Nuovi Istituti religiosi, l’approvazione spetterà alla Santa Sede

Chiesa – Con il Motu proprio “Authenticum charismatis” Papa Francesco ha modificato la norma del Diritto Canonico che rende vincolante il parere della Sede Apostolica nel riconoscimento di nuove comunità di vita consacrata in ambito diocesano

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Nuovi istituti religiosi: d’ora in poi decide la Sede Apostolica perché «i fedeli hanno diritto di essere avvertiti dai pastori sull’autenticità dei carismi e sull’affidabilità di coloro che si presentano come fondatori. Il discernimento sull’ecclesialità e affidabilità dei carismi è una responsabilità ecclesiale dei pastori delle Chiese particolari. Si esprime, in particolare, nel decisivo compito di valutazione sull’opportunità dell’erezione di nuovi Istituti di vita consacrata e nuove Società di vita apostolica. È doveroso corrispondere ai doni che lo Spirito suscita nella Chiesa ma si deve evitare che sorgano imprudentemente istituti inutili o sprovvisti di sufficiente vigore». Lo dice Papa Francesco nel motu proprio del 4 novembre 2020.

PER EVITARE MANIPOLAZIONI E ABUSI – Quattro anni fa il Papa ci aveva provato, chiedendo ai vescovi di consultare la Santa Sede prima di aprire istituti o approvare nuove comunità nelle loro diocesi. Evidentemente i casi di santoni e ciarlatani, di manipolazioni e di abusi hanno convinto Francesco della necessità del giro di vite. Il motu proprio «Authenticum charismatis» rende vincolante il «placet» della Santa Sede e cambia il Codice di Diritto canonico: il canone 579 dal maggio 2016 prevedeva che i vescovi potessero erigere istituti religiosi «purché sia stata consultata la Sede Apostolica». Il parere consultivo era necessario «per l’erezione di un istituto diocesano di vita consacrata, pena la nullità». Da oggi la «previa consultazione» diventa «previa autorizzazione scritta della Sede Apostolica», cioè servirà ai vescovi una «licenza scritta» prima di concedere l’autorizzazione. Una mossa necessaria per frenare le derive purtroppo frequenti: dietro la caccia a proseliti e novizi e gli statuti «fai-da-te», ci sono casi limite. Gli esperti dicono che in alcune zone dell’Africa o di altri continenti i responsabili dei movimenti spesso si arrogano ruoli che vanno ben oltre le loro competenze. Anche in Europa e in Italia non mancano casi di comunità o persone commissariate e scomuniche. L’ultima è la vicenda nel Bresciano: Tomislav Vlasic, ex padre spirituale dei presunti «veggenti» delle «presunte» apparizioni di Medjugorje, accusato di aver creato una sorta di religione parallela, e con vari addebiti, tra cui violenze sessuali, è stato ridotto allo stato laicale e scomunicato da Roma.

I NUOVI ISTITUTI RICONOSCIUTI DALLA SANTA SEDE – Ricorda Francesco: «Alla Sede Apostolica compete accompagnare i pastori nel processo di discernimento che conduce al riconoscimento ecclesiale di un nuovo Istituto o di una nuova Società di diritto diocesano. I nuovi Istituti e Società devono essere ufficialmente riconosciuti dalla Sede Apostolica, alla quale sola compete l’ultimo giudizio. L’atto di erezione canonica da parte del vescovo trascende il solo ambito diocesano e lo rende rilevante nel più vasto orizzonte della Chiesa universale». In tal senso il Papa modifica il canone 579. Recitava: «I vescovi diocesani possono, ciascuno nel proprio territorio, erigere con formale decreto istituti di vita consacrata, purché sia stata consultata la Sede Apostolica». Diventa: «I vescovi diocesani possono, ciascuno nel proprio territorio, erigere con formale decreto Istituti di vita consacrata, previa autorizzazione della Sede Apostolica».

LA DECISIONE È ENTRATATA SUBITO IN VIGORE – Francesco richiama l’esortazione apostolica «Vita consecrata» (25 marzo 1996) firmata da Giovanni Paolo II dopo il IX Sinodo generale ordinario «La vita consacrata e la sua missione nella Chiesa e nel mondo» (2-29 ottobre 1994): «La vitalità dei nuovi carismi deve essere vagliata dall’autorità della Chiesa, alla quale compete l’opportuno esame sia per saggiare l’autenticità della finalità ispiratrice sia per evitare l’eccessiva moltiplicazione di istituzioni tra loro analoghe, con il rischio di una nociva frammentazione in gruppi troppo piccoli». Il documento bergogliano è entrato subito in vigore il 10 novembre: «L’atto di erezione canonica da parte del vescovo trascende il solo ambito diocesano e lo rende rilevante nel più vasto orizzonte della Chiesa universale. Per natura sua ogni istituto o società, benché sorto nel contesto di una Chiesa particolare, in quanto dono alla Chiesa, non è una realtà isolata o marginale ma le appartiene e sta al cuore della Chiesa come elemento della sua missione».

UNA STORIA DI NASCITE E SOPPRESSIONI – Quante sono gli Istituti religiosi nel mondo? Impossibile saperlo. Il sito dehoniane.it riferisce che negli ultimi 60 anni «la Congregazione ha concesso il nulla osta per l’approvazione diocesana a molti istituti: nel 1960-70, 117; 1971-80, 75; 1981-90, 102; 1991-2000, 139; 2001-09, 36. I nuovi istituti sono 469, di cui 136 secolari. Nella quasi totalità sono strutturati secondo modelli antichi. In maggioranza sono non europee, America latina e Asia in particolare». Secondo il volume di Giancarlo Rocca «Primo censimento delle nuove comunità», Urbaniana University Press, 2010, le nuove comunità sono oltre 800 di 40 Nazioni: Stati Uniti oltre 200; Italia 200; Francia 161, Canada 47, Brasile 44, Spagna 20. «Di queste 800 nuove fondazioni, oltre 80 sono già scomparse e una ventina sono tradizionaliste».

FUSIONI E UNIONI DI ISTITUTI – Nella storia ci sono molti casi di fusione e unione. Leone XIII (1878-1903) nel 1897 vuole un solo Ordine dei Frati Minori tra gli Alcantarini, Osservanti, Riformati e Recolletti; nel 1900 unifica le Orsoline dell’Unione Romana con oltre 60 monasteri nel mondo. Il decreto conciliare sul rinnovamento della vita religiosa «Perfectae caritatis» (28 ottobre 1965) chiede che a istituti e monasteri che non offrono garanzie di sviluppo si proibisca di ricevere novizi e consiglia l’unione a un istituto o monastero fiorente. Dehoniane.it conferma: «Dal 1960 al 2009 i provvedimenti di fusione portano alla scomparsa di 245 istituti, di cui oltre 50 in Francia; le unioni portano alla scomparsa di 125 istituti, di cui una settantina in Francia».

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