Padre Lombardi, «perchè non ha senso opporre i due Papi»

Pubblichiamo un ampio intervento firmato per il settimanale diocesano di Torino «La Voce e Il Tempo». Il testo di Benedetto XVI sulle ferite nella Chiesa ha riaperto le polemiche su presunti contrasti con Papa Francesco, ma è «assolutamente sbagliato vedervi una contrapposizione»

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Padre Federico Lombardi

La recente pubblicazione delle riflessioni del Papa emerito Benedetto XVI sugli abusi sessuali è stata per me una sorpresa; tuttavia, dopo la lettura, il loro contenuto non mi ha sorpreso.

Anzitutto, ritengo assolutamente sbagliato vedervi una contrapposizione con l’impostazione e le prospettive del recente Incontro di febbraio sulla Protezione dei minori e dell’azione di Papa Francesco. Chi ha partecipato all’Incontro o ne legge gli Atti (già tempestivamente pubblicati: Consapevolezza e purificazione, Libreria Editrice Vaticana) sa benissimo che la Relazione di mons. Charles Scicluna ha avuto un ruolo fondamentale nell’Incontro stesso. Ebbene, essa riporta in modo amplissimo la Lettera del Papa Benedetto XVI ai cattolici d’Irlanda del 2010 – che è notoriamente il più ampio e completo pronunciamento di Benedetto XVI sul tema – definendo «profetiche» le sue parole. Rileggendola, non si può non restare impressionati dalla sua lungimiranza e dalla sua attualità; dalla sua ampiezza di orizzonti, che comprendono le vittime di abuso e le loro famiglie, i seminaristi, i sacerdoti, i vescovi, tutti i fedeli; la giustizia da attuare nei confronti dei colpevoli e l’atteggiamento penitenziale da parte di tutta la comunità. Inoltre, non si può non ricordare che le normative canoniche vigenti sono state stabilite con il contributo determinante del card. Ratzinger, in qualità di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e poi del Papa Benedetto XVI. Anche tutto il tema importantissimo delle «Linee guida» richieste agli episcopati, ampiamente trattato nell’Incontro e ripreso dal Papa Francesco nel discorso finale, si radica nel medesimo contesto.

Si può anche notare, di passaggio, che la stessa figura di mons. Scicluna, già di primo piano nella lotta contro gli abusi nel tempo del card. Ratzinger alla Dottrina della Fede e nel papato di Benedetto XVI, è ora nuovamente di primo piano nel pontificato di Papa Francesco, e ciò è segno evidente e garanzia di continuità. Benché in un ruolo molto più secondario, ho vissuto e vivo anche io la problematica relativa agli abusi sessuali nel segno di una profonda continuità fra i due pontificati.

Molti altri aspetti importanti di evidente continuità si potrebbero facilmente indicare, a cominciare dall’ascolto delle vittime, di cui Benedetto ha dato personalmente l’esempio in molte occasioni e in diversi paesi, e che giustamente egli stesso evoca nel suo recente contributo. Il tema della qualità della scelta dei candidati al sacerdozio e della formazione nei seminari, su cui Benedetto insiste moltissimo nel suo scritto, è stato molto presente nell’Incontro e ripreso con decisione da Papa Francesco nel suo discorso finale. Infine, osservo che la luminosa testimonianza personale di Benedetto sul primato della verità e della purificazione rispetto alla tutela dell’immagine esterna della Chiesa è la premessa di ogni discorso credibile sulla «trasparenza» interna ed esterna della Chiesa e della sua comunicazione. Vedere quindi una frattura o una contrapposizione fra l’impostazione di Benedetto XVI nella lotta agli abusi sessuali e quella dell’Incontro di febbraio e di Papa Francesco si può spiegare solo come una forzatura artificiale e conseguenza di una grave mancanza di conoscenza dell’argomento.

Ciò posto, aggiungo alcune altre osservazioni complementari.

