Torino si affida a Maria Ausiliatrice

La festa domenica 24 maggio – Rimarrà fissa nella memoria per i torinesi e per le opere salesiane la fotografia della statua di Maria Ausiliatrice nella piazza antistante la Basilica vuota, con ai piedi l’Arcivescovo Nosiglia accompagnato dal Rettor Maggiore don Ángel Fernández Artime

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Il Papa che attraversa piazza San Pietro vuota il 27 marzo per pregare per la fine della pandemia; il Presidente Mattarella, solo, che depone una corona all’altare della Patria il 25 aprile: ci sono immagini che resteranno fisse nella memoria e testimonieranno alle generazioni che verranno cosa è stato il 2020. Tra queste, sicuramente per i torinesi (e per le opere salesiane dei 132 Paesi dove sono presenti i figli di don Bosco, collegate domenica 24 maggio tramite la Tv e i social con Valdocco) la fotografia della statua di Maria Ausiliatrice nella piazza antistante la Basilica vuota, con ai piedi l’Arcivescovo Nosiglia accompagnato dal Rettor Maggiore don Ángel Fernández Artime.

A causa del coronavirus e per le norme di distanziamento sociale, la tradizionale processione che chiude la festa liturgica di Maria Ausiliatrice, quest’anno giunta alla 152ª edizione dall’inaugurazione della Basilica, non si è snodata per le vie della Torino di don Bosco per poi confluire nella piazza per la benedizione. Non era mai successo (tranne come è accaduto l’anno scorso quando per via della pioggia si è pregato in Basilica) neppure in tempo di guerra che la statua dell’Ausiliatrice non uscisse per la processione lungo le strade crocevia dei santi sociali torinesi. Per questo l’Arcivescovo, al termine del Rosario pregato in Basilica con un numero ridotto di fedeli in mascherina e con le «decine» della corona affidate alle comunità salesiane sparse per il mondo e collegate via social (tra cui El Salvador, Panama e Roma con la Madre generale della figlie di Maria Ausiliatirce  Yvonne Reungoat), ha rivolto una supplica alla Madonna perché liberi il mondo dal virus: «Ti chiediamo protezione e conforto» ha chiesto mons. Nosiglia «conforta i malati, coloro che hanno perso un congiunto a causa del virus, sostieni i medici e gli operatori sanitari che hanno rischiato la vita per salvarne altre, guarda i giovani, rendili coraggiosi e forti, aiutali a sognare anche se siamo nella prova e fai in modo che da questa pandemia impariamo a costruire una società più solidale con chi soffre».

Parole che sono risuonate come un grido nella piazza vuota: «Di solito alla processione a Valdocco partecipano 30 mila persone» commenta Giampietro Pettenon, coadiutore salesiano,  Presidente di Missioni Don Bosco «penso  alle nostre opere sparse nel mondo dove oggi si prega senza la partecipazione del popolo: in Perù a Lima la processione di Maria Ausiliatrice coinvolge 2 milioni di persone. E penso al dramma che il virus sta causando nei Paesi più poveri: le richieste che arrivano nelle nostre case sono solo di cibo: migliaia  di persone hanno fame».

La domenica è stata scandita fin dal primo mattino dalle Messe molto partecipate ma regolate da un rigoroso servizio d’ordine gestito dai volontari della Basilica che hanno favorito il flusso dei fedeli in sicurezza con il «numero» chiuso in chiesa e la possibilità di prendere parte alle celebrazioni anche nell’ampio cortile. «Il desiderio era di vivere questa solennità e la novena che l’ha preceduta» ha detto don Enrico Stasi, Ispettore dei Salesiani del Piemonte e Valle d’Aosta, aprendo il cuore e confidando a Maria paure e speranze che animano questi giorni: solo così potremo sperimentare la dolcezza dell’essere protetti sotto il suo manto». «In questo tempo dove non abbiamo potuto celebrare con la nostra gente» ha commentato don Guido Errico, Rettore della Basilica di Maria Ausiliatrice «è stata davvero una grazia ritornare a celebrare nelle chiese nella  domenica dell’Ascensione che è caduta  proprio nella festa di Maria Ausiliatrice,  sebbene a numero chiuso: ma il popolo di oggi rappresenta tutta la famiglia salesiana sparsa nel mondo».

