure per prevenire e contrastare gli abusi sessuali contro minori e persone vulnerabili o attuati con violenza, minaccia, abuso di autorità. Il documento è frutto dell’incontro dei presidenti delle Conferenze episcopali dello scorso febbraio

516

«Vos estis lux mundi, Voi siete la luce del mondo (Matteo 5,14). Nostro Signore chiama ogni fedele a essere esempio luminoso di virtù, integrità e santità». Ancora una volta Papa Francesco dimostra di fare sul serio nella lotta alla pedofilia. Nel nuovo motu proprio «Vos estis lux mundi» indica nuove misure per prevenire e contrastare gli abusi sessuali contro minori e persone vulnerabili o attuati con violenza, minaccia, abuso di autorità. Frutto dell’incontro dei presidenti delle Conferenze episcopali e dei superori religiosi del 21-24 febbraio 2019, nuovo impulso arriva  dopo la «Lettera apostolica sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili» (26 marzo 2019).

Varie novità per un migliore coordinamento tra diocesi e Santa Sede – Le diocesi devono stabilire entro un anno sistemi stabili e accessibili al pubblico per segnalare i casi di abuso. Sacerdoti, religiosi e religiose sono obbligati a segnalare alle autorità ecclesiastiche gli abusi di cui vengono a conoscenza. I casi saranno verificati tempestivamente e decisi secondo il Diritto canonico. Per le segnalazioni sui vescovi la verifica spetta al metropolita, che può avvalersi del contributo professionale dei laici. Sono fissati limiti temporali entro cui svolgere l’indagine. Le persone offese vanno accolte, ascoltate e accompagnate. Il Papa afferma: «I crimini di abuso sessuale offendono Nostro Signore; causano danni fisici, psicologici e spirituali alle vittime; ledono la comunità dei fedeli». La normativa è universale e si applica a tutta la Chiesa cattolica.

Obbligo per le diocesi di dotarsi entro giugno 2020 di «uno o più sistemi stabili e facilmente accessibili al pubblico per presentare segnalazioni» su abusi sessuali, copertura degli abusi, uso di materiale pedopornografico. Le modalità operative spettano alle diocesi. Lo scopo è fare in modo che le persone che hanno sofferto abusi possano ricorrere alla Chiesa sicure di essere accolte, certe che saranno protette da ritorsioni e che le segnalazioni saranno trattate con la massima serietà. L’altra grossa novità è l’obbligo per sacerdoti, religiosi e religiose di «segnalare tempestivamente» all’autorità ecclesiastica le notizie di abusi di cui vengano a conoscenza, le eventuali omissioni e coperture. Finora l’obbligo riguardava la coscienza individuale; ora diventa un precetto legale. Obbligo anche per i laici. Non solo le molestie e le violenze sessuali ma anche quelle conseguenti all’abuso di autorità e anche le modestie e violenze sulle religiose, sui seminaristi, sui novizi.

Elemento di grande rilievo è l’individuazione della «condotta di copertura» come categoria specifica. Consiste «in azioni od omissioni dirette a interferire o a eludere le indagini civili o canoniche, amministrative o penali, nei confronti di un chierico o di un religioso». Il motu proprio pone l’accento sull’importanza di tutelare i minori fino a 18 anni e amplia la nozione di «persona vulnerabile»: non solo le persone che non hanno «l’uso abituale» ma anche i casi occasionali e transitori di incapacità di intendere e di volere e le disabilità fisiche. L’obbligo di segnalazione all’ordinario o al superiore religioso non interferisce né modifica qualsiasi altro obbligo di denuncia esistente nelle leggi civili: «Le norme si applicano senza pregiudizio dei diritti e degli obblighi stabiliti in ogni luogo dalle leggi statali, particolarmente quelli riguardanti obblighi di segnalazione alle autorità civili». Coloro che riferiscono notizie di abusi non possono essere sottoposti a «pregiudizi, ritorsioni o discriminazioni». Attenzione anche al problema delle vittime che in passato sono state ridotte al silenzio: «Non può essere loro imposto alcun vincolo di silenzio riguardo al contenuto della segnalazione».

Il segreto confessionale rimane assoluto e inviolabile e non viene toccato. Il motu proprio stabilisce che le vittime e le loro famiglie devono essere trattate con dignità e rispetto e devono ricevere assistenza spirituale, medica e psicologica. Significativa la novità sul coinvolgimento nell’investigazione dell’arcivescovo metropolita, che riceve dalla Santa Sede il mandato per investigare nel caso che la persona denunciata sia un vescovo. Il suo ruolo è rafforzato e attesta la volontà di valorizzare le risorse locali. Chi è incaricato di investigare dopo 30 giorni deve trasmettere alla Santa Sede «un’informativa sullo stato delle indagini che devono essere concluse entro 90 giorni. Sono possibili proroghe per giusti motivi». È previsto che il metropolita possa avvalersi «di persone qualificate, secondo la necessità e tenendo conto della cooperazione offerta dai laici». Papa Bergoglio afferma spesso che le specializzazioni e le capacità professionali dei laici rappresentano una risorsa importante.

Ribadito il principio della presunzione di innocenza della persona indagata, che sarà avvisata dell’esistenza dell’indagine. L’accusa deve essere notificata obbligatoriamente solo all’apertura del procedimento formale. Il motu proprio non  modifica le pene previste ma stabilisce la procedura per fare la segnalazione e svolgere l’indagine. A conclusione dell’indagine il metropolita inoltra i risultati alla Santa Sede, che procede «a norma del diritto secondo quanto previsto per il caso specifico» secondo le norme esistenti. Sulla base dell’investigazione previa, la Santa Sede può immediatamente imporre misure preventive e restrittive alla persona indagata. Con questo nuovo strumento giuridico la Chiesa compie un nuovo passo nella prevenzione e contrasto degli abusi. Conclude il Papa: «Affinché tali fenomeni, in tutte le loro forme, non avvengano più, serve una conversione continua e profonda dei cuori, attestata da azioni concrete ed efficaci che coinvolgano tutti nella Chiesa».

Datato 7 maggio 2019, reso noto il 9 maggio, il motu proprio entra in vigore il 1° giugno 2019 «ad experimentum» per un triennio.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome

16 − dieci =