Non svuotare gli Oratori estivi, restino aperti a tutti

Linee guida – Venerdì 29 maggio la Giunta Regionale del Piemonte prevede di varare una importante delibera sulla gestione del Centri Estivi (Oratori compresi) in questi difficili mesi di Coronavirus. La Chiesa piemontese non intende solo elencare problemi e bisogni, ma cercare soluzioni comuni

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Venerdì 29 maggio la Giunta Regionale del Piemonte prevede di varare una importante Delibera sulla gestione del Centri Estivi (Oratori compresi) in questi difficili mesi di Coronavirus. Sono in arrivo regole stringenti: i ragazzi dovranno tenersi a distanza l’uno dall’altro, dovranno essere organizzati in piccoli gruppi separati e affidati a un maggiorenne, non dovranno mai superare il numero massimo di 100 per Oratorio… La Pastorale giovanile delle diocesi piemontesi ha presentato alcune richieste di modifica, che consentano di applicare la Delibera senza snaturare l’identità degli Oratori Estivi.

La Chiesa piemontese non intende solo elencare problemi e bisogni, ma cercare soluzioni comuni. Nell’ambito del Tavolo di consultazione degli Oratori, promosso un mese fa dal Presidente Cirio, le diocesi chiedono di potersi incontrare stabilmente con l’Amministrazione regionale, di affrontare insieme le questioni, di attivare specifiche commissioni tecniche.

La popolarità dell’Oratorio. Nell’Esortazione apostolica post sinodale «Christus vivit», Papa Francesco ci esorta a mettere in campo una «pastorale giovanile popolare». (Cfr nn. 230-238). L’Oratorio, fin dalla sua nascita e nel suo progressivo consolidarsi storico, ha non solo custodito questa vocazione «popolare», ma ne è stato «segno e strumento», in una prospettiva di prossimità alle giovani generazioni. Questo è il criterio di fondo delle proposte presentate alla Regione perché modifichi la bozza di Delibera regionale (Dgr): gli Oratori, pur nel rispetto delle normative di legge ordinarie e straordinarie (per la prevenzione del Covid-19) non sono centri estivi tour court, ovvero non obbediscono alla logica dei mini-club estivi, delle summer-school o dei summer-camp. Tali attività ed iniziative sono tutte lodevoli e da rispettare ma gli Oratori sono «altro», per la loro caratteristica popolare, che li rende aperti a tutte le fasce di età, per costruire un tessuto di comunità sociale, con un’attenzione prioritaria ai più poveri e disagiati, per offrire una cura educativa inclusiva e con una comunità educante ricca e variegata, volta non ad intrattenere le giovani generazioni ma a farle crescere e maturare, accompagnandole ad li là della pur importante parentesi estiva: i nostri Oratori sono infatti aperti tutto l’anno.

La Chiesa piemontese sente come decisiva la necessità di chiarire questa visione di fondo degli Oratori: occorre una scelta politica da parte della Regione che riconosca la «popolarità» degli Oratori quale specificità da promuovere e sostenere e non solo da normare, non nell’interesse della Chiesa ma per il bene dei bambini, dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani dei nostri territori regionali. Gli Oratori non sono gli unici ad operare in questo campo, ma sono gli unici a farlo con questo stile «popolare»: prima di passare alle concrete declinazioni normative occorre confrontarsi su questa ispirazione di fondo, senza la quale le singole richieste operative risulterebbero incomprensibili o estemporanee.

Alcuni nodi aperti. La bozza di Dgr, recependo le Linee Guida del Governo, determina che il personale educativo dei centri estivi debba avere un coordinatore responsabile delle attività educative, ricreative e gestionali, di età non inferiore a 18 anni.

Il rapporto personale educativo e bambini/ragazzi è computato secondo queste proporzioni: per i bambini in età di scuola dell’infanzia: un adulto ogni 5 bambini; per i bambini in età 6/11 anni: un adulto ogni 7 bambini; per i bambini in età di scuola secondaria 12/17 anni: un adulto ogni 10 bambini.

In via complementare, ferma restando la presenza minima di educatori sopra individuato, ciascun gruppo potrà essere affiancato da un massimo di due adolescenti della fascia 16/17 anni di età, anch’essi opportunamente formati, per il supporto al gruppo stesso.

Un aspetto problematico riguarda la cosiddetta stabilità dell’educatore rispetto al proprio gruppo di bambini ragazzi: deve essere intesa in maniera esclusiva oppure, mantenendo le regole di tracciabilità per le norme di prevenzione, è possibile un’alternanza di altri adulti, debitamente formati e nel rispetto delle garanzie sanitarie di prevenzione dal Covid-19? Un’ulteriore domanda concerne non solo l’età minima delle figure educative e dei loro sostegni, ma anche l’età massima, ovvero dei volontari anziani, ordinariamente impegnati negli Oratori: esistono limitazioni di età?

