Negato il diritto alle cure di diecimila non autosufficienti

Conti in rosso della Sanità – L’Asl di Torino sta lasciando senza risposta una lunghissima fila di malati. Il direttore generale Valerio Alberti è stato convocato di fronte alla Commissione Sanità del Consiglio comunale per riferire sui dati delle liste d’attesa

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Quasi diecimila malati residenti a Torino hanno ricevuto il «no» dell’Azienda Sanitaria della città alla loro domanda di essere curati per le loro patologie gravi. Anzi, gravissime, dal momento che si tratta di persone con malattie o disabilità tali da averle rese non autosufficienti, incapaci a provvedere a sé stesse anche per le esigenze fondamentali. Si conferma quindi l’allarme, ormai endemico e con gravi ripercussioni sulla stabilità economica e sociale delle famiglie, delle cosiddette liste si attesa in cui sono confinati trentamila non autosufficienti in tutto il Piemonte.

Non si tratta dei cittadini che attendono visite o esami (e che nel frattempo svolgono la loro vita normale), ma di pazienti che dipendono in tutto da terzi e che sulla carta, per legge, hanno pieno diritto alle prestazioni – ricoveri in strutture socio-sanitarie nelle quali pagano metà della retta, cure di lungodegenza domiciliare –, che invece la Sanità regionale sta negando.

Attorno a questo tema il 2 ottobre la Caritas torinese ha riunito per un incontro di informazione i referenti degli sportelli di ascolto delle parrocchie. Spiega il direttore Pierluigi Dovis: «Per intercettare queste situazioni di sofferenza è necessario che i nostri operatori siano preparati sugli strumenti che servono a malati e famigliari per esercitare il loro diritto alla cura. Abbiamo iniziato un percorso, una espressione della carità che cerchiamo di portare a quanti ci interpellano».

I numeri. I dati su liste d’attesa e prese in carico sono stati comunicati ufficialmente dal direttore generale dell’Asl di Torino, Valerio Alberti, il 4 ottobre, in audizione di fronte alla Commissione Sanità e Assistenza del Consiglio Comunale. In risposta ad un’interpellanza della consigliera Eleonora Artesio, insieme ai referenti territoriali dell’Asl, Alberti ha esposto i numeri della presa in carico complessiva dell’Azienda Sanitaria torinese, che nell’ultimo anno ha accorpato Asl To1 e To2. «Sono numeri in costante ma lieve aumento», ha dichiarato: 3.504 malati non autosufficienti ricoverati in convenzione con l’Asl al 1° ottobre (erano 3.482 al 1° gennaio, 3.466 a inizio 2016 e 3.412 nel 2014) e quasi 2.800 in lista d’attesa. Ma è sulle richieste di cure domiciliari (assegno di cura sanitario con eventuale intervento di personale e integrazione economica da parte del Comune) che il fenomeno esplode: 6.600 in lista di attesa, 2.900 anziani malati presi invece a carico dall’Asl, con prospettiva di raggiungere i 3.200 entro fine anno. Costante, ma lenta anche in questo caso rispetto alle richieste, appare la crescita delle prestazioni domiciliari per la disabilità che superano i 1.500 casi.

Secondo le associazioni di rappresentanza delle persone con disabilità e dei malati, intervenute insieme al sindacato Spi Cgil, «in linea generale il fenomeno dell’esclusione dalle cure sanitarie non arretra; se nel 2011, anno cui facevano riferimento gli ultimi dati regionali disponibili, si stimava in diecimila unità la consistenza della lista di attesa cittadina. Questi valori sono rimasti pressoché immutati».

Taglio servizi domiciliari. A casa dei malati, la prestazione prevalente rimane il contributo economico per l’assistente famigliare: è presente nell’80% dei progetti di cura e incide per l’81% della spesa complessiva. Il dato relativo ai servizi domiciliari erogati agli anziani non autosufficienti rivela invece un tracollo delle prestazioni Asl: -11,6% nel 2015, -9,4 nel 2016, -10,7 nel 2017. Oggi in città, rispetto a quattro anni fa, vengono erogate 166 mila giornate in meno di cure. È una situazione figlia dei tagli operati dalla Regione (eliminazione degli assegni di cura sanitari, protrattasi anche dopo il rientro dal deficit), fortemente contestata dallo stesso Comune di Torino; «in quest’ambito – precisa l’assessore torinese alle Politiche Sociali Sonia Schellino – la nostra Città continua a beneficiare di deroghe, da noi fortemente sollecitate e concesse alle Asl, affinché il modello storico di presa in carico torinese continui».

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