Nosiglia, “Unire le forze, difendere i posti di lavoro”

Sarà un autunno difficile –  L’Arcivescovo di Torino, «deluso e amareggiato» dalla mancanza di iniziative in soccorso delle aziende in crisi, rilancia il Tavolo di confronto sui problemi dell’area torinese. Il caso emblematico di Embraco

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La Chiesa torinese sente il dovere di fare la sua parte per la ricerca di soluzioni alla crisi produttiva e occupazionale dell’area torinese. L’11 luglio la Pastorale Sociale e del Lavoro ha fatto sapere che imprimerà nuovo slancio al «Tavolo per il Lavoro» ideato dall’Arcivescovo Nosiglia per favorire lo scambio di idee fra imprenditori ed economisti, esponenti del sindacato, del credito, dell’istruzione e della ricerca, della comunicazione.

I dati sulla disoccupazione nell’area di Torino sono fra i più pesanti d’Italia. Molte le aziende in crisi, migliaia i posti di lavoro a rischio. L’emergenza da Coronavirus ha aggravato la situazione, che in autunno molti osservatori prevedono, purtroppo, ancora più pesante.

L’Arcivescovo Nosiglia è spesso intervenuto a chiedere passi concreti per la soluzione delle situazioni di crisi. Esempio emblematico: il calvario dell’ex fabbrica Embraco nel chierese (ne riferiamo in queste pagine), per la quale era stato promesso un rilancio mai realizzato.

Appello accorato. «Sono deluso e amareggiato – ha detto Nosiglia sabato scorso – da come si affrontano i problemi del lavoro nel nostro territorio, ma resto fiducioso e carico di speranza. Non si può continuare però a imbonire la gente con la prospettiva di sussidi che entro breve finiranno, lasciando le situazioni immutate. Bisogna compiere passi che affrontino le criticità in cui versano tante imprese coi loro dipendenti, senza creare inutili illusioni: altrimenti ci si avvia su una strada cieca esasperando ancora di più le giuste rivendicazioni che i sindacati e i Comuni interessati insieme alla Chiesa, richiamano continuamente senza ottenere però risposte appropriate ai singoli casi».

Verso un grande convegno. Dopo l’estate il Tavolo per il Lavoro attiverà incontri mirati sul territorio e con esponenti ed esperti di settore. Nel 2021 promuoverà un grande appuntamento pubblico, che dia visibilità alla ricerca di soluzioni. La promozione del lavoro, la formazione dei lavoratori e l’individuazione di alcuni filoni di possibile sviluppo industriale sono le priorità indicate dal Tavolo nei mesi passati.

L’Arcivescovo chiama in causa tutti i soggetti che possono contribuire alla soluzione delle situazioni di crisi. «Le istituzioni, quelle locali in primo luogo, devono impegnarsi direttamente a ricercare tutte le vie necessarie per sostenere le molteplici componenti del mondo del lavoro piemontese a mettere in campo quelle risorse che già esistono e non sono ancora abbastanza valorizzate. Penso soprattutto alle eccellenze nei campi della tecnologia, della ricerca e della formazione. Rimandare sempre oltre, senza affrontare i problemi reali o aspettando che siano risolti da altre componenti politiche di grado superiore o internazionale non è la soluzione».

Il ruolo delle banche. «Anche il mondo del credito e le fondazioni di origine bancaria, che rappresentano un elemento di primo piano a Torino e in regione devono, come ho già sostenuto in passato, impegnarsi non solo nell’assistenza sulle emergenze ma anche, in modo ancor più deciso ed esplicito oggi, nel sostegno al lavoro, sia per quanto riguarda il credito alle imprese sia per gli aspetti occupazionali».

«Come ho sottolineato nella mia Lettera alla città per San Giovanni – insiste Nosiglia – credo mio dovere invitare tutti, in questo periodo, alla vigilanza. Ogni giorno veniamo raggiunti da previsioni terribili sul futuro prossimo dell’economia e dunque delle condizioni di persone e famiglie. Se è legittimo esprimere le preoccupazioni di vari settori del mondo produttivo credo sia anche doveroso ricordarci tutti che il nostro orizzonte non è solo quello dei profitti ma quello, più articolato e complesso, della società intera. Non possiamo soltanto lasciarci spaventare da certe previsioni: esse, caso mai, devono stimolarci ad accrescere le nostre ‘risorse di solidarietà’. Non si tratta solamente di recuperare fatturati e guadagni, ma di cogliere l’occasione per realizzare un modello di sviluppo sociale più giusto e più solidale».

La via della solidarietà. «Forse saremo più poveri, certamente dovremo essere più solidali, se davvero vogliamo uscire dalla crisi a testa alta. La solidarietà deve aiutarci, anche, a inventare soluzioni nuove e diverse di economia e di imprenditoria; soluzioni che, pur rispettando le regole del mondo attuale, sappiano essere inclusive – proprio perché il lavoro non è solo guadagno per la sopravvivenza ma conquista continua di dignità per ogni persona. È il bene comune il nostro orizzonte».

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