Papa Francesco, «la preghiera responsabilizza»

Mercoledì 21 ottobre nella tradizionale udienza del mercoledì, il Papa ha continuato la catechesi sulla preghiera: un invito a considerarla «il centro della vita». Al termine nel saluto ai fedeli polacchi il ricordo di San Giovanni Paolo II di cui il 22 ottobre ricorre la memoria liturgica

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La centralità della preghiera nella vita dell’uomo, la forza di un dialogo con Dio che non serve «per essere ammirati dagli altri», che anzi trasforma in abominio la disattenzione agli ultimi, agli scarti, ai poveri. Questo il cuore dell’ultima catechesi sulla preghiera dei Salmi che Papa Francesco ha tenuto mercoledì 21 ottobre.

«Certo, esiste anche una preghiera fasulla, una preghiera fatta solo per essere ammirati dagli altri. Quello o quelli che vanno a Messa soltanto per far vedere che sono cattolici o per far vedere l’ultimo modello che hanno acquistato, o per fare buona figura sociale. Vanno a una preghiera fasulla. Gesù ha ammonito fortemente al riguardo (cfr Mt 6,5-6; Lc 9,14). Ma quando il vero spirito della preghiera è accolto con sincerità e scende nel cuore, allora essa ci fa contemplare la realtà con gli occhi stessi di Dio.

Quando si prega, ogni cosa acquista “spessore”. Questo è curioso nella preghiera, forse incominciamo in una cosa sottile ma nella preghiera quella cosa acquista spessore, acquista peso, come se Dio la prende in mano e la trasforma. Il peggior servizio che si possa rendere, a Dio e anche all’uomo, è di pregare stancamente, in maniera abitudinaria. Pregare come i pappagalli. No, si prega con il cuore. La preghiera è il centro della vita. Se c’è la preghiera, anche il fratello, la sorella, anche il nemico, diventa importante».

Da Papa Francesco anche un monito a non considerare la preghiera «un calmante per attenuare le ansietà della vita» e a trasformare la preghiera in azione: «La preghiera può iniziare nella penombra di una navata, ma poi termina la sua corsa per le strade della città. E viceversa, può germogliare durante le occupazioni quotidiane e trovare compimento nella liturgia. Le porte delle chiese non sono barriere, ma “membrane” permeabili, disponibili a raccogliere il grido di tutti. Nella preghiera del Salterio il mondo è sempre presente. I salmi, ad esempio, danno voce alla promessa divina di salvezza dei più deboli: «Per l’oppressione dei miseri e il gemito dei poveri, ecco, mi alzerò – dice il Signore –; metterò in salvo chi è disprezzato» (12,6). Oppure ammoniscono sul pericolo delle ricchezze mondane, perché «l’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono» (48,21). O, ancora, aprono l’orizzonte allo sguardo di Dio sulla storia: «Il Signore annulla i disegni delle nazioni, rende vani i progetti dei popoli. Ma il disegno del Signore sussiste per sempre, i progetti del suo cuore per tutte le generazioni» (33,10-11). Insomma, dove c’è Dio, ci dev’essere anche l’uomo. La Sacra Scrittura è categorica: «Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo. Lui sempre va prima di noi. Lui ci aspetta sempre perché ci ama per primo, ci guarda per primo, ci capisce per primo. Lui ci aspetta sempre. Se uno dice: “Io amo Dio” e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Se tu preghi tanti rosari al giorno ma poi chiacchieri sugli altri, e poi hai rancore dentro, hai odio contro gli altri, questo è artificio puro, non è verità».

Al termine dell’udienza, nei saluti Papa Francesco ha ricordato ai fedeli polacchi San Giovanni Paolo II di cui il 22 ottobre ricorre la memoria liturgica.

«Saluto cordialmente tutti i Polacchi. Domani celebriamo la memoria liturgica di San Giovanni Paolo II, nell’anno giubilare del Centenario della Sua nascita. Egli, uomo di spiritualità profonda, ogni giorno contemplava il Volto luminoso di Dio nella preghiera liturgica e nella meditazione dei Salmi. Esortava anche tutti i cristiani a cominciare le giornate con le lodi al Signore, prima di intraprendere le non sempre facili vie della vita quotidiana»

 

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