Nosiglia alle parrocchie, “non lasciamo soli i senza dimora”

Coronavirus – L’Arcivescovo invita le comunità parrocchiali, in particolare del centro cittadino, ad aprire le porte per accogliere durante il giorno, nel rispetto delle norme di distanza e igieniche, alcuni senza dimora che non possono più accedere ai servizi diurni

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foto Sir

Pubblichiamo il comunicato diffuso dall’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia martedì 17 marzo. 

In questi giorni siamo tutti in emergenza e bisognosi di sostegno reciproco. Ma alcuni in modo particolare: persone senza dimora, singoli e nuclei in situazione di grave emarginazione, anziani soli e richiedenti asilo. La rete ecclesiale di sostegno continua la propria attività, con fatica ma anche con generosità. La più parte delle mense, delle distribuzioni alimentari e dei dormitori sono funzionanti. Vi è, però, una questione che interpella le nostre comunità in modo concreto.

Una parte degli ospiti dei dormitori, la maggioranza, non possono rimanere in sede durante la giornata. Trascorrono il tempo in strada, ivi compreso quello dedicato a consumare il pasto da asporto che le mense consegnano loro.

Una situazione oggi particolarmente difficile. Infatti, le restrizioni imposte dai vari decreti che hanno chiuso bar e centri commerciali, hanno prodotto per i senza dimora l’impossibilità di reperire servizi igienici con tutte le conseguenze che possiamo immaginare.

Situazione difficile, poi, per il maggiorato rischio di esposizione al contagio rimanendo sulla strada o anche al rischio di farsi attori involontari di contagio.

A questa situazione potremmo fare fronte con l’aiuto delle parrocchie soprattutto del centro cittadino. Si tratterebbe di mettere a disposizione una sala, ad esempio, dell’oratorio (al momento inutilizzato) con adiacenti servizi igienici per ospitare – tra le 9 e le 17 di ogni giorno – un piccolo gruppo di tre o massimo quattro persone senza dimora (che frequentano lo stesso dormitorio) in modo che restino riparate.

La fantasia della Carità di ciascuna parrocchia potrà eventualmente arricchire il soggiorno diurno, ad esempio, con un piatto di pasta al momento del pranzo o di un caffè a metà mattina e metà pomeriggio (ovviamente nel rispetto delle norme di distanza e igieniche per la prevenzione attualmente in vigore). Gli stessi ospiti potrebbero provvedere al riassetto degli ambienti prima di uscire per far ritorno ai dormitori.

L’invio non sarebbe casuale, ma coordinato dagli operatori dei dormitori che afferiscono alla rete diocesana, in modo che ogni parrocchia sappia chi e quando arriverà a suonare alla porta. Ecco un piccolo e concreto modo di farsi prossimo anche in un momento in cui siamo costretti a stare lontani.

Le parrocchie interessate possono contattare via mail la nostra Caritas Diocesana (caritas@diocesi.torino.it) oppure duetuniche@yahoo.it.

Nel contempo suggeriamo alle parrocchie che hanno temporaneamente chiuso la distribuzione di derrate alimentari di farsi parte di condivisione per altre persone che, a causa delle restrizioni, si trovano in serie difficoltà a reperire il cibo. Caritas Diocesana (anche attraverso il centro di ascolto Le Due Tuniche) e Ufficio Pastorale dei Migranti sanno come mettere in circolo i beni.

Questi nostri fratelli e sorelle non si lamentano, ma ci interpellano e ci chiedono un aiuto che non possiamo disattendere. E’ la voce della nostra coscienza e quella del Signore stesso che ce lo chiedono.

A ciascuno di noi tocca dare una risposta appropriata e concreta senza troppe remore o presunte difficoltà. l corpo di Cristo di cui non possiamo cibarci nella Messa è lì davanti a noi sofferente e bisognoso di accoglienza e di amore.

Vi ringrazio della vostra disponibilità e mi auguro che nessuno si esima dal cercare le vie più adeguate per dare una risposta positiva.

+ Cesare vescovo, padre e amico. 

La Caritas, Migrantes e la Pastorale della Salute 

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