Nosiglia apre l’Assemblea della Chiesa torinese sulle vocazioni

Centro congressi Santo Volto – L’Arcivescovo il 26 maggio ha aperto l’Assemblea Diocesana sul tema delle vocazioni, al centro del Sinodo dei Vescovi sui giovani del prossimo ottobre, invitando a mettere al centro di tutta la Pastorale l’accompagnamento vocazionale. Dopo gli interventi di don Ramello e don Marino 35 tavoli di lavoro hanno avviato il confronto. GALLERY – GUARDA IL VIDEO

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«Mi sono fatto prete anche grazie al mio viceparroco, un giovane sacerdote con cui mi sono aperto e da cui ho ricevuto consigli, incoraggiamenti, orientamenti, ma soprattutto testimonianze affascinanti del suo sacerdozio vissuto con gioia, che sprigionava in ogni occasione».

Assemblea Diocesana, i tavoli di lavoro al Centro Congressi Santo Volto

Così l’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia, accanto al vicario generale della diocesi mons. Valter Danna, ha aperto sabato 26 maggio al Santo Volto la prima sessione dell’Assemblea Diocesana dedicata al tema del discernimento vocazionale, al centro dei lavori del Sinodo dei Vescovi sui giovani del prossimo ottobre, ma anche «priorità» e «dimensione costitutiva» di tutto l’agire pastorale della Chiesa, come è stato sottolineato negli interventi della mattinata.

«‘Dammi un cuore che ascolta’ (1Re 3,9)» è il titolo dell’Assemblea 2018 che si inserisce nelle riflessioni maturate nell’assise dello scorso anno, che fu dedicata alla Pastorale giovanile, e in quello che la Diocesi torinese sta compiendo dal 2012 con l’esperienza del Sinodo dei Giovani. Al centro dei lavori delle due sessioni, di sabato scorso e del prossimo 8 giugno, si pone, dunque, la priorità dell’orizzonte vocazionale in tutta la pastorale e nella vita ecclesiale, un «lavoro di tessitura», ha sottolineato don Luca Ramello, direttore dell’Ufficio di Pastorale giovanile, «che riguarda tutte le comunità e i cammini pastorali».

Nel centro congressi gremito la Chiesa torinese era rappresentata dai diversi carismi, di preti, suore, religiosi, religiose, laici, associazioni, movimenti e gruppi pastorali che nelle proprie comunità e sulle strade portano l’annuncio del Vangelo in un mondo che si deve sempre più misurare con la crisi economica e del lavoro che picchia ancora duramente nell’area torinese e, soprattutto, dominato «dalla cultura del provvisorio, del relativismo e della dittatura del denaro che allontanano i giovani dalla vocazione», come ha sottolineato Papa Francesco aprendo l’Assemblea della Cei il 21 maggio scorso.

Un confronto a tutto campo «partito dal basso», dopo le relazioni introduttive, con 35 tavoli di lavoro sparsi per tutto il centro congressi che, in oltre due ore di dialogo, suddivisi in quattro aree tematiche, si sono confrontati su come costruire oggi «una Chiesa più generativa». Come integrare, nei diversi ambiti pastorali, una feconda animazione vocazionale, come formare sacerdoti, guide spirituali e adulti che sappiano offrire un adeguato accompagnamento e quali strumenti mettere in campo? Sono le domande al centro del proficuo dibattito in cui ognuno, secondo i propri carismi ed esperienze alle spalle, ha avanzato proposte concrete e suggerimenti anche sui cammini diocesani. Le conclusioni dei lavori dei tavoli di confronto saranno presentate nella seconda sessione dell’Assemblea venerdì 8 giugno.

«Sono proprio le tante persone che vivono con entusiasmo contagioso la loro vocazione una delle condizioni privilegiate per percorre la strada verso un progetto», ha detto l’Arcivescovo portando la testimonianza del proprio cammino vocazionale, a 50 anni dall’ordinazione sacerdotale avvenuta il 29 giugno 1968.

«Nelle scelte quotidiane forse è sufficiente operare per produrre qualcosa di bello, di buono, di utile, di necessario per se stessi o gli altri», ha sottolineato citando il bravo evangelico del ‘giovane ricco’ (Mc 10, 17ss), «ma questo si consuma in un momento e la nostra vita non è fatta solo di momenti. Come si può costruire una casa, mettendo una pietra accanto o sopra l’altra, senza un progetto? È un problema che, di fatto, spesso non ci poniamo, perché abbiamo paura delle conseguenze, lo ignoriamo, perché la risposta sarebbe troppo impegnativa. In questo modo tarpiamo le ali ai nostri sogni, che sono sempre più grandi del fare quotidiano e non dipendono da esso».

Mons. Nosiglia ha poi calato il tema dell’accompagnamento vocazionale nel contesto sociale odierno: «numerosi giovani vivono condizioni di vita precarie e problematiche, penso alla piaga della disoccupazione giovanile, alla carenza di modelli di uomo e di donna testimoni di una fede ricca di fascino, perché vissuta con gioia e con intensità di amore verso gli ultimi. Penso ad una società che non ci ama, perché cerca di adularci e catturarci, per renderci succubi di messaggi dominanti, che accontentano il corpo e ci rubano ciò che abbiamo di più prezioso: la libertà interiore». Ed ecco il sopraggiungere dello scoraggiamento, che conduce a ritenere che non serve impegnarsi, perché è tutto inutile. «Non cessate di insistere e perseverare in quello in cui credete», ha esortato i giovani, «nonostante le tante difficoltà continuate a sperare che l’alba di un mondo nuovo sta per sorgere».

Don Luca Ramello nel suo intervento ha evidenziato come nell’affrontare il tema dell’accompagnamento alle vocazioni nelle comunità «manchi una cultura vocazionale che promuova, di conseguenza, una formazione, in chiave vocazionale, delle figure educative, senza mai perdere di vista l’aggancio alla realtà che i giovani vivono quotidianamente». «Nei vari ambiti pastorali», ha sottolineato, «si pensa che l’attenzione al progetto di vita sia secondario, non si prega per le vocazioni, neanche le famiglie che prestano servizio in parrocchia spesso ci credono. È necessario recuperare la condivisione di un clima e un ambiente propizi alla maturazione vocazionale».

Don Ramello ha poi annunciato che, dopo l’Assemblea, continuerà il lavoro di scrittura del «Progetto educativo  diocesano» con gli orientamenti e le linee educative di fondo «su cui è necessario convergere tutti tenendo conto del raccordo tra la pastorale di ambiente, legata agli ambiti della vita dei giovani, con quella di territorio».

Don Alessandro Marino, direttore del Centro diocesano Vocazioni, nel presentare le quattro aree dei tavoli di confronto ha sottolineato come «l’emorragia della vocazioni», delineata da Papa Francesco all’assemblea della Cei, «è indice di un disorientamento generato dai modi di comprendere e pensare la vocazione oggi, che resta a volte un concetto ambiguo e, di fatto, poco ‘frequentato’». «Ci vuole una mentalità che aiuta», ha concluso, «a ciascun livello e in ciascun ambito della vita, a scoprire il gusto e la disponibilità a farsi dono, una mentalità che vince la paura che donarsi significhi necessariamente perdere qualcosa. Questa mentalità deve impregnare lo stile della nostra Chiesa. Essa si trasmette in famiglia, al catechismo, all’oratorio, sul campo di calcio e nei luoghi di ritrovo dei giovani, a scuola e nei gruppi giovanili, ai fidanzati e agli sposi».

 

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