Murialdo, «Straordinario nell’ordinario»

Santi torinesi  – Lunedì 18 maggio la Chiesa celebra la festa liturgica di san Leonardo Murialdo, canonizzato 50 anni fa da Papa Paolo VI. Un profilo di san Leonardo a cura del padre generale dei Giuseppini del Murialdo

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L'urna di san Leonardo Murialdo nel santuario torinese di Nostra Signora della Salute in Borgo Vittoria a Torino

Il 3 maggio 1970 papa Paolo VI proclamava santo il teologo Leonardo Murialdo. E nel santuario di Nostra Signora della Salute a Torino, dove si venerano le sue spoglie mortali, la comunità parrocchiale, dopo la sosta dovuta al coronavirus, si ritrova a celebrare per la prima volta la messa accanto all’urna del santo, proprio nel giorno in cui la Chiesa celebra la festa liturgica di san Murialdo.  A tutta la Chiesa Paolo VI proponeva il Murialdo per la sua dedizione all’educazione dei giovani poveri, per la sua attenzione al mondo operaio giovanile, per il suo attaccamento alla Chiesa. Paolo VI evidenziava soprattutto il suo stile di sacerdote e di religioso che nell’ordinarietà della vita aveva realizzato la sua vocazione alla santità, tra l’altro lo definiva «un uomo mite e gentile». Per cui si poteva dire del Murialdo, come di altri santi, ad esempio per il Cafasso, che fu «straordinario nell’ordinario».

Padre Tullio Locatelli, superiore generale della congregazione di San Giuseppe, i Giuseppini del Murialdo

Tempi di speranza – Di quei giorni di festa che messaggio viene a noi oggi, a 50 anni di distanza? E’ la domanda alla quale abbiamo voluto dare risposta durante la celebrazione dell’Anno Murialdino che abbiamo appena concluso per poi tirarne qualche conclusione per il presente e per il futuro.

La canonizzazione del Murialdo avvenne in un tempo particolare. Nella Chiesa si stava vivendo il primo periodo del post Concilio Vaticano II. Ricordo bene il senso di fiducia, di speranza, di novità, di sguardo al futuro che si respirava. Si leggevano i libri di Congar, Rahner, Metz, Balthasar, Ratzinger, Kasper, tra gli altri; si parlava di Teologia della Speranza; apparivano i primissimi testi della teologia della liberazione con Gutierrez, Boff.

La società era tutto un fermento segnata dalla rivoluzione del ’68, bastava poco per sentirsi «out» e giudicati nel numero di quelli «PPH» (passe pas l’hiver, così vecchi che non passeranno l’inverno). Il Concilio aveva chiesto alla Vita Religiosa un profondo rinnovamento e ordinato alle congregazioni religiose di celebrare un Capitolo Generale Speciale. I Giuseppini del Murialdo lo hanno celebrato nel 1969. Fu una profonda rivisitazione della figura e della esemplarità del Murialdo e dei primi fondatori, si iniziò a parlare di carisma, fu rifatta completamente la Regola, si cercò di delineare un cammino della congregazione guardando al futuro. Erano gli anni in cui in Italia i novizi erano una trentina e le ordinazioni sacerdotali un bel numero; proprio in quegli anni la congregazione giuseppina, come molte diocesi italiane, rinnovarono o costruirono ex novo i seminari minori.

Tempo di Esodo – Accanto a questo entusiasmo in quegli anni si faceva strada anche un filone di riflessione che riscopriva l’Esodo come icona della vita umana e delle istituzioni. Il principio speranza di Ernest Bloch è del tutto significativo sotto questo profilo. L’esodo richiamava fortemente l’idea di mirare ad un futuro che fosse del tutto nuovo rispetto al passato, ma metteva in campo anche un profondo realismo. Esodo vuol dire tempo, cammino, accettazione del presente con i suoi aspetti non sempre gioiosi, soprattutto esigeva di non perdere mai la «memoria del futuro» cioè del fine, se non si voleva farsi vincere dalla «memoria del passato». Soprattutto, sul versante religioso, alla luce della Scrittura non si poteva dimenticare che è un popolo che cammina e che accetta di essere il popolo di Dio. Mi piace ricordare che accanto a Paolo VI nella concelebrazione in San Pietro quel 3 maggio 1970 vi era il cardinale di Torino mons. Michele Pellegrino, autore della Camminare insieme”(8 dicembre 1971), perché l’esodo è possibile se camminiamo insieme.

