Papa Francesco: “l’uomo sulla Luna, sogno straordinario”

“Più giustizia fra i popoli” – «Cinquant’anni fa l’uomo mise piede sulla Luna, realizzando un sogno straordinario. Possa il ricordo di quel grande passo per l’umanità accendere il desiderio di progredire insieme verso traguardi ancora maggiori: più dignità ai deboli, più giustizia tra i popoli, più futuro per la nostra casa comune». All’Angelus di domenica 21 luglio il Papa ancora una volta volge lo sguardo ai più piccoli e alla sete di giustizia

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Papa Francesco all'Angelus

«Cinquant’anni fa come ieri l’uomo mise piede sulla Luna, realizzando un sogno straordinario. Possa il ricordo di quel grande passo per l’umanità accendere il desiderio di progredire insieme verso traguardi ancora maggiori: più dignità ai deboli, più giustizia tra i popoli, più futuro per la nostra casa comune». All’Angelus di domenica 21 luglio 2019 Papa Francesco ancora una volta volge lo sguardo ai più piccoli e alla sete di giustizia, tema delle intenzioni di preghiera del luglio 2019.

PAOLO VI LO DEFINISCE «L’AUDACISSIMO VOLO» – Segue l’evento in mondovisione e il 21 luglio 1969 si rivolge in inglese ai tre astronauti Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins: «Gloria a Dio! E onore a voi, uomini artefici della grande impresa spaziale. Ancor più che la faccia della Luna, la faccia dell’uomo s’illumina davanti a noi». Già Pio XII il 21 ottobre 1955 esprime ottimismo all’Unione europea di radiodiffusione: «Non è cosa ardua prevedere fino a che punto la conoscenza indurrà gli uomini a considerarsi sempre meno estranei e meno indifferenti gli uni agli altri. Impareranno a rallegrarsi con chi si rallegra, a piangere con chi piange. Sarà per essi più agevole sentirsi membri di una sola grande famiglia: quella di Dio». E nel 1956 sollecita «lo sforzo comune dell’umanità verso una pacifica conquista dell’universo possa imprimere maggiormente, nella coscienza degli uomini, il senso della comunità e della solidarietà».

OMAGGIO A DIO E SEGNO DI PROGRESSO – Il 12 agosto 1962 Giovanni XXIII, all’epoca dei lanci russi verso il pianeta Venere, constata: «I popoli e in particolare le giovani generazioni seguono con entusiasmo gli sviluppi delle mirabili ascensioni e navigazioni spaziali. Come vorremmo che queste intraprese assumessero significato di omaggio reso a Dio creatore e legislatore supremo. Questi storici avvenimenti come saranno segnati negli annali della conoscenza scientifica del cosmo, così possano divenire espressione di vero e pacifico progresso, a solido fondamento della umana fraternità». Paolo VI incoraggia le imprese spaziali, potenziale di pace per tutta l’umanità. Il 20 gennaio 1966 agli scienziati del Centro ricerche aerospaziali dell’Università di Roma dice: «La collaborazione in campo scientifico è diventata qualcosa di più profondo, di più significativo, di più umano: è divenuta una mutua conoscenza, un mutuo rapporto, un mutuo aiuto, basato sulla stima reciproca, sull’intesa fraterna e leale. Questa stretta fusione di menti e di cuori, nel comune alto lavoro scientifico, è una nuova prova di quella preminenza e dignità sacra dell’uomo considerando il complesso valore dei vostri studi e delle vostre progettazioni; è una garanzia di fratellanza vissuta e consapevole; è una promessa di pace e di progresso, cui la fede in Dio, e la collaborazione prestata alla sua opera di creazione, conferisce il valore più alto e duraturo».

IL DOMINIO DELLO SPAZIO ESCLUSO DAL DIRITTO – Durante il pontificato di Giovanni Paolo II – che riabilita formalmente Galileo Galilei – l’entusiasmo per le imprese spaziali è raffreddato dalla corsa al riarmo atomico. Il 2 ottobre 1984 alla Pontificia Accademia delle scienze Wojtyla sottolinea i vantaggi prodotti dai satelliti: lotta all’analfabetismo, previsioni atmosferiche, indicazioni sulle coltivazioni e sulle acque, lotta alla desertificazione, prevenzione dei disastri ecologici. E aggiunge: «Il vostro sguardo è diretto ai cieli, non soltanto per studiare e contemplare le stelle create da Dio, come fecero i grandi personaggi ma per parlare degli esperimenti spaziali, delle stazioni e dei satelliti spaziali costruiti dall’uomo. Sono con voi nel vostro lavoro, perché considero la presenza nello spazio dell’uomo e delle sue macchine con la stessa ammirazione che ebbe Paolo VI al tempo dell’impresa di “Apollo 13”, quando invitò a “rendere omaggio a coloro che, con lo studio, l’azione e l’autorità hanno mostrato al mondo gli illimitati poteri delle scienze e della tecnologia moderna. Insieme a noi anche voi eleverete un ardente inno di gratitudine a Dio, creatore dell’universo e padre dell’umanità, che anche in questi modi desidera essere cercato e trovato dall’uomo, adorato e amato dall’uomo”. Queste diverse modalità di presenza dell’uomo nello spazio ci portano a una domanda: a chi appartiene lo spazio? Quando lo spazio era qualcosa che veniva solamente osservato e studiato, questa domanda non era stata posta. Ma ora che lo spazio è visitato dall’uomo e dalle sue macchine, la domanda è ineludibile: a chi appartiene lo spazio? Non esito a rispondere che lo spazio appartiene all’umanità intera, che esso è qualcosa a vantaggio di tutti». Il diritto internazionale esclude che qualche Paese domini sullo spazio.

RAPIDISSIMO PROGRESSO DELL’UMANITÀ – Benedetto XVI il 21 maggio 2011 si rivolge agli astronauti di varie nazioni della Stazione spaziale internazionale: «Sono grato di potermi rivolgere a così tanti di voi, data la presenza contemporanea di due equipaggi. L’umanità vive il rapidissimo progresso delle conoscenze scientifiche e delle applicazioni tecniche. In certo senso voi siete i nostri rappresentanti, la punta avanzata dell’umanità che esplora nuovi spazi e nuove possibilità per il nostro avvenire, andando aldilà dei limiti delle nostre esperienze quotidiane. Tutti ammiriamo il vostro coraggio, la disciplina e l’impegno con cui vi siete preparati. Siamo convinti che siete animati da nobili ideali e che volete mettere i frutti delle vostre ricerche e delle vostre imprese a disposizione di tutta l’umanità e per il bene comune. Esprimo la mia ammirazione e il mio apprezzamento per voi e per tutti quelli che collaborano a rendere possibile la vostra impresa e di incoraggiarvi cordialmente nel portarla a compimento». Proprio mons. Joseph Ratzinger in una conferenza del 1970 osserva: «L’astronauta e la sonda lunare scoprono la Luna solo come roccia, deserto, sabbia, montagne, ma non come luce. E in effetti essa è in se stessa soltanto questo. Tuttavia, per merito di altri e in funzione di altri ancora, essa è anche luce e rimane tale anche nell’epoca dei viaggi nello spazio».

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