Padre Pio: carisma profetico e «scandalo»

50 anni dalla morte – Il frate cappuccino moriva cinquant’anni fa in Puglia presso il convento di San Giovanni Rotondo. Il segno delle stigmate nel suo corpo aveva suscitato immensa devozione, ma era anche stato anche oggetto di polemiche molto accese. Poi venne il riconoscimento della Santità

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Sono passati cinquant’anni dal quel giorno di settembre in cui moriva padre Pio da Pietrelcina poco dopo un’ultima drammatica Messa, testimoniata da tanti fotogrammi, in cui il santo cappuccino dovette essere letteralmente sorretto da due confratelli per poter arrivare al termine del rito. Quel giorno di settembre era anche il cinquantesimo anniversario della stigmatizzazione del frate. Per mezzo secolo padre Pio aveva portato nel suo corpo i segni doloranti della passione di Cristo: segni su cui s’era concentrata l’attenzione, ora ammirata, ora perplessa, ora decisamente negativa, di tanti. Ma intanto per cinquant’anni si era sviluppata la missione del cappuccino fatta di preghiera, di sofferenza, di silenzio, di obbedienza e di infinite ore di confessionale nei confronti di vere e proprie folle salite da tutto il mondo a quello sperduto convento sul Gargano, San Giovanni Rotondo.

Quelle folle erano formate da uomini e donne di tutti i ceti sociali, gente del popolo, intellettuali, persone che venivano dal mondo dello spettacolo, della finanza, della politica, credenti e agnostici, gente che veniva per smascherare l’impostura fratesca, come dicevano, e gente che credeva e si sentiva interpellata dall’inusuale missione di un frate che portava nel corpo le stigmate, come quelle della passione di Cristo. Tra quelle folle c’erano anche ecclesiastici e teologi, non di rado venuti a sottoporre il ‘fenomeno’ di padre Pio a severa indagine in nome di una Chiesa che, prima del Concilio, non aveva ancora dimenticato i suoi non del tutto passati sistemi inquisitoriali.

Le vicende sono ormai note ai più, ma occorre ricordare che quella Chiesa che pesantemente inflisse tanta sofferenza a padre Pio è la stessa che ha saputo riconoscere ufficialmente la sua santità e l’origine soprannaturale della sua missione. Ma qui è forse il caso di chiedersi che cosa sia veramente successo a San Giovanni Rotondo e perché ci fu una così accesa controversia proprio a partire dall’interno della Chiesa sul conto del frate cappuccino. Le due domande in fondo sono una sola.

Nella vita di S. Pio da Pietrelcina ci fu un insieme evidente di fatti riconducibili alla mistica: le stigmate prima di tutto, ma anche il carisma profetico, il dono di leggere dentro le coscienze e altri fenomeni mistici legati alla sua missione e alla sua vita interiore. La Chiesa da sempre conosce l’esistenza di questi doni carismatici ed è in possesso di tutti gli strumenti, dati dallo Spirito Santo, per operare un giusto discernimento. Per far questo l’autorità della Chiesa deve mettersi in atteggiamento critico verso i fenomeni mistici e solo dopo accurate indagini ne riconosce l’autenticità.

Va detto però che non poche volte in alcuni uomini di Chiesa più che un atteggiamento critico c’è un pregiudizio che definirei razionalistico e di natura scientista: cioè si esclude a priori la possibilità dell’esperienza mistica o la si relega in una posizione del tutto marginale, quasi come un fenomeno inutile, a fronte di un’idea di fede che sarebbe un credere fondato sulla Parola, ma senza il soccorso di segni dall’alto che accompagnano la fede e la facilitano. La fede vera, secondo costoro, sarebbe la fede oscura, quasi una perenne notte della fede in cui si crede contro ogni evidenza. Oppure, secondo altri, la fede sarebbe il risultato di studi specialistici: una fede gnostica, un sapere per pochi dotti e per le loro corti di ammiratori. Ma questa non è la fede di cui parla Gesù.

Probabilmente ci sono anche altri motivi per cui padre Pio fu un segno di contraddizione nel suo tempo e in parte ancora oggi: infatti il santo cappuccino ebbe la missione di rendere in qualche modo visibile nel suo corpo il mistero della redenzione operata da Cristo. Ma proprio qui, allora e anche oggi, si fanno strada delle domande: non è forse sufficiente la passione di Cristo per salvare il mondo? Allora che bisogno c’è di stigmate e di altri dolori per una redenzione che è già avvenuta una volta per sempre? Ma c’è ancora una domanda, la più inquietante: la passione di Cristo è stata veramente necessaria come sacrificio di espiazione per la salvezza del mondo, oppure Gesù Cristo è solo il modello ammirevole e sfortunato di un amore e di una dedizione senza pari? Anche oggi diciamo che nella sua vita terrena Gesù ci ha mostrato l’amore più grande. Ma è solo un esempio da ammirare anche per il suo esito sfortunato, oppure quello di Gesù fu un sacrificio necessario perché il mondo fosse redento?

Alla luce di queste domande si può comprendere come agli occhi di alcuni il vero ‘scandalo’ durato cinquant’anni in quel convento del Gargano fu che intere folle, attirate da quei segni misteriosi apparsi sul corpo del frate cappuccino, sentissero il bisogno di confessarsi da lui e di cambiare vita. Si parlò allora di idolatria per un uomo e piombarono sanzioni feroci da parte di certi personaggi di Chiesa, volte a distruggere un fenomeno che poneva silenziosamente troppe domande a uomini corrotti oppure ad ambienti teologici che ritenevano valido solo ciò che era riconducibile ad idee chiare e distinte. Cambiate le circostanze, qualcuno oggi riduce il tutto ad uno dei tanti casi di fanatismo di massa, particolarmente attivo in persone deboli e disorientate.

Certo, è doveroso purtroppo constatare che per molti oggi padre Pio non è altro che il taumaturgo a cui votarsi in casi disperati, il santo a cui ricorrere per ottenere qualche favore. Questo tipo di devozione non è condannabile a priori, ma ha la grave responsabilità di far dimenticare quella che fu la vera missione di padre Pio, lo ‘scandalo’ di cui parlavo sopra. In più, a questo tipo di devozione a buon mercato non interessa il significato teologico racchiuso nel carisma del santo cappuccino, che si traduce in questa domanda: perché Dio dona agli uomini certi carismi proprio in certe epoche storiche? La risposta è che in un secolo tragico come il Novecento nessun messaggio spirituale era più attuale di quello racchiuso nell’esperienza mistica di chi è chiamato a rivivere da vicino la passione del Signore.

Non a caso il carisma di padre Pio si affianca molto da vicino al mistero racchiuso nell’evento di Fatima e nell’infinita schiera di martiri del XX secolo: messaggi che hanno creato molto scalpore dentro e fuori la Chiesa e che continuano ad essere segni di contraddizione. Sono segni che obbligano il credente e anche il non credente ad interrogarsi più a fondo sul mistero del male morale, il peccato, e sul bisogno di redenzione e di salvezza che porta in sé ogni uomo. Sono domande che molti non vogliono farsi e preferiscono rassicurarsi con un cristianesimo meno drammatico e più scontato, quello di una salvezza a basso costo e già assicurata per tutti, indipendentemente dalle scelte morali di ciascuno. Invece un carisma come quello di padre Pio è lì a dirci che la salvezza c’è ed è a nostra disposizione, ma si accede ad essa con la fede e con la conversione del cuore

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