Per noi Giuseppini occorreva raccogliere la sfida del Murialdo che affermava: «A tempi nuovi, risposte nuove».

Dentro il nostro tempo – Oggi abbiamo bisogno di fiducia, di speranza, di sognare e operare per un futuro migliore. E’ vero che sono ancora molte le incognite e delle risposte esaustive non sono ancora arrivate. Ogni giorno i numeri della pandemia ci fanno paura; sentiamo voci diverse spesso tra loro contrastanti; il futuro è difficile da delineare per il lavoro, per la scuola, per la vita di ciascuno e di tutti.

Al Murialdo chiedo di farci rivivere un poco di quel clima di fiducia e di speranza, di sguardo rivolto al futuro. Al Murialdo chiedo anche di aiutarci a vivere questo tempo di Esodo. Da qualche mese ci stiamo dicendo che poi non sarà più come prima, mettendo in discussione quella «normalità» di vita che si era raggiunta. Ci si chiede pazienza ma non rassegnazione, attesa ma che sia laboriosa, soprattutto di camminare insieme nella convinzione che siamo tutti nella stessa barca e che ci si salva insieme.

Il santuario di Nostra Signora della Salute a Torino dove si venerano le spoglie mortali di san Leonardo

Oggi il Murialdo quale messaggio ci lascia?

Essere figli – Il carisma che ci ha lasciato trova oggi una grande sintonia con il messaggio di papa Francesco, il quale ricorda continuamente che la misericordia è l’architrave della vita cristiana. L’esperienza della misericordia di Dio è al centro della sua spiritualità ed è la sorgente del suo carisma apostolico. Papa Francesco ha scritto: «Gesù afferma che la misericordia non è solo l’agire del Padre, ma diventa il criterio per capire chi sono i suoi veri figli» (MV 9). Non è facile essere sempre misericordiosi ma il Murialdo ci ha insegnato che prima di tutto noi stessi abbiamo ricevuto e siamo continuamente oggetto della sua misericordia.

Essere fratelli – Il Murialdo ci sprona a passare dalla comunità alla fraternità, dalla fraternità tra confratelli giuseppini alla fraternità come Famiglia del Murialdo, Giuseppini e laici, per crescere in fraternità con tutti gli uomini. Il cammino di santità proposto nella sua esemplarità ci rende più vivi e più umani. La Congregazione di San Giuseppe è presente in 16 nazioni, ma chissà se la nostra mente e il nostro cuore sono liberi da ogni steccato, da ogni muro. Papa Francesco ci invita a costruire «ponti».

Essere custodi – Il Murialdo è stato sulla Ciamarella e sul Monviso, con il fratello Ernesto che amava molto la montagna. In un suo scritto ricorda che a Savona andava al mare con i compagni di collegio. Mi piace ricordare il suo amore alla natura e la capacità di goderne la bellezza. Nella Laudato sì papa Francesco invita a crescere in una nuova cultura ecologica ed essere custodi della natura, la nostra casa comune. Il termine custode a noi Giuseppini ricorda san Giuseppe, il custode di Gesù e l’essere noi oggi custodi dei giovani. E’ arrivato il tempo in cui l’essere custodi gli uni degli altri non può essere distaccato dall’essere custodi della natura. Il cantico di frate Francesco imparato sui banchi di scuola come una bella poesia, può diventare un programma per un nuovo stile di vita.

San Leonardo Murialdo

Farsi santi – Il Murialdo ricorda a tutti il proposito fondamentale della vita cristiana: «Fatevi santi e fate presto». Paolo VI nel giorno della beatificazione (Roma, 3 novembre 1963) lo ha definito: «Non è un uomo lontano e difficile, non è un santo sequestrato dalla nostra conversazione; è un nostro fratello, è un nostro sacerdote, è un nostro compagno di viaggio». Il Murialdo ci invita ad farci santi e anche oggi fa strada con noi.

Padre Tullio Locatelli csj

superiore generale della Congregazione di San Giuseppe

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