Nosiglia alla Consolata, “siamo tutti chiamati a sostenere le famiglie”

20 giugno – Nella festa della patrona della Diocesi l’Arcivescovo ha spronato le comunità ecclesiali e le istituzioni “a valorizzare le famiglie come risorse positive per la società, con un’azione concorde di promozione e difesa della loro identità e vocazione”. GALLERY

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La festa della Madonna Consolata ripropone con evidenza il fatto che Dio interviene nella storia umana con segni concreti di cambiamento che operano salvezza per tutti. La Madonna Consolata con i suoi interventi miracolosi a favore della nostra terra, ci ricorda quanto Dio sia operante e presente nel tessuto della storia che sembra a volte dipendere tutta da noi, dalle nostre forze, volontà, progetti, impegni. E invece non è così. Proprio l’incarnazione di Cristo ci rivela che dentro la storia umana fatta di guerre, tragedie e sofferenze, di conquiste affascinanti della scienza e della tecnica, di bellezza e di amore, c’è la presenza forte, amorevole e determinante di Dio, del suo Figlio Gesù Cristo il Dio con noi. Dice il salmo della Scrittura: “Se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori; se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode” (Sal 126).

Maria Consolata ha rivelato con il suoi materni interventi quest’azione potente e misericordiosa di Dio e si è mostrata nella storia di Torino e del suo territorio costruttrice di pace e di solidarietà, custode di valori fondamentali per lo stesso progresso non solo spirituale ma anche culturale e sociale della nostra gente. Questo fatto dice no a una religione considerata solo come un bello scenario di cartapesta posto alle spalle del teatro dove si recita la vita e la storia degli uomini, un riferimento concettuale e virtuale che ha poco a che fare con il vissuto quotidiano del nostro amare, sperare, soffrire, progettare e lavorare. Questo fatto dice no anche a una religione e a una fede disincarnata e chiuse nel culto o nel rito di una tradizione ingessata e statica e apre un orizzonte di rinnovamento continuo di ogni persona e dell’intera società in cui viviamo, una speranza che “rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili, esalta i poveri e rimanda a mani vuote i ricchi, estende la sua misericordia di generazione in generazione”, come canta Maria nel Magnificat.
La fede di Maria irrompe nella storia e cambia radicalmente situazioni ritenute impossibili o già del tutto definite. Dio opera cose straordinarie grazie alla disponibilità di fede e di amore di questa semplice e povera ragazza di Nazareth unita a Dio da un vincolo di amore puro, forte e obbediente alla sua volontà. La storia di Dio è sempre fatta dai poveri e diviene feconda grazie a loro. La storia di Dio è la storia di tante famiglie, anche del nostro territorio che di generazione in generazione e giorno per giorno hanno mantenuto vivo nel loro tessuto di amore e di servizio alla vita, il messaggio della salvezza e lo hanno attuato con fede e generosità.

Da nove anni sono tra voi carissimi, e posso dire di aver potuto farmi un’idea della realtà ecclesiale e civile di questa terra benedetta da Dio per i suoi Santi e da Maria, ricca di fede e di cultura cristiana, di tradizione e di memorie vive che costituiscono radici feconde per la sua vita di oggi e di domani. Vedendo l’operosità dei suoi abitanti, l’impegno di lavoro e di progettualità che li hanno guidati, la forza, il coraggio e la genialità di tanti imprenditori, operai e professionisti, la solidarietà di tante persone verso i poveri e gli svantaggiati, e la generosità del loro servizio, mi sono chiesto più volte: c’è un cuore, un centro vivo da cui tutto è partito e su cui si è fondato tutto questo? L’ho trovato nella famiglia, nelle vostre famiglie, carissimi. La famiglia è stata il volano del progresso sociale e anche economico di queste terre e ha sempre rappresentato la realtà più forte su cui si è sviluppata l’educazione delle nuove generazioni a quei valori che hanno fatto grande la tradizione religiosa, culturale e sociale del Piemonte.

È la famiglia infatti che ha tenuto fermi questi valori conservandoli e rinnovandoli in uno sforzo di unità costante sul piano umano, spirituale e sociale. Una famiglia stabile e solidale fondata secondo il progetto di Dio sul matrimonio tra un uomo e una donna, fonte prima della vita dei rispettivi figli, è il volano di un sano e duraturo progresso anche economico e sociale. Solo così si costruisce il futuro di un popolo. Oggi assistiamo ad un progressivo sgretolamento di questo tessuto familiare, eroso da una cultura sempre più consumista, individualista ed edonista, spesso apertamente anticristiana.

