Vanchiglia, non c’è legge nel quartiere della movida

Inchiesta – Spaccio di droga a cielo aperto, notti in bianco per la popolazione, il parroco di Santa Giulia don Gianluca Attanasio suona l’allarme: «siamo diventati un pezzo di città senza regole». Parlano gli attori del territorio

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«Ci sentiamo lasciati soli, abbandonati al degrado. Viviamo in un quartiere privo di regole dove ormai tutto è permesso, dove soprattutto i ragazzi e i giovani, in particolare chi è più fragile, sono esposti ai pericoli della devianza. In questo contesto continuiamo a porre al centro l’accompagnamento delle nuove generazioni verso cui investiamo a tutto campo». Così don Gianluca Attanasio, parroco di Santa Giulia, nel cuore del quartiere torinese Vanchiglia, fotografa la situazione del borgo attanagliato dalla movida senza controlli, dallo spaccio di droga sotto gli occhi di tutti e da fenomeni di illegalità cresciuti in modo esponenziale nelle ultime settimane.

Don Gianluca Attanasio, parroco di Santa Giulia

«I pusher», racconta don Attanasio, «ormai offrono la droga anche a me quando esco dalla parrocchia, a minorenni e maggiorenni, a qualsiasi persona passi di fronte a loro».

La parrocchia, affidata a tre sacerdoti della fraternità di San Carlo, da sempre è riconosciuta come polo educativo del quartiere attraverso la proposta di molteplici iniziative rivolte sia agli adolescenti che ai numerosi universitari che abitano nella zona, in particolare gli studenti fuori sede. Il venerdì sera, mentre la piazza si riempie con il popolo della notte, l’oratorio rimane spalancato sulla strada per accogliere i ragazzi.

«L’abuso di alcool e lo sballo», commenta il parroco, «sono indici del tragico vuoto che i giovani hanno dentro di sé. È un grido, certamente da ascoltare, che mostra la mancanza di senso e di direzione. Come comunità cerchiamo allora di rivolgere loro una proposta ben definita che, infatti, molti accolgono con favore». Sono oltre 50 gli universitari e i giovani lavoratori che partecipano al cammino loro dedicato, centinaia i ragazzi che frequentano l’oratorio.

«Sul territorio», afferma don Attanasio, «ci sentiamo però soli nell’azione educativa: è fondamentale una regia da parte dell’amministrazione comunale chiamata a prendere in mano la situazione verso una soluzione, certamente con il coinvolgimento dei diversi attori del territorio. In questa zona si sono scuole, attività giovanili, culturali e di aggregazione che non possono essere cancellate per far spazio allo sballo senza regole e all’illegalità».

Tutti i giovedì gli universitari si ritrovano alle 19 per la Messa a cui segue la cena e un incontro per fare il punto sulla propria vita negli anni delicati delle scelte per il proprio futuro. Allo stesso modo avviene il venerdì per i ragazzi delle superiori: dopo un momento di preghiera alle 19 e la cena si tiene una serata insieme in oratorio. C’è poi l’aula studio aperta ogni giorno a tutti gli studenti. Ci sono, infine, le squadre della Polisportiva Santa Giulia, le proposte del teatro Giulia di Barolo, la storica manifestazione «Maggio in Oratorio» con un fitto calendario di iniziative culturali e aggregative aperte a tutta la città.

Anche il preside dell’Istituto comprensivo Via Ricasoli, Oscar Eugenio Maroni, che gestisce la scuola primaria Fontana, ha denunciato il dilagare dei fenomeni dello spaccio e dei disordini nel quartiere, attraverso una lettera indirizzata al sindaco Chiara Appendino. «Quest’area», ha scritto Maroni, «è a forte rischio di marginalizzazione».  In particolare il dirigente scolastico ha deciso di spostare l’uscita del doposcuola su via Buniva anziché sull’isola pedonale di via Balbo. «Quale educazione trasmettiamo, come comunità educante», si interroga Maroni, «se all’uscita da scuola gli allievi si trovano davanti spacciatori e risse?». Il Preside ha poi proposto di strutturare attività culturali e aggregative in strada, in sinergia con la parrocchia e le associazioni del territorio.

Il presidente della Circoscrizione 7, Luca Deri, ha chiesto al Comune lo stanziamento, nel fine settimana, del pattuglione interforze su piazza Santa Giulia, come avviene a San Salvario. «La situazione», sottolinea Deri, «è degenerata. La piazza non è in grado di  contenere la folla che nel fine settimana la gremisce in ogni angolo per tutta la notte».

Il Consiglio circoscrizionale lunedì 28 ottobre ha chiesto al sindaco Appendino «di predisporre una moratoria, per due anni, che preveda il divieto di apertura di nuovi locali di somministrazione e vendita di alcolici nei quartieri Vanchiglia e Rossini «per evitare», si legge nel documento, «di trasformare quelle aree in un unico grande locale a cielo aperto». La Circoscrizione ha, inoltre, invitato l’amministrazione comunale a prevedere delle agevolazioni tributarie per i commercianti che intendono aprire attività commerciali tradizionali.

«Botteghe artigianali e negozi alimentari», sottolinea il presidente Deri, «stanno scomparendo in particolare nella zona di piazza Giulia e via Giulia di Barolo con il rischio di desertificare il quartiere nelle ore diurne».

Per i residenti e le associazioni di promozione sociale di Vanchiglia «sta venendo meno la valenza sociale di attività diurne che fungono anche da presidio per la popolazione più fragile, come bambini, ragazzi, anziani e persone con disabilità».

«La Città non ha abbandonato quella zona»,  sottolinea l’assessore alle politiche per la sicurezza Roberto Finardi, «negli ultimi mesi abbiamo convocato diversi tavoli di confronto con la Circoscrizione e gli attori del territorio, fisseremo altri incontri. Ricordo che la Giunta a giugno 2018 ha fissato nuove regole nei quartieri della movida.  Continuiamo a monitorare costantemente la situazione di criticità del quartiere Vanchiglia con la Prefettura e la Questura. In ottica di sicurezza il Comune a inizio ottobre ha firmato insieme a Prefettura, Regione, Diocesi e diversi soggetti pubblici e privati l’accordo per la sicurezza integrata e lo sviluppo di Torino. È questo il modello a cui dobbiamo guardare, anche per i quartieri della movida, che mette al centro sicurezza, sviluppo e solidarietà attraverso il coinvolgimento del territorio stesso».

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