Strettamente connessa alla definizione del personale educativo è la sua formazione, non solo educativa ma in relazione alle norme di prevenzione dal Covid-19. Il triage e il protocollo sanitario risultano particolarmente articolati e impegnativi. La formazione alla complessità del triage e del protocollo sanitario previsto e la sua gestione ordinaria potranno avere il supporto delle Asl, della Protezione Civile e della Croce Rossa? A chi sarà in capo tale formazione specifica?

La capienza degli oratori. Una importante area di confronto riguarda la valutazione delle condizioni strutturali degli Oratori: spazi, servizi, ingressi, ecc. La bozza della Dgr prevede che ogni gestore della struttura, tenendo conto degli ambienti a disposizione, sia interni sia esterni, e del numero di operatori di cui dispone, debba valutare il numero dei minori che è in grado di accogliere ogni giorno, considerando il rispetto del distanziamento fisico e che, in ogni caso la capacità ricettiva non può superare, di norma, i 100 posti.

Al momento non sono chiari i criteri da seguire per computare i numeri e le modalità di co-presenza dei possibili partecipanti alle attività estive di ogni Oratorio, se non quello, fortemente limitativo, della capienza massima di 100 posti. I partecipanti alle attività devono poi essere organizzati in piccoli gruppi, «con riferimento all’organizzazione di una pluralità di spazi diversi per lo svolgimento delle diverse attività in programma, prestando attenzione a non variare la composizione dei gruppi e a mantenere stabile il personale educativo di ciascun gruppo di bambini, nonché ad evitare durante le attività possibili contatti tra gruppi diversi di bambini».

Rispetto alle specificità psicologiche e pedagogiche di ogni fascia è necessario studiare modalità distinte di co-presenza negli spazi e di proposte educative, in base ai principi di fondo prima evidenziati di popolarità e di valorizzazione intergenerazionale. Il modello prospettato, infatti, di gruppi chiusi, rigidi e non comunicanti tra loro, non permette un’efficace proposta educativa, soprattutto rispetto alla fascia degli adolescenti. Il numero massimo di 100 posti dovrà e potrà essere computato in maniera diversa?

Anche le possibilità delle varie attività formative, laboratoriali, ludiche e sportive non sono specificate: su queste modalità urge un confronto, sia per le attività in forma indoor che outdoor, in quanto esse incidono notevolmente, sia nell’organizzazione quanto nella conduzione dell’Oratorio estivo.

Verso un Protocollo d’intesa. Una ulteriore area di confronto si riferisce alle sinergie e alle alleanze educative, con le istituzioni e gli enti pubblici e privati. Se nella bozza della DGR vi sono molte dichiarazioni di intenti circa la necessità di intese collaborazioni, alleanze, resta valido l’impegno preso dal Presidente della Regione di stilare uno specifico protocollo di intesa tra Regione e Oratori piemontesi? Dalla Conferenza Episcopale Piemontese, dal clero, dai responsabili laici e dalle comunità cristiane giungono accorate esigenze di definizione in merito a due precise questioni: la responsabilità e le risorse. È necessario definire un protocollo di intesa che precisi il quadro delle responsabilità civili e penali in relazione alla prevenzione dal contagio del Covid-19, in una concreta condivisione delle responsabilità con gli Enti locali. È altresì inderogabile una piena conoscenza delle modalità di raccordo tra le disposizioni regionali e le attuazioni comunali, evitando la burocratizzazione e la moltiplicazione e l’eccessiva differenziazione delle procedure locali.

Nel protocollo di intesa dovrebbero poi essere specificate le risorse che le istituzioni intendono mettere a disposizione, sia in termini economici che di servizi. Il Governo, la Regione, i Comuni e le altre istituzioni pubbliche e private (fondazioni ecc…) hanno assicurato l’erogazione di fondi a sostegno delle attività degli Oratori estivi. Occorrono però certezza di disponibilità e di fruibilità, in un situazione di crisi economica e sociale sempre più accentuate. Sarà possibile usufruire dei bonus baby-sitting per le figure educative degli Oratori estivi?

Infine, le Linee Guida del Governo e la bozza della Dgr non solo aprono ma incoraggiano attività estive in spazi e strutture pubbliche e private esterne agli Oratori: anche sotto questo profilo si richiede chiarezza nelle forme procedurali di intesa e nelle modalità gestionali, a sostegno e non ad aggravio degli Oratori stessi.

Molte sono le questioni ancora da chiarire, (compresa la possibilità di organizzare i campi estivi, per i quali urgono specifici pronunciamenti). Ripetiamo con fiducia: la Chiesa piemontese non vuole solo elencare problemi e bisogni ma cercare, con le Istituzioni, soluzioni comuni. Per il bene dei nostri bambini, ragazzi, adolescenti e giovani. Nessuno escluso.

don Luca RAMELLO, Responsabile diocesano e regionale per la Pastorale Giovanile

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