“Non solo neet”, a Torino boom di richieste per il Servizio civile

In Piemonte sono più di 1800 le sedi dei 61 enti che offrono questa opportunità ai giovani dai 18 ai 28 anni. Diverse proposte sono state presentate venerdì 14 settembre nel corso in un incontro organizzato dal Centro Servizi per il Volontariato Vol.To

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«Fare servizio civile, per me, è stato come diventare per la seconda volta nipote di un nonno, andando a fare le passeggiate con lui, ascoltando le storie della sua giovinezza, confrontandole con le mie… ci vuole tanta pazienza ma è un’esperienza che lascia il segno». Descrive così, Federica Idone, 22 anni, il suo anno da volontaria del servizio civile con il Sea (Servizio Emergenza Anziani). È una dei quasi duemila giovani che, ogni anno in Piemonte, si impegnano, per 12 mesi, in un’attività di servizio per gli altri: dall’assistenza a persone che vivono situazioni di disagio a progetti di educazione e promozione culturale – i due ambiti più richiesti –  dal servizio all’ambiente alla protezione civile.

In tutta la regione sono più di 1800 le sedi dei 61 enti che offrono questa opportunità ai giovani dai 18 ai 28 anni (la fascia di età con il numero maggiore di avviati risulta essere, come sempre, quella tra i 24-26 anni in cui ricadono il 33,22% circa dei volontari, seguono a distanza la classe 21-23 anni con il 28,87%).

E sono stati anche tanti i giovani che, interessati a fare servizio civile, nella serata di venerdì 14 settembre in piazza Valdo Fusi, hanno avuto la possibilità di incontrare e conoscere 36 associazioni che hanno accreditato al Vol.To (il Centro servizi per il volontariato) i loro progetti, offrendo 111 posti disponibili. L’evento, «Sete di servizio civile», è stato organizzato insieme al birrificio Open Baladin e Piazza dei Mestieri.

Per Federica come per tanti altri, fare Servizio Civile non ha significato solo fare un’esperienza di formazione forte – anche dal punto di vista emotivo! – ma anche comprendere la prassi della quotidianità di un ente del terzo settore, le pratiche burocratiche necessarie e le responsabilità che ci si assume in queste attività. «Fare volontariato», ha spiegato Silvio Magliano, presidente del Vol.To, «significa investire su di sé, per gli altri, ma anche tentare di realizzare un proprio sogno. Anche per questo abbiamo scelto l’Open Baladin di piazza Valdo Fusi come luogo per questa festa, un luogo nato grazie a una persona – Teo Musso – che anni fa ha creduto nel sogno di diventare uno dei più importanti produttori di birra artigianale». Inoltre, «sempre più, chi si occupa di ricerca e selezione del personale nelle aziende presta attenzione alle esperienze di volontariato del candidato», continua Magliano, «chi fa volontariato su un’ambulanza, ad esempio, sviluppa tre meta-competenze fondamentali su un qualsiasi posto di lavoro: è in grado di lavorare in squadra, di gestione delle emergenze, e non fa ‘cadere la penna’ appena si conclude l’orario di lavoro».

A testimonianza di questa rilevanza, il servizio civile, da marzo 2017, è diventato universale, per estendere a tutti questa opportunità, sia in Italia che all’estero: «il sistema del servizio civile universale inoltre», spiega Maida Caria, responsabile dei progetti Vol.To – che quest’anno sono proprio incentrati su attività interculturali a contrasto del razzismo, «sta assumendo sempre più importanza anche grazie a un riconoscimento ufficiale delle competenze che si maturano in questo periodo. Il servizio civile si profila così come un’esperienza professionalizzante a tutti gli effetti: un’esperienza nel terzo settore, che vede giovani impegnati nella solidarietà, ma che imparano anche a stare nel mondo del lavoro».

Tanti anche i giovani stranieri che si sono aggirati tra gli stand. Per fare servizio civile è necessario essere in regola, anche solo con un permesso di soggiorno: «così facendo l’esperienza di servizio civile si presenta anche come un’ulteriore occasione di integrazione», conclude Magliano, «stare in un’associazione di volontariato e non solo permette di conoscere maggiormente le nostre regole, usanze, le modalità con le quali ci occupiamo di chi è in difficoltà piuttosto che della pulizia dei nostri parchi».

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