Rapporto Oxfam, allarme disuguaglianze in Italia

Il dossier della Ong britannica sulle diseguaglianze sociali nel mondo: in Italia l’1% più ricco detiene quanto il 70% della popolazione più povera. A pagare il prezzo più alto sono le donne e i giovani

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In Italia l’1 per cento più ricco detiene quanto il 70 per cento della popolazione più povera. A pagare il prezzo più alto sono donne e giovani. Oltre il 30 per cento dei ragazzi guadagna oggi meno di 800 euro lordi al mese, mentre il 23 per cento degli under 29 versa in condizioni di «povertà lavorativa». Crescono gli abbandoni scolastici: peggio di noi solo Spagna e Romania.

È l’allarme sulle diseguaglianze sociali che ogni anno scatta l’ong britannica Oxfam alla vigilia del meeting del World Economic Forum di Davos (21-24 gennaio), in Svizzera, dove si incontrano leader politici e big delle grandi aziende. Il rapporto «Time to Care» scandaglia nelle infinite ingiustizie del pianeta Terra, dove i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Un dato su tutti: i 2.153 uomini più facoltosi del pianeta detengono una ricchezza pari al patrimonio di 4,6 miliardi di persone. Una ricchezza tutta concentrata al vertice della piramide sociale: tutte le donne del Continente africano messe insieme hanno più o meno la ricchezza dei 22 uomini più ricchi del mondo.

Quest’anno al centro del dossier la «dignità del lavoro», poco tutelato e scarsamente retribuito, frammentato o addirittura non riconosciuto. E un focus sul «lavoro di cura», essenziale per le comunità, ma non retribuito e scarsamente riconosciuto, anche se oggi vale più del mercato di beni e servizi tecnologici (fino a 3 volte). Un peso che grava soprattutto sulle spalle delle donne. Confermata in Italia la difficoltà di conciliare famiglia e lavoro. Si stima che entro il 2030 avranno bisogno di assistenza nel mondo 2,3 miliardi di persone, con un aumento di 200 milioni rispetto al 2015.

L’altro tema messo a fuoco da Oxfam è il cosiddetto «ascensore sociale», con la difficoltà nel migliorare le condizioni economiche nel passaggio da una generazione a quella successiva. L’Italia, in particolare, si conferma un «Paese bloccato».

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