Il dolore di Nosiglia per la morte del migrante Gaye Demba

Pubblichiamo le parole dell’Arcivescovo sul suicidio del ventottenne originario del Gambia e ospitato a Villa Durio, presso la Città dei Ragazzi, dopo l’allontanamento dagli scantinati del Moi

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Con profondo dolore ho appreso la tragica notizia del suicidio di Gaye Demba, ospitato a Villa Durio alla Città dei Ragazzi. Questo ragazzo di 28 anni, originario del Gambia, è giunto nel nostro Paese dopo aver subìto violenze e soprusi molto pesanti che hanno minato profondamente la sua vita, provocando fragilità che purtroppo si sono manifestate nel suo gesto estremo.

Era seguito  da una équipe di persone e professionisti che lo hanno accompagnato in questo ultimo anno e mezzo di vita dopo la sua uscita dagli scantinati del MOI.
I responsabili della struttura hanno fatto tutto quanto è stato umanamente  possibile per offrire a questo giovane ragioni positive e opportunità utili a costruire una vita nuova e diversa, ma purtroppo tutto questo impegno non è stato sufficiente.

Il suo gesto obbliga tutti quanti a riflettere sulle ferite interiori che hanno segnato profondamente Demba e molti altri immigrati. Sono le stesse ferite, le medesime fragilità a cui ciascuno di noi è esposto. Ferite e fragilità che non dipendono dal colore della pelle né dal passaporto o dal conto in banca.

Chiedo al Signore misericordioso di accoglierlo nel suo Regno di pace e di vita per sempre;
e chiedo anche a tutti di contribuire a far crescere nella nostra città un clima che non sia né di odio né di rifiuto né di paura, ma sia invece di reciproca accoglienza, attenzione e rispetto.

+Cesare Nosiglia
Arcivescovo di Torino

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