Tra i celebranti l’Arcivescovo Nosiglia che ha presieduto la Messa delle 11 dove ha invitato tutti, pur nei dubbi che ci assalgono i questi giorni difficili,  a guardare a Maria Madre affettuosa che ha saputo  attendere: «Maria ha accettato la volontà di Dio ci conforta in questi giorni e soffre con noi, siamo suoi figli: la sua vita anche se era la madre di Dio non ha avuto sconti, ha partorito in una mangiatoia, è fuggita in Egitto, ha visto morire suo figlio.  Ma si è sempre fidata del Signore. Se non abbiamo la certezza della fede anche nei momenti difficili non ce la possiamo fare: credere in lui come per Maria vuol dire portare la nostra Croce, Maria ce lo insegna». Padre Carmine Arice,  superiore generale della Piccola Casa della Divina Provvidenza, nell’Eucaristia che ha aperto la giornata, alle 8, ha invitato tutti a farsi prossimo nella fatica di questi giorni, soprattutto con chi è più solo: «Tutti abbiamo bisogno di sentire la vicinanza consolante e concreta di fratelli e sorelle che condividono con noi la fatica e il patire; abbiamo bisogno di sapere che non siamo soli ad attraversare una notte oscura così intensa; abbiamo bisogno della vicinanza di qualcuno che, se pur non muta la durezza del momento, sostiene il difficile cammino che si vive rendendolo meno crudele».

Nel pomeriggio, la Messa con una rappresentanza del Movimento giovanile salesiano presieduta dal Rettor Maggiore, riconfermato alla guida della congregazione  proprio lo scorso marzo nel Capitolo celebrato a Valdocco e chiuso in anticipo causa l’emergenza covid-19. «Oggi Gesù ci assicura che sarà con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo» ha sottolineato don Artime. «Carissimi giovani anche oggi in questo tempo in cui abbiamo sperimentato la nostra fragilità, siete chiamati a testimoniare Gesù con la vostra vita, soprattutto verso coloro che sono più poveri, scartati, sofferenti: i  preferiti per il cuore salesiano, come ci insegna Papa Francesco che abbiamo visto  solo nella preghiera del 27 marzo in piazza San Pietro. Ma mai come in quel giorno è stato accompagnato da tutto il mondo non solo cristiano Questi sono i segni della consolazione che cambiano il mondo».

Pubblichiamo l’omelia che l’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia ha pronunciato domenica 24 maggio presso la basilica salesiana di Maria Ausiliatrice a Torino nella Messa per la solennità di Maria Ausiliatrice.

“Alcuni ancora dubitavano”, afferma il Vangelo di Matteo che abbiamo ascoltato. Dopo 40 giorni in cui Gesù appariva agli apostoli e spiegava loro le scritture che si riferivano a lui e alla sua passione, morte e risurrezione, alcuni dei suoi discepoli pensavano che fosse un fantasma e dubitavano. Come è possibile? La risurrezione del Signore appariva un evento così unico e sorprendente che  lasciava perplessi la fede  dei discepoli. I loro occhi lo vedevano come prima che dialogava e mangiava  adirittura con loro ma gli occhi della fede e del cuore erano lontani dall’accoglierlo come Figlio di Dio risorto dai morti come del resto aveva predetto.

Malgrado cio Gesù non toglie loro la sua fiducia e li chiama a portare nel mondo il suo Vangelo, affida a loro il compito di proseguire la sua opera portando il Vangelo che avevano ricevuto da lui in tutta la terra. Un compito che solo con la forza dello Spirito Santo potranno adempiere perché Lui il Paraclito, come lo definisce Gesu’, il difensore dunque e il consolatore avrebbe dato loro il coraggio e la volontà di mettere in  pratica il comando del Signore.

Gesù poi li rassicura facendo capire loro che non li avrebbe abbondonati, ma restava con loro ogni giorno e per sempre. Tornava al Padre dunque  e lasciava a loro la missione di evangelizzare  tutte le genti, ma il loro compito giudicato certamente molto difficile  e complesso da poveri pescatori come erano, senza mezzi umani ma  contando solo sulla loro fede, sarebbe stato sostenuto dal suo Spirito e da lui stesso. Tutto ciò ci fa comprendere  il senso dell’ascensione al cielo di Gesù ma anche quanto noi poveri peccatori e scarsi anche di fede possiamo e dobbiamo accogliere il suo invito  perché lui  si fida di noi e si affida a noi per portare a compimento la sua opera di salvezza.

In questi tempi  travagliati  e complessi molti anche credenti dubitano come gli apostoli dell’amore e della vicinanza del Signore e non hanno più occhi per vederlo e riconoscerlo accanto a sè fonte di  speranza e di forza per affrontare serenamente e con coraggio la situazione di epidemia che semina morte e tante preoccupazioni nelle persone riscontrate positive al coronavirus. La fede in Gesù morto e risorto che abbiamo celebrato nella sua e nostra Pasqua, e la forza dello Spirito Santo ci aiuta ad andare oltre il proprio travagliato vissuto e a scoprire che c’è anche in questa pandemia un appello del Signore a non cedere alla scoraggiamento, ma a confermare la convinzione che niente e nessuna pur tragica esperienza umana, potrà mai separarci dall’amore di Cristo.