Vediamo un forte cambiamento culturale che tende a indebolire il legame di appartenenza tra le generazioni a una stessa genealogia familiare mentre si fa preminente nell’esperienza procreativa e di vita della famiglia, il bisogno di realizzazione di sé, per cui la solidarietà tra generazioni diventa sempre più difficile con il rischio di vanificare l’apporto convergente e necessario degli anziani e dei giovani insieme al comune progetto familiare.
Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti e sembrano irreversibili:
– la crescente fragilità dell’unione coniugale sia essa cementata dal matrimonio religioso o civile, rende instabile e provvisorio ogni legame;
– l’incapacità e il timore di scelte stabili e definite assumendone anche le conseguenti responsabilità, conduce alla scelta della convivenza, priva del vincolo matrimoniale e sottoposta al logorio della provvisorietà;
– il consistente calo della natalità e il cambiamento del ruolo stesso dei genitori verso i figli producono forti scompensi anche sul piano sociale;
– il differimento dell’ingresso dei giovani nell’età adulta spesso perché privi di lavoro e di speranza grava sulle famiglie di origine e rende incerto il futuro dei figli;
– l’allungamento della vita media e le nuove condizioni dell’anziano spesso lasciato solo o escluso dal nucleo familiare, aggravano i problemi della terza età con costi sociali altissimi.
Eppure io sono convinto che la famiglia resta qui tra noi ancora un baluardo insostituibile di civiltà e di progresso. È necessario però che la Chiesa, le parrocchie in primo luogo, le istituzioni e la società, valorizzino le famiglie come risorse positive, con un’azione concorde di promozione e difesa della loro identità e vocazione, fondate sul matrimonio, sostenute nel loro servizio alla vita e all’amore di cui sono custodi e garanti, messe in grado di soddisfare i loro primari diritti di ordine spirituale e sociale.
I problemi di ogni famiglia non sono e non possono essere considerati solo una questione che la guarda: sono problemi reali di tutti e vanno affrontati dunque da tutte le componenti della nostra società.

Cari amici, affidiamo alla misericordia amorevole di Maria Consolata tante famiglie che vivono situazioni difficili per motivi di sofferenze fisiche e morali, perché la madre di Dio infonda in loro il coraggio di sperare comunque in un cambiamento positivo della loro realtà avvalendosi del loro amore e della fede nel Signore. Invito le istituzioni della nostra città e provincia, il mondo del lavoro e della cultura a operare per offrire ai giovani un reale sostegno alla loro scelta matrimoniale e familiare, mediante una politica sociale volta a soddisfare le loro necessità circa la casa, il lavoro, l’apertura alla vita dei figli e la loro educazione. A voi giovani dico: non abbiate paura di scegliere il progetto di vita cristiana sul matrimonio e la famiglia. Anche se vi appare impegnativo esso rappresenta la via responsabile per realizzare nella fedeltà e nella gioia più vera e profonda, la sete di amore che pulsa nel vostro cuore.

Infine chiedo ai sacerdoti, ai catechisti, ai membri delle associazioni e movimenti ecclesiali, di impegnarsi con iniziative assidue e capillari ad incontrare le famiglie là dove abitano e vivono, accogliendone le istanze e le necessità come appello che riguarda tutta la comunità, a dare loro fiducia sostenendole nella catechesi dei figli, nel servizio ai loro anziani e malati, nell’azione anche in campo politico e sociale per la promozione dei loro diritti.
Maria Consolata che si è mostrata Madre premurosa e dolce di consolazione verso questa terra, aiuti ogni famiglia nel suo cammino di fede e di vita e la renda feconda di nuove altre famiglie cristiane.

+ Cesare NOSIGLIA
Arcivescovo Metropolita di Torino

1 COMMENTO

  1. Gentile redazione.
    Il giorno della Consolata, ero presente alla messa delle undici celebrata dall’arcivescovo Nosiglia. Ho fatto molta attenzione all’omelia e in particolare al passaggio, molto articolato e puntuale, sulle famiglie.
    Sapete: sono un credente di orientamento omosessuale e, quando sento un prete che parla di famiglia, le orecchie mi si drizzano come a un cane da caccia. Fosse mai che gli scappi qualche frasetta, diciamo così, poco cortese.
    Se l’arcivescovo avesse effettivamente definito la famiglia come “fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna”, mi sarei alzato e sarei andato via. Non sarebbe stata la prima volta che mi comporto così quando un predicatore approfitta del momento per inserire qualche frecciatina fuori luogo contro le coppie omosessuali.
    Ma monsignor Nosiglia, quella frase, non l’ha pronunciata. Anzi, ha parlato (con mio vero stupore) di “matrimonio religioso o, perché no, anche civile”. Tutt’altro senso.
    Non metto in dubbio che magari l’avesse messa per scritto nella bozza che teneva davanti a sè. Ma se ha preferito andare oltre e persino inserire un breve passaggio di favore per chi sceglie il matrimonio civile, direi che bisognerebbe prenderne atto. Altrimenti, una piccolissima leggerezza rischia di diventare fonte di una enorme ma comprensibile polemica.

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