Nosiglia, “i migranti sono vittime di un sistema di sfruttamento”

Torino – Pubblichiamo il messaggio che l’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia ha inviato al concerto che si è tenuto la sera del 25 febbraio in Duomo per i profughi morti nel Mediterraneo. CRONACA

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Pubblichiamo il messaggio che l’Arcivescovo Nosiglia ha inviato al concerto che si è tenuto il 25 febbraio nel Duomo di Torino per i profughi morti nel Mediterraneo. 

Carissime e carissimi,

vi do’ il benvenuto e ringrazio tutti gli organizzatori e i partecipanti di questa serata. Per impegni pastorali non mi è possibile essere qui con voi, ma questa iniziativa e la vostra presenza sono per me un segno di grande speranza e solidarietà. Mi rincuora sapere che tra di voi la memoria è viva e la nostra presenza è sicuramente un gesto di vicinanza, ma anche una presa di posizione delle nostre coscienze perché ciò che da anni accade nel Mediterraneo abbia fine.

Ringrazio i tanti artisti che qui in Duomo, stasera, si uniranno nel canto di un Requiem, quello di Fauré, patrimonio comune dei cori, così come patrimonio comune dovrebbe essere il dolore per le vittime del Mediterraneo.

Stasera le voci che sentirete saranno quelle di migliaia di persone che nel “viaggio verso la speranza” hanno incontrato la morte: nel solo 2018 sono state più di 2000. Vite spezzate alla ricerca di pace, di cibo, di dignità; vite affondate nel mare che, «così bello», ricordava Papa Francesco, «è diventato una tomba per uomini, donne e bambini che cercavano solo di sfuggire alle condizioni disumane delle loro terre». Oggi cresce sempre di più la paura del migrante come “il nemico da cui difendersi”, questa serata ci ricorda invece come i migranti siano loro stessi vittime di un sistema di sfruttamento che genera morte.

A loro va la nostra preghiera e a loro stasera offriamo la nostra doverosa accoglienza nel cuore della Diocesi: il Duomo di Torino.

+ Cesare NOSIGLIA, Arcivescovo di Torino

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