Nuove cappellanie, la consegna dei decreti al Santo Volto

Pastorale della Salute – L’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia sabato 13 giugno nella chiesa del Santo Volto a Torino nel corso dell’incontro di preghiera e testimonianza, trasmesso in diretta streaming, «Pregare e narrare la speranza nel servizio ai malati» ha consegnato i decreti di istituzione delle nuove cappellanie ospedaliere della Diocesi di Torino

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Inizia a fine febbraio il calvario di Luigi e Olivia, parrocchiani della comunità di Cavoretto a Torino, entrambi colpiti duramente dal Virus che ha portato via la mamma di Olivia. Una storia che i due coniugi hanno raccontato sabato 13 giugno nella chiesa del Santo Volto a Torino in apertura dell’incontro di preghiera e testimonianza «Pregare e narrare la speranza nel servizio ai malati», organizzato dall’Ufficio per la Pastorale della Salute in occasione dell’istituzione delle nuove cappellanie  inter-ospedaliere della diocesi presentate sullo scorso numero de La Voce e il Tempo. A presiedere l’incontro l’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia accanto a don Paolo Fini, direttore della Pastorale della Salute della diocesi, e a mons. Marco Brunetti, Vescovo di Alba e delegato della Conferenza episcopale piemontese per la Pastorale della Salute.

Pazienti affetti da Covid e guariti, medici, infermieri, cappellani, dirigenti di ospedali e Asl hanno ripercorso i mesi acuti dell’emergenza sanitaria nel territorio torinese sottolineando l’importanza dell’accompagnamento spirituale e dell’azione degli assistenti religiosi che, come prevede l’intesa firmata nel 1998 tra la Regione e la Conferenza episcopale piemontese, concorrono alla cura dei pazienti in sinergia con le altre figure professionali.

«La pandemia», ha detto Luigi nella sua testimonianza, «è la paura dell’invisibile, di un virus cruento che all’improvviso prende il tuo corpo e ti isola dagli affetti e da tutta la tua vita, ma l’invisibile è rappresentato anche dalla fede, che è stata la medicina fondamentale per uscire dal tunnel della malattia, ‘la malattia del silenzio’: con il casco si ha paura di non riuscire più a respirare, di lasciarsi andare. Ringrazio la mia famiglia e in particolare la comunità parrocchiale che, a cominciare dal mio parroco, ci è sempre stata vicino».

«Dobbiamo riconoscere come sia stato fondamentale il ruolo che la Pastorale della Salute negli ospedali ha avuto nel combattere l’epidemia», ha evidenziato l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte Luigi Icardi, «l’accompagnamento spirituale dei cappellani ci ha fatto comprendere come nelle situazioni di emergenza la coscienza preceda la scienza».

L’Arcivescovo mons. Nosiglia nel commentare il brano di Vangelo della guarigione del lebbroso si è rivolto agli assistenti religiosi: «vi siete trovati al centro di una realtà complessa e difficile da gestire che ha messo alla prova le vostre capacità professionali ed anche la vostra fede. Avete sostenuto i medici e il personale sanitario portando luce e calore negli ospedali: la vostra presenza è stata una grande testimonianza dell’amore di Dio verso i malati. Non avete potuto toccare il corpo del malato come ha fatto Gesù con il lebbroso ma avete donato la vicinanza del cuore con la preghiera e avete fatto sentire la prossimità  della Chiesa ad ogni persona, anche in questa situazione».

Il cappellano dell’ospedale San Luigi di Orbassano, don Luciano Gambino, ha consegnato tre parole che hanno sintetizzato i sentimenti dei malati di coronavirus ricoverati: «la paura di non riuscire a respirare, di aver sbagliato qualcosa nella propria vita che non fosse rimediabile; le persone che ogni malato aveva in mente perché le relazioni ci definiscono; infine le promesse per affrontare la vita dopo la prova della malattia con delle priorità diverse. L’esperienza dell’epidemia ci ha fatto comprendere ancora di più come l’assistente religioso faccia parte integrante della cura».

Il padre generale della Piccola Casa della Divina Provvidenza, don Carmine Arice, ha portato la testimonianza del servizio che il Cottolengo a Torino e nelle altre case d’Italia ha svolto nella pandemia: «con coraggio e profezia dobbiamo ora continuare a custodire le persone, con la loro dignità, che proprio nei momenti di difficoltà la cultura dello scarto mette ai margini. Dobbiamo quindi impegnarci a curare integralmente gli ospiti delle case di cura, a cominciare dalla possibilità di tornare a ricevere in sicurezza i parenti che non vedono da mesi, per evitare che muoiano di solitudine. Ringrazio gli ospiti della Piccola Casa quando ci dicono: ‘abbiamo capito che ci volete proprio bene!’».

Don Paolo Fini e mons. Brunetti, infine, hanno ripercorso le tappe che hanno portato la diocesi torinese ad un impostazione nuova delle cappellanie basata sul lavoro di équipe dove sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose e laici operano in sinergia con gli operatori sanitari  per la cura olistica delle persone. Mons. Nosiglia ha quindi consegnato i decreti di istituzione delle nuove cinque cappellanie (servizio sul sito www.vocetempo.it) agli assistenti religiosi.

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