Papa Francesco, il dolore per l’attentato in Camerun

Vaticano – Mercoledì 28 ottobre, al termine dell’Udienza del Mercoledì dedicata al tema della preghiera, l’appello di Papa Francesco perché in Camerun «tacciano le armi»

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«Mi unisco al dolore delle famiglie dei giovani studenti barbaramente uccisi sabato scorso a Kumba, in Camerun. Provo grande sconcerto per un atto tanto crudele e insensato, che ha strappato alla vita i piccoli innocenti mentre seguivano le lezioni a scuola. Che Dio illumini i cuori, perché gesti simili non siano mai più ripetuti e perché le martoriate regioni del Nord-Ovest e Sud-Ovest del Paese possano finalmente ritrovare la pace! Auspico che le armi tacciano e che possa essere garantita la sicurezza di tutti e il diritto di ciascun giovane all’educazione e al futuro. Esprimo alle famiglie, alla città di Kumba e a tutto il Camerun il mio affetto e invoco il conforto che solo Dio può dare».

Così Papa Francesco al termine della udienza del mercoled’, il 28 ottobre. Un appello alla pace e il ricordo nella preghiera per le vittime della violenza. E sempre al tema della è stata dedicata la catechesi con particolare riferimento alla vicinanza che essa stabilisce tra Dio e gli uomini.

«Gesù non è un Dio lontano, e non può esserlo. L’incarnazione lo ha rivelato in modo compiuto e umanamente impensabile. Così, inaugurando la sua missione, Gesù si mette a capofila di un popolo di penitenti, come incaricandosi di aprire una breccia attraverso la quale tutti quanti noi, dopo di Lui, dobbiamo avere il coraggio di passare. Ma la strada, il cammino, è difficile; ma Lui va, aprendo il cammino. Il Catechismo della Chiesa Cattolica spiega che questa è la novità della pienezza dei tempi. Dice: «La preghiera filiale, che il Padre aspettava dai suoi figli, è finalmente vissuta dallo stesso Figlio unigenito nella sua umanità, con gli uomini e per gli uomini» (n. 2599). Gesù prega con noi. Mettiamo questo nella testa e nel cuore: Gesù prega con noi».

Una  presenza che ci richiama al valore dell’umiltà e della consapevolezza dell’amore di Dio

«Per pregare ci vuole umiltà», ha concluso, «Ha aperto i cieli, come Mosè aveva aperto le acque del mar Rosso, perché tutti noi potessimo transitare dietro di Lui. Gesù ci ha regalato la sua stessa preghiera, che è il suo dialogo d’amore con il Padre. Ce lo ha donato come un seme della Trinità, che vuole attecchire nel nostro cuore. Accogliamolo! Accogliamo questo dono, il dono della preghiera. Sempre con Lui. E non sbaglieremo».

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