Papa Paolo VI e mons. Oscar Romero sono santi

Piazza San Pietro – Papa Francesco domenica 14 ottobre ha proclamato santi due grandi amici: il suo predecessore Papa Paolo VI e l’Arcivescovo di San Salvador Oscar Arnulfo Romero, assassinato per la sua strenua difesa dei poveri. Paolo VI e Torino

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Papa Francesco il 14 ottobre 2018 proclama santi due grandi amici, il Papa di Roma Paolo VI e l’arcivescovo di San Salvador Oscar Arnulfo Romero, assassinato per la sua strenua difesa dei poveri.

«l rapporti fra i due non hanno nulla di formale» osserva lo storico e docente Roberto Morozzo Della Rocca. L’arcivescovo salvadoregno si affida a Paolo VI e il Papa lo protegge, nonostante le voci malevole che lo accusano di nefandezze: di essere un comunista, un eretico, addirittura un matto. Famiglie dell’oligarchia, esponen­ti del regime militare – foraggiati dalla Cia americana, che vede comunisti ovunque – e ambienti ecclesiastici avver­si a lui e al Concilio lo diffamano perché osa chiedere giu­stizia sociale e lottare per i poveri. «E lo faceva – dice Morozzo – con un’autorità mai vista in Salvador. Il popolo era affascinato dalla passione pastorale di Romero, dalla sua predicazio­ne veemente, dal suo coraggio profetico».

Vescovo di Santiago de Maria, una diocesi periferica, Romero conosce Paolo VI nel 1975 durante una «visita ad limina». Appena insediato arcive­scovo della capitale San Salvador, nel marzo 1977 Romero si scontra con il governo che sta insabbiando l’indagine sull’assassinio del gesuita Rutilio Grande Garsia, parroco che viveva da povero tra po­veri. Racconta Morozzo: «La protesta di Romero, in una Messa che radunò presso la Cattedrale di San Salvador cento­mila fedeli, fu disapprovata dal nunzio mons. Emanuele Gerada che cercava di mantenere buone relazioni con le autorità. Romero si recò a Roma. Paolo VI lo riconobbe all’udienza generale del mercoledì e lo ricevette. Gli diede fraternamente l’incoraggiamento di cui ave­va bisogno: “Coraggio, è lei che comanda”».

Un altro significativo incontro avviene il 21 giugno 1978, meno di due mesi prima che Papa Montini muoia a Castel Gandolfo il 6 agosto 1978. Sono momenti difficili: Romero è osteggiato, la Chiesa salvadoregna è perseguitata, alcuni preti sono uccisi. L’arcive­scovo deve difendersi dai detrattori che cercano di farlo rimuovere dalla Santa Sede. Ro­mero va a Roma a difendersi e nota: «Il Papa non è stato schematico, ma piuttosto cor­diale, ampio, generoso». Montini non entra nel meri­to delle accuse, ma conforta e sostiene l’arcivescovo.

Lo storico Morozzo scrive sulla rivista «Vita pastorale»: «Nelle omelie di Romero i riferimenti a Paolo VI e ai suoi documenti sono frequenti. Segue ogni passo e discor­so di Paolo VI dall’elezione nel 1963, scrivendone e parlandone di conti­nuo. Le vicende personali di Romero sembrano rical­care, nelle gioie e nelle amarezze, le tre grandi fasi del­ pontificato di Paolo VI: quella degli entusia­smi conciliari e delle grandi encicliche, come “Populo­rum progressio” (1967); quella del ripiegamento perle conte­stazioni; quella del rilancio dell’evangelizzazione fra il 1974 e il 1978, di cui sono simbolo l’Anno Santo del 1975 e la “’Evangelii nuntiandi” del 1977».

L’arcivescovo annota: «Nella voce del Pa­pa c’è un grido di speranza. Siamo in un tempo in cui la Chiesa si rinnova, e non solo con una restaurazione del proprio prestigio esteriore, che non convince nes­suno, ma con un rinnovamento fermo e aperto che ren­de la Chiesa più semplice e più biblica. È il clima di primavera che si respira in questa ora postconcilia­re». Elogia Montini come «Papa del dialogo, leader della pace del mondo, pellegrino dell’amicizia dei popoli, profeta nuovo dello sviluppo dei popoli e della giustizia sociale, autentico avvocato dei popo­li poveri dinanzi all’abuso dei popoli potenti».

Come Montini a Roma, Romero a San Salvador, negli anni Settanta, avverte le crescenti opposizioni al Concilio e la difficoltà di fare sintesi tra vec­chio e nuovo; esorta a non dare interpretazioni arbitrarie del Concilio, a non divi­dere la Chiesa in fazioni; riprende l’invito a proseguire nell’aggiornamento e a impegnarsi nel­la carità; lo definisce «il grande Papa dell’equilibrio». Nell’esortazione apostolica «Evangelii nuntiandi» (1975), riassumendo il Sinodo 1974 «L’evangelizzazione nel mondo contemporaneo», Montini parla della «gioia di evangelizzare anche tra le lacrime», e delle comunità di base diffusissime in America Latina. Romero, martire «in odio alla fede» si fa paladino delle montiniane «civiltà dell’amore» – della quale il Papa parla per la prima volta nella Pentecoste 1970 – e di «No alla violenza, sì alla pace», tema della Giornata della pace 1978.

A un giornalista che , nell’agosto 1978, gli chiede se abbraccia la teologia della liberazione, Ro­mero risponde: «Sì, appoggio la teologia del­la liberazione, quella che promana dal mes­saggio di Gesù, che viene a togliere il peccato dal mondo». Il mio pensiero teologi­co è uguale a quello di Paolo VI, definito nella “Evangelii nuntiandi”». È in totale fedeltà al proprio motto episcopale, «Sentire con la Chiesa», scolpito sulla lapide tombale, e in piena sintonia con Paolo VI che considerae padre, maestro e amico.

In America Latina l’arcivescovo martire è venerato come «San Romero de las Américas», che ha accolto il grido del popolo e si è schierato decisamente in difesa dei poveri e degli oppressi, convinto che i valori evangelici vadano incarnati e non solo affermati. «È un vescovo educato dal suo popolo», dice subito dopo la morte nel 1980, il cardinale arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini.

Il poeta Davide Maria Turoldo, religioso servita, gli dedica una poesia: «In nome di Dio vi prego, vi scongiuro, vi ordino: non uccidete! Soldati, gettate le armi…/ Chi ti ricorda ancora, fratello Romero? Ucciso infinite volte / dal loro piombo e dal nostro silenzio. / Ucciso per tutti gli uccisi; neppure uomo, / sacerdozio che tutte le vittime riassumi e consacri. / Ucciso perché fatto popolo: / ucciso perché facevi «cascare le braccia ai poveri armati», più poveri degli stessi uccisi: / per questo ancora e sempre ucciso. / Romero, tu sarai sempre ucciso, e mai ci sarà un / Etiope che supplichi qualcuno ad avere pietà. / Non ci sarà un potente, mai, che abbia pietà / di queste turbe, Signore? nessuno che non venga / ucciso? / Sarà sempre così, Signore?»

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