Nosiglia ai funerali di Maria Olivero, moglie di Ernesto

Sermig – L’Arcivescovo Nosiglia il 7 maggio all’Arsenale della Pace ha presieduto i funerali di Maria Cerrato, moglie di Ernesto Olivero, fondatore del Sermig

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foto Renzo Bussio

Pubblichiamo l’omelia che l’Arcivescovo Nosiglia ha pronunciato il 7 maggio all’Arsenale della Pace ai funerali di Maria Cerrato in Olivero: 

Cari fratelli e sorelle, caro Ernesto e cara famiglia Olivero, cari membri della fraternità del Sermig e amici, Maria è stata chiamata dal Signore e ci ha lasciato un patrimonio di valori e di esempi da seguire e consolidare nel nostro cammino di cristiani e di persone che lei ha amato e da cui abbiamo ricevuto altrettanto fecondo amore. «I tuoi occhi vedranno un re nel suo splendore – ci ha annunciato la prima lettura – e contempleranno una terra sconfinata. I tuoi occhi vedranno Gerusalemme, dimora tranquilla, tenda che non sarà più rimossa»(Is, 33,20.17):parole di grande consolazione e speranza, che siamo chiamati ad accogliere pensando a dov’è ora Maria, dopo una vita spesa per i suoi cari e alimentata dalla fede. Ella vedrà il Signore nel suo splendore di luce e ne gusterà la presenza ricca di amore.


Difronte alla morte di una persona cara, come l’amico Lazzaro, anche Gesù ha pianto e si è commosso profondamente; per cui è umano e cristiano essere addolorati e vivere nel cuore tanta sofferenza, che solo la certezza della fede può in qualche misura attutire, anche se non del tutto. Perché la perdita resta e grava giorno dopo giorno su chi ne fa esperienza.«Se dovessi camminare  in una valle oscura…»: le parole del Salmo 23 richiamano l’oscurità della morte, la quale avvolge il cuore e la vita dell’uomo che lascia questa terra e rivelano anche la profonda angoscia di chi perde una persona cara, come la moglie o la madre, e non la può più vedere e incontrare accanto a sé nella propria casa, partecipe degli affetti familiari.Le tenebre anche più fitte non scoraggiano però chi ha fede nel Signore. Continua il Salmo: «Non temo alcun male, perché tu sei con me».Questa certezza apre scenari nuovi di speranza in colui che è sempre con noi, in vita e in morte. Perché Egli ha voluto unire la sua vita alla nostra, la sua morte alla nostra, affinché fossimo partecipi della sua risurrezione.

Di questa fede Maria si è nutrita e l’ha professata con serenità e convinzione profonda;l’ha vissuta con coerenza e totale adesione alla volontà di Dio, anche in questi ultimi tempi di grave malattia e persino in questi ultimi giorni, prima di morire. Per questo, la nostra preghiera di suffragio si rivolge al Signore, perché la accolga manifestandole la sua misericordia e il suo amore e dicendole le parole che il Vangelo ci ricorda:«Vieni, serva buona e fedele, a prendere parte alla gioia del tuo Signore» (cfr. Mt 25,21.23).L’Apocalisse conferma tutto ciò, rivelandoci che per i servidel Signore«non vi sarà più notte, e non avranno più bisogno di luce di lampada né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà. E regneranno nei secoli dei secoli» (Ap 22,5).

Non può poi mancare in noi, in questo momento, la preghiera di ringraziamento a Dio, che ha donato a voi – caro Ernesto e ai tuoi figli,ma anche a tutto il Sermig– questa sposa, madre e amica: avete potuto godere della sua presenza sempre discreta, ma vigile e attenta ad ogni necessità;avete vissuto insieme momenti lieti e momenti difficili, alcuni carichi di gioia e altri di sofferenza, ma trovando sempre in lei una sponda sicura di fede e di riferimento, come è proprio di ogni sposa e madre cristiana.Maria è stata per tutti una maestra di vita vera e concreta, di coraggio e determinazione, nei momenti che esigevano impegno e abbandono fiducioso nelle mani della Provvidenza di Dio.Per questo, diciamo con riconoscenza:Signore, non ti chiediamo perché ce l’hai tolta, ma ti ringraziamo perché ce l’hai donata.

Nel Vangelo c’è un’espressione singolare di Gesù, che assicura i suoi discepoli: «Chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre» (Gv 14,12).Questo significa che, in quanto credenti nel Signore, possiamo compiere le sue stesse opere di bene, che sono l’amore al Padre e ai poveri. E dobbiamo anche credere fermamente che nel suo nome di risorto potremo cambiare noi stessi e il mondo intero con la nostra fede. La fede infatti ha una potenza straordinaria e unica, che sorprende persino chi la possiede e non solo chi ne gode dei frutti. Questo ci spinge sempre più in alto e non ci fa accontentare dei traguardi mediocri e facili da raggiungere.La mediocrità e il fare il passo secondo la propria gamba non producono niente di nuovo e di sorprendente. Il nostro amore deve essere invece caldo e mai tiepido o quasi timoroso, perché credere significa fidarsi di Dio, che compie anche cose impossibili umanamente, quando si ha una fede pur piccola come un granello di senapa.
Dico questo, perché l’esperienza del Sermig, di cui Maria è stata attiva protagonista nel suo ruolo di sposa e di madre, ce lo documenta e ricorda continuamente. Dice il proverbio popolare che, a fianco di un grande uomo, c’è sempre una grande donna:è quanto credo che tutti possiamo riconoscere in Ernesto e Maria, non tanto e solo dal punto di vista umano, ma anche da quello spirituale e profondamente cristiano. Se il Sermig è nato e cresciuto come un albero che ha esteso i suoi rami in diverse parti della terra, è perché certamente è opera di Dio, ma anche risposta generosa e costante di Ernesto e Maria insieme.

«Qualunque cosa chiederete al Padre nel mio nome – aggiunge Gesù nel Vangelo –,la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò» (Gv 14,13-14). È un’assicurazione importante del Signore, che vogliamo fare nostra oggi, chiedendo a Cristo di accogliere Maria accanto a sé in quel posto riservato per i suoi eletti da tutta l’eternità.Ma anche a lei,a Maria, rivolgiamo la nostra preghiera, perché ora vicina al Signore può vedere meglio di noi quanto è necessario fare, per sostenere i suoi cari e potenziare l’efficace opera del Sermig, secondo quello che è il volere di Dio.Amen.

+ Cesare NOSIGLIA, Arcivescovo di Torino

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