Il peso attribuito dal Papa emerito nel suo scritto alla rivoluzione sessuale, alla crisi dell’insegnamento della morale e della formazione nei seminari corrisponde a quello che egli ha sempre detto in precedenza a questo proposito (ricordo molto bene – ad esempio – alcune risposte alle domande dei giornalisti nei viaggi in aereo verso gli Stati Uniti o l’Australia).  Penso che le cose che dice corrispondano ad aspetti verissimi, che hanno avuto un rilievo non piccolo nel cambio della cultura corrente, come pure nelle vicende della formazione e del comportamento del clero, e quindi purtroppo anche degli abusi da parte di membri del clero. Naturalmente si possono mettere in rilievo anche altri fattori di cui egli non parla nel suo breve scritto e che invece hanno trovato eco negli scambi dell’Incontro. Nella parte dello scritto dedicata al dibattito sulla teologia morale emergono poi la personalità e la storia di Ratzinger «teologo», cosicché si entra in un campo in cui ci possono essere anche opinioni diverse.

La parte conclusiva dello scritto è molto coerente con la preoccupazione sempre manifestata da J. Ratzinger – Benedetto XVI sui rischi e le conseguenze dell’oscurarsi e dello scomparire di Dio e di Gesù Cristo dall’orizzonte della nostra società e della nostra vita, cioè sulla gravità della crisi della fede; come pure dell’indebolirsi del rispetto per la santità dei sacramenti nella vita della Chiesa.  In ciò io vedo una sintonia profonda con la lettura religioso-spirituale fatta da Francesco, nel discorso conclusivo dell’Incontro, sul manifestarsi negli abusi della presenza e dell’azione dello spirito del male nel mondo, e sulla necessità di opporsi ad esso con decisione in una grande lotta spirituale. Anche la messa in rilievo dell’orribile aspetto «sacrilego» degli abusi sessuali compiuti da sacerdoti accomuna Benedetto e Francesco. Naturalmente in una visione secolarizzata e di morale «laica», autonoma da ogni fondamento religioso, queste prospettive vengono contestate: non solo quelle di Benedetto, ma anche quelle di Francesco.

Benedetto riconosce naturalmente che Francesco deve continuare a impegnarsi con nuove riforme e sviluppi, e dice che il suo successore lo sta facendo. Benedetto non ha fatto tutto, ha aperto una buona strada e le piste più importanti.

Fra le «novità» più evidenti dell’impostazione e dei discorsi di Francesco rispetto a Benedetto vi sono la maggiore insistenza sulle connessioni fra abusi «di potere, di coscienza e sessuali», quindi sulla natura e sulla dinamica «sistemica» degli abusi, e sulle conseguenze del «clericalismo», cioè di una cultura deviante di superiorità e privilegio del clero, che rischia di venire a costituire come una casta che tende ad autodifendersi ed esercita l’autorità come potere più che come servizio.

Inoltre, nelle sue due «Lettere» sul tema, indirizzate esplicitamente «al popolo di Dio» vi è un forte appello alla corresponsabilità e alla solidarietà, alla collegialità e alla sinodalità, in modo che tutto il popolo di Dio si senta sfidato e impegnato insieme nella lotta contro gli abusi, per la conversione e purificazione della Chiesa e la protezione dei minori. In questo spirito è stato vissuto il recente Incontro di febbraio.

Infine, dal punto di vista delle misure canoniche, Francesco sta affrontando la questione dell’accountability, cioè del «rendere conto» dell’esercizio della propria autorità, da parte dei superiori ecclesiastici, che finora non è stata ancora adeguatamente risolta. Siamo sempre in cammino.

Ma non mi pare proprio che in queste novità si possa vedere una contrapposizione con l’impostazione di Benedetto. Si tratta piuttosto di uno sviluppo, connesso da una parte con la comprensione sempre più approfondita della realtà, delle cause e delle dinamiche degli abusi, dall’altra con un’ecclesiologia del popolo di Dio in cammino che dà maggiore rilievo ai principi di collegialità e sinodalità, e promuove in questa direzione la riforma della Chiesa.

Il modo in cui è avvenuta la pubblicazione delle riflessioni del Papa emerito (che egli aveva correttamente presentato previamente al Segretario di Stato e al Papa) ha purtroppo suscitato equivoci e tensioni, in un contesto di posizioni che spesso strumentalizzano la coesistenza del Papa con quella del suo predecessore.  Ma le polemiche sono ingiustificate, e la bella foto di lunedì scorso, che ritrae Francesco insieme a Benedetto mentre gli fa gli auguri per i suoi 92 anni, dovrebbe bastare per superare tutti gli equivoci.

 

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