La festa di oggi di Maria Ausiliatrice ci conforta e ci conferma in questa certezza di fede  perché siamo sicuri che la sua intercessione potente presso il Signore è fonte di grazia e di coraggio di cui abbiamo tanto bisogno. Ci rassicura il fatto che è Gesù stesso sulla croce che ci ha affidati a Maria che veglia dunque sui suoi figli con quella dolcezza e aiuto proprio di una madre. Essa infatti, ci ricordano gli Atti degli Apostoli, era insieme agli apostoli nel cenacolo e pregava con loro e per loro in attesa dello Spirito Santo. Alla Ausiliatrice vogliamo dunque offrire il nostro ringraziamento e affetto sincero, ma anche la nostra supplica perché ci liberi dal coronavirus adesso e sempre e mantenga in noi la fede e la speranza nel Signore.

La vita di Maria è una specchio della nostra vita. Essa infatti non ha avuto sconti da Dio  ma ha vissuto affrontando molte sofferenze e difficoltà che hanno messo alla prova la sua fede e la sua costanza  nel compiere fino in fondo la volontà del Signore. Pensiamo alla precarietà che ha dovuto  sopportare nell’accompagnare il figlio suo dalla sua nascita in una stalla, alla fuga in Egitto, alle critiche severe di cui era oggetto persino nel suo Paese dove lei abitava Nazaret che lo voleva cacciare fuori e gettarlo nel burrone e  infine  al sacrificio della croce. Essa, ci dice il Vangelo, conservava nel suo cuore tutte questo cose che le capitavano meditandole per cogliere la volontà del Padre celeste.

Anche noi oggi siamo chiamati a riflettere su quanto stiamo attraversando e sapendo trarre da questi momenti  difficili uno stimolo positivo a trarre dal male anche un bene .“Tutto infatti, ci ricorda il Vangelo, concorre al bene di coloro che amano Dio”. Mi riferisco in particolare al nostro stile di vita ritenuto fino a ieri con un certo orgoglio, all’avanguardia nella tecnologia, nella medicina, nelle previsioni del futuro, nell’uso smodato dei mezzi più sofisticati per la propria felicità … insomma una società che credeva molto nelle conquiste della scienza e che  aveva fatto in questi ultimi anni in diversi campi un progresso enorme sia sul piano economico che sociale e sanitario e se ne gloriava perché era frutto della sua potenza  e grandezza ritenuta invincibile… Tutto ciò viene ora messo in ginocchio, nel caos e nella  paura, da un piccolissimo virus così come è avvenuto nel Medioevo con la peste o il colera. Dove è finito tutto il progresso della scienza e della tecnica che rappresenta il nostro orgoglio e la fonte di sicurezza assoluta, se siamo stati battuti in tutto e per tutto da un insignificante organismo che ci spaventa come un mostro invincibile e ci obbliga a cambiare radicalmente la nostra vita quotidiana?

Sì, le grandezze umane che sembrano assicurarci una vita bella e ricca di felicità  sono come la torre di Babele che illudeva l’umanità di aver conquistato il cielo, in realtà sono solo all’apparenza invincibili perché esaltano con  orgoglio se stesse, dimenticando il detto di Gesu’ “l’uomo stolto costruisce la sua casa sulla sabbia, cadde la pioggia, strariparono i fiumi,.soffiarono i venti e si abbatterono sulla casa che crollo’; l’uomo saggio invece costruisce la sua casa sulla roccia, cadde la pioggia,strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa  ma essa non crollò”. La roccia stabile e sicura della vita è Gesù è la sua Parola, è il Vangelo. (Cfr.Mt. 7,24-27). Solo il suo Vangelo apre il nostro cuore  a Dio e agli altri e resiste nel tempo, perché puo’ contare sulla sua forza divina, questa sì invincibile ed eterna.

Mi auguro dunque di riflettere su questo e di confermare la nostra fiducia nel Signore che malgrado tutto ama questo nostro mondo e per questo mondo continua ad offrire il suo Figlio come Salvatore. La festa di Maria Ausiliatrice ci invita come ha detto ai servi delle nozze di Cana: fate quello che il mio figlio vi dirà e l’acqua sarà trasformata in vino spumeggiante, il che vuol dire che la vostra vita carica di sofferenza e di preoccupazione sarà trasformata in gioia e serenità nel nostro cuore.

+ Cesare NOSIGLIA, Arcivescovo di Torino

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