Nosiglia, perchè il presepe sta bene nelle scuole

Patrimonio culturale – A margine di una circolare diffusa dall’Assessore regionale all’Istruzione, Elena Chiorino, per esortare le scuole piemontesi a dotarsi di un Presepe nei giorni di Natale, pubblichiamo una nota dell’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia

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Mons. Cesare Nosiglia

Non entro nel merito alla disposizione dell’Assessore. Dico solo che il presepe fa parte da molti secoli, fin dal tempo di San Francesco nel 1100 circa, della tradizione storica, culturale, artistica e sociale oltre che religiosa del popolo italiano. Per cui la scuola è certamente uno dei luoghi più importanti per far conoscere e apprezzare dagli studenti tutto ciò che riguarda un patrimonio di valore inestimabile, che non va né ignorato né sottaciuto, ma illustrato e sostenuto.

Laicità della scuola non significa neutralità su questi aspetti fondativi del sapere e della proposta culturale da offrire ad ogni alunno. Il rispetto delle differenze, di cui sono portatori genitori e alunni provenienti da paesi di diverse culture e religioni, non significa rinunciare ai propri valori nazionali, semmai vuol dire allargare le conoscenze e l’incontro con questi nuovi apporti.

Per cui se devo spiegare il significato del Natale, e quindi di un fatto concreto e di attualità che investe la vita delle famiglie e dell’intera nazione, non risponde al vero parlare solo della festa della vita o dell’albero, ignorando che al centro ci sta la nascita storica di un bambino che è Gesù Cristo. Un evento, questo, non confinabile nell’ora di religione, ma che va conosciuto perché ha sue precise tradizioni culturali, artistiche e religiose come è appunto il presepe immortalato da quadri e pitture dei più grandi artisti della nostra storia e che investono l’oggi concreto del vissuto, lo si voglia o no, di gran parte del popolo italiano. La scuola italiana deve dunque offrire ad ogni alunno tali oneste e vere conoscenze, affinché egli sappia interpretare il fatto del Natale correttamente e vivere con verità la festa che ne esprime il senso. Se voglio spiegare «La divina commedia» o la Cappella Sistina di Michelangelo non posso limitarmi a illustrarne le tecniche letterarie o pittoriche senza far cogliere la potenza espressiva dei contenuti che queste opere esprimono e il loro naturale retroterra religioso da cui sono state tratte.

Dico questo con molto rispetto e ben sapendo quanto su questo punto siano necessarie saggezza e impegno educativo che sappia assumere posizioni responsabili e coerenti, che evitino le contrapposizioni e prese di posizioni dettate dal vero amore e servizio alla cultura e alla serena e positiva crescita di ogni alunno. La scuola è luogo di pace e di dialogo, di sereno e costruttivo incontro tra tutte le sue componenti; ma non è luogo separato dal mondo e dalla società, asettico e neutro rispetto alla realtà in cui vivono gli alunni.

+ Cesare NOSIGLIA, Arcivescovo di Torino

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