Nigeria, don Fidelis: “la fede è più forte della paura”

Intervista – Parla il sacerdote nigeriano in questi giorni Torino per testimoniare la drammatica condizione dei cristiani minacciati dagli estremisti islamici che si riversano su interi villaggi e chiese prendendo di mira sacerdoti e religiosi

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«Per due volte sono stato molto vicino alla morte e sono stato anche minacciato. Prima di venire a Roma a studiare nel 2015, ho vissuto per un anno e 8 mesi all’interno della città di Maiduguri il luogo dove è nato il gruppo Boko Haram e che ancora fortemente minacciata dai terroristi. So cosa vuol dire la paura, ho visto terribili violenze, conosco persone che sono state rapite, ma credo che questi attacchi contro i cristiani non cancelleranno la fede del popolo nigeriano, anzi…». Abbiamo incontrato don Joseph Bature Fidelis, 38 anni nigeriano, nella parrocchia torinese della Pentecoste. Arrivato a Torino sabato 8 giugno si fermerà in città per due settimane (martedì 18 giugno, alle 21, interviene all’incontro «Il destino dei cristiani in Nigeria, tra persecuzione e indifferenza» nella parrocchia SS. Nome di Maria, via Guido Reni 96/140) per testimoniare la realtà dei cristiani in un paese dilaniato da violenze di matrice islamica che si riversano su interi villaggi e chiese, che prendono di mira sacerdoti, religiosi.

Quale è la situazione in questo momento in Nigeria?

Ci sono due gruppi che insanguinano il mio Paese: i Boko Haram e i pastori islamisti Fulani. Dal 2009 hanno provocato migliaia di morti e milioni di persone sono sfollate: uomini, donne e bambini che per la paura e le minacce sono stati costretti a scappare lasciando tutto. Una fuga che fa sì che questi gruppi si espandano sempre di più e accrescano il loro potere: i primi sono i più noti e agiscono nel Nord-est del Paese con l’obiettivo più esplicito di creare uno Stato islamico: rapiscono, riducono in schiavitù le donne, impongono la conversione… I secondi agiscono principalmente nella fascia centrale dello Stato, la Middle Belt nigeriana, qui uccidono per conquistare terreni su cui dominare, ma non manca comunque nella loro azione la matrice anticristiana. Una situazione che non accenna a migliorare anche se il Governo ha cercato di creare con alcuni paesi confinanti delle forze militari transnazionali che possano intervenire indipendentemente dalle frontiere. Il Governo cerca sì di mettere polizia a difesa delle chiese, ma questo avviene soprattutto nella capitale, nei centri più grandi, il resto del territorio è lasciato a se stesso. I militari non si avvicinano alle foreste, dove i Fulani si nascondono… e comunque questo tipo di terrorismo e di violenza è difficile da fermare se non vengono intraprese azioni diverse. Ufficialmente Boko Haram era stato dichiarato sconfitto, ma nella realtà non è affatto così, ci sono reti e collegamenti con vari gruppi che ne portano avanti strategie e obiettivi.

L’intervista integrale è pubblicata su “La Voce e il Tempo” in edicola. 

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