Obolo di San Pietro, come nacque “la carità del Papa”

Storia – Pare che la prima idea di Sovvenire alle necessità del Vescovo di Roma con le offerte dei fedeli sia di Charles Forbes René, conte de Montalembert, nato a Londra nel 1810 e morto a Parigi nel 1870, politico, giornalista, storico e filosofo laico che – turbato dalla fuga di Pio IX a Gaeta nel novembre 1848 per i disordini alla vigilia della Repubblica romana – costituisce un comitato per soccorrere il Papa fuggiasco

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Obolo di San Pietro. Pare che la prima idea di Sovvenire alle necessità del Vescovo di Roma con le offerte dei fedeli sia di Charles Forbes René, conte de Montalembert, nato a Londra nel 1810 e morto a Parigi nel 1870, politico, giornalista, storico e filosofo laico che – turbato dalla fuga di Pio IX a Gaeta nel novembre 1848 per i disordini alla vigilia della Repubblica romana – costituisce un comitato per soccorrere il Papa fuggiasco. Una forma di aiuto che si concretizza nei decenni dell’Unità d’Italia quando lo Stato Pontificio si va riducendo a «un corpo di nano dal respiro sempre più asmatico». L’immagine è dello scaltro cardinale segretario di Stato Giacomo Antonelli, «il Richelieu italiano» che gestisce in modo intransigente la politica intransigente di Pio IX.

Con la guerra franco-prussiana del 1870, i francesi lasciano incustodita Roma e Vittorio Emanuele II ne approfitta. Il 20 settembre 1870, attraverso «la breccia di Porta Pia», i bersaglieri e le truppe piemontesi – comandati dal generale novarese Raffaele Cadorna – occupano Roma: il potere temporale è finito, lo Stato Pontificio è perso e Pio IX ordina al generale austriaco Hermann Kanzler di opporre una resistenza «pro forma». Scrive al «caro nipote Luigi, tutto è finito. Senza libertà non si governa la Chiesa. Pregate per me».

Abbandona il Quirinale – dove si insedia il re d’Italia – e si rifugia in Vaticano. Con la «legge delle Guarentigie» (13 maggio 1871) lo Stato italiano offre al Pontefice un risarcimento annuo di 3 milioni e 250 mila lire. Ma Antonelli non vuole neppure vedere il documento perché proviene da chi «ha spo­gliato il Papa del suo Stato e della capitale». Pio IX rifiuta le «Guarantigie» perché sono una legge unilaterale; dà in uso e non in proprietà il territorio; non assicura alla Chiesa indipendenza e libertà; considera il Papa un «suddito del Regno d’Italia»; gli impedisce la nomina dei vescovi; conferma la soppressione degli ordini religiosi e incamera i beni ecclesiastici: questo è un classico. Protesta e si lamenta il Pontefice: «Respicientes ea omnia. L’usurpazione sacrilega dello Stato Pontificio» (1870), «Ubi nos arcano. Tribolazioni della Chiesa di Roma» (1871), «Costretti nelle attuali. Protesta al governo italiano» (1872), «Etsi multa luctuosa. Le sofferenze della Chiesa» (1873), «Mirabilis illa constantia. La giurisdizione del papa e dei vescovi» (1875). Pio IX commette l’errore di proibire, con il «Non expedit», l’attività politica dei cattolici ritardandone maturazione e partecipazione.

Così le offerte dei fedeli diventano sem­pre più indispensabili per soccorrere «l’augusta miseria», come la definisce l’Anto­nelli, il quale ricostituisce il capitale e, alla sua morte nel 1876, lascia a Pio 1X un patrimonio di 30 milioni di lire, una cifra colossale.

L’Obolo è osteggiato dai laicisti. In Italia l’e­lenco degli offerenti appare sui giornali anticlericali. Scrivono: quei soldi finiscono nelle «reverende pignatte», o sono confiscati dagli imbroglioni clericali, o foraggiano gli zuavi pontifici. In realtà, l’opinione pubblica cattolica reagisce negativamente a certe scelte e automaticamente si abbassa l’Obolo. Tipico il caso francese: quando Leone XIII riconosce le istituzioni repubblicane, i cattolici, in gran parte monarchici, rispondono diminuendo le elemosine. Invece il volto bonario di Pio X riscuote la simpatia popolare e provoca l’impennata delle offerte.

Negli anni Ottanta del XX secolo una serie di scandali, tra cui quello dell’Istituto opere di religione – determina quasi il collasso dell’Obolo che nel 1985 precipita a17 milio­ni di dollari. Il calo non è l’unica causa del disavanzo. Altri motivi sono: la flessione dei redditi sui beni che lo Stato italiano rende alla Santa Sede nel 1929, la crisi del dollaro, l’aumento dei servizi: incremento delle istituzioni in applicazione del Concilio Vaticano II, raddoppio delle nunziature passate da 80 con Paolo VI a oltre 170 con Giovanni Paolo II, rapporti con le Chiese e gli episcopati, la carità del Papa che raggiunge i confini della Terra. I viaggi papali non incidono molto.

Papa Wojtyla imposta un drastico contenimento delle spese; inizia la trasparenza rendendo pubblici i bilanci; istituisce il Consiglio dei 15 cardinali per i problemi organizzativi ed economici della Santa Sede: il Consiglio, che è solito lanciare l’allarme chiedendo più offerte, negli ultimi anni esprime ai vescovi «gratitudine per la maggio­re generosità dimostrata» e perché i vescovi esortino i cattolici «a essere più generosi con la carità del Papa». Con Benedetto XVI e Francesco la finanza vaticana – colpita in passato da grandi scandali – diventa sempre più trasparente. Le Nazioni che più contribuiscono sono: Germania, Stati Uniti, Italia, Fran­cia, Spagna, Filippine, Ameri­ca Latina e Polonia.

L’Obolo di San Pietro – o meglio «la carità del Papa» – è una forma di vivere la comunione con il Vescovo di Roma, è un segno di adesione alla sollecitudine del successore di Pietro per le necessità della Chiesa universale, è un aiuto economico  al Papa per essere ridistribuito a sostegno della missione della Chiesa e delle opere di solidarietà a favore dei più bisognosi.

In realtà, l’Obolo nasce con il Cristianesimo ed è la pratica di sostenere finanziariamente coloro che hanno la missione di annunciare il Vangelo e di prendersi cura dei più bisognosi, come affermano gli «Atti degli apostoli» (4,34; 11,29). Addirittura nel Medioevo, alla fine dell’VIII secolo, gli anglosassoni decidono di inviare in maniera stabile un contributo annuale al Papa, «Denarius Sancti Petri, Elemosina di San Pietro». Pio IX riconosce ufficialmente l’Obolo con l’enciclica «Saepe venerabilis» (5 agosto 1871).

Con Papa Francesco, a partire dal 2016, la Santa Sede decide di rendere l’Obolo più accessibile e di istaurare un dialogo con i fedeli di tutto il mondo circa la necessità e gli effetti della carità verso i più bisognosi. Per fare questo crea il sito e i canali «sociali» dedicati alla millenaria tradizione.

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