Nessuno è straniero, Nosiglia visiterà le comunità etniche

Tempo di Pasqua – Gesto forte dell’Arcivescovo di Torino per una Chiesa senza confini: dal 28 aprile si recherà ad incontrare tutte le comunità degli oltre 5 mila immigrati cattolici che frequentano le diverse cappellanie

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Peruviani, Romeni, Brasiliani, Ucraini, Nigeriani, Filippini… a Torino per lavoro, per crescere i figli, per cercare fortuna. Vivono a Torino magari da decenni o da pochi mesi, tutti con le proprie storie, ma anche con la propria fede cristiana da alimentare e con tradizioni che sono il filo rosso che li tiene legati alle proprie origini. Tradizioni religiose in cui si intrecciano spiritualità, memorie, affetti e che da un lato danno coraggio per affrontare la vita da emigrante e dall’altro mitigano la nostalgia. Un patrimonio di culture, una «fetta»  di mondo e di Chiesa che il Vescovo, ha deciso di incontrare in questo tempo pasquale, avviando il 28 aprile un percorso di visita pastorale nelle diverse cappellanie etniche della diocesi. Una realtà varia non solo per le origini, ma anche per i numeri: «Le cappellanie», spiega padre Ugo Pozzoli, Missionario della Consolata, delegato per il loro coordinamento «sono una dozzina e coinvolgono a seconda dei periodi fino a 5 mila persone. A seconda dei periodi perché sono comunità ‘mobili’: alcune vengono frequentate in un primo periodo all’arrivo a Torino, ma poi i fedeli imparano l’italiano, crescono figli che sono integrati nelle scuole e nelle parrocchie del proprio territorio e vi si inseriscono, altre hanno attività che sono seguite in maniera più continuativa, altre ancora sono il punto di riferimento per giovani universitari di passaggio, poi ci sono quelle che in determinate occasioni, come la festa di un santo patrono, riuniscono anche persone che magari hanno abbandonato la pratica religiosa ma non le tradizioni».

È la prima visita che il vescovo compie in queste comunità che normalmente incontra una volta all’anno all’Epifania, in occasione della festa dei Popoli: una novità accolta con entusiasmo e attesa, come segno  di attenzione a una realtà che desidera rivelarsi nella sua positività che il clima di questo periodo rischia invece di  offuscare. «Due sono gli elementi di questa visita», spiega l’Arcivescovo, «anzitutto desidero conoscere meglio queste comunità, i giovani, le famiglie. Poi ci sono due messaggi che desidero lasciare. Il primo è un invito rivolto a loro e a tutte le comunità affinchè si avvii un dialogo, uno scambio reciproco e la loro presenza nella nostra Chiesa non sia quella di una realtà a se stante, ma partecipe, che si confronta, che arricchisce e si arricchisce nell’incontro con le parrocchie del territorio». «In secondo luogo», prosegue il Vescovo, «vorrei che anche i giovani, e i membri di queste comunità si sentissero missionari verso i loro connazionali. Che li aiutassero a ritrovare o a mantenere il legame con la fede. Che si prendessero cura anche dell’annuncio di Cristo verso chi condivide le stesse radici culturali. E naturalmente anche le nostre parrocchie non devono trascurare questa vicinanza e questa apertura verso gli altri cristiani che provengono da altri paesi».

Concretamente il programma della visita pastorale è articolato su 4 domeniche, nella prima il  28 aprile l’arcivescovo visita nella chiesa di San Domenico «L’Africa e le sue genti», nella seconda il 5 maggio l’Europa e le sue genti nella chiesa della Madonna del Carmine; il 19 maggio a San Giovanni evangelista la visita sarà all’Asia e le sue genti, e infine il 26 maggio nella parrocchia del Sacro cuore di Maria l’America e le sue genti. Nella stessa domenica alle 15 a San Domenico un incontro per tutti i giovani, mentre concluderà la visita una Messa per tutte le comunità alle 12 del 23 giugno in cattedrale. In ogni visita l’Arcivescovo arriva presso la cappellania nella prima parte della mattinata, quindi incontra i referenti, i gruppi e termina con la celebrazione della Messa alle 11.30.

«Occasioni per pregare insieme, per conoscersi», conclude padre Pozzoli, «per mostrare la ricchezza per la nostra città e la nostra chiesa di una presenza viva e giovane che può trarre dalla visita del vescovo ancora nuovo slancio per farsi coinvolgere nel tessuto ecclesiale e sociale torinese».

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