Papa Paolo VI e la Luna cinquant’anni fa

21 luglio 1969 – Papa Montini volle assistere alle riprese televisive dello sbarco sulla Luna della missione Apollo 11. Il segretario mons. Macchi lo fotografò mentre ammirava l’astronauta che si posava sul suolo lunare. Da Castelgandolfo rivolse queste parole: «Onore a voi conquistatori». Papa Francesco, «progredire verso traguardi ancora maggiori: più giustizia fra i popoli».

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«Qui parla a voi, astronauti, dalla specola di Castel Gandolfo, vicino a Roma, Papa Paolo VI. Onore, saluto e benedizione a voi, conquistatori della Luna, pallida luce delle nostre notti e dei nostri sogni! Portate con la vostra viva presenza, la voce dello spirito, l’inno a Dio, nostro creatore e nostro Padre. Siamo a voi vicini con i nostri voti e con le nostre preghiere. Vi saluta con la Chiesa cattolica Papa Paolo VI». Aperto e sensibile a scienza e tecnica, arte e filosofia, Papa Montini considera «un fatto singolarissimo e meraviglioso» lo sbarco, cinquant’anni fa, degli astronauti sulla Luna e li raggiunge con un saluto in inglese.
Il suo segretario mons. Pasquale Macchi racconta: «Volle assistere alle riprese televisive e potei fotografarlo mentre ammira l’astronauta che posa il piede sulla Luna».

Lanciata il 16 luglio 1969 dal «Kennedy Space Center» di Cape Canaveral, «Apollo 11» alluna e Neil Armstrong è il primo uomo a mettere piede sulla Luna alle 4:57 del 21 luglio (ora italiana). «That’s a small step for a man, a giant leap for mankind, questo è un piccolo passo per un uomo, un passo da gigante per l’umanità». Domenica 13 luglio 1969 il Papa propone una formidabile riflessione: «La scienza e la tecnica si manifestano in un modo incomparabile, complesso, così audace da segnare il vertice delle conquiste e da lasciarne presagire altre. Ciò che stupisce è che non si tratta di sogni. La fantascienza diventa realtà. Se si considera l’organizzazione di cervelli, attività, strumenti, mezzi economici, studi, esperimenti e tentativi, l’ammirazione diventa riflessione che si curva sull’uomo, sul mondo, sulla civiltà. Chi è questo essere capace di tanto? così piccolo, così fragile, così simile all’animale, e così superiore, così padrone delle cose, così vittorioso sul tempo e sullo spazio? chi siamo noi? Vengono alla mente le parole del Salmo 8,4-8: «Che cosa è l’uomo che tu ti ricordi di lui? Lo hai fatto di poco inferiore agli angeli, lo hai coronato di gloria e di onore; e lo hai costituito sopra le opere delle tue mani. Hai posto tutte le cose sotto i suoi piedi». L’uomo, creatura di Dio, ancora più della Luna misteriosa, al centro di questa impresa ci si rivela. Ci si rivela divino, non in sé, ma nel suo principio e nel suo destino. Onore all’uomo, alla sua dignità, al suo spirito, alla sua vita».

Montini parla nuovamente domenica 20 luglio dicendo cose profondissime: «Che cos’è l’universo, donde, come, perché? Faremo bene a meditare sull’uomo, sul suo ingegno prodigioso, sul suo coraggio temerario, sul suo progresso fantastico. Dominato dal cosmo come un punto impercettibile, l’uomo col pensiero lo domina. Chi siamo noi, capaci di tanto? Faremo bene a meditare sul progresso. Lo sviluppo scientifico e operativo dell’umanità arriva a un traguardo che sembrava irraggiungibile: il pensiero e l’azione dell’uomo dove potranno arrivare? L’ammirazione, l’entusiasmo, la passione per i prodotti dell’ingegno dell’uomo ci affascinano. Qui è il pericolo: da questa possibile idolatria dello strumento dovremo guardarci. Ma questa efficienza è sempre a suo vantaggio? Lo fa più buono? più uomo? O non potrebbe lo strumento imprigionare l’uomo che lo produce e renderlo servo del sistema di vita che lo strumento nella sua produzione e nel suo uso impone al proprio padrone? Tutto dipende dal cuore dell’uomo. Bisogna assolutamente che il cuore dell’uomo diventi più libero, più buono, più religioso, quanto maggiore e pericolosa è la potenza delle macchine, delle armi, degli strumenti». «Nell’ebbrezza di questo giorno fatidico, vero trionfo per il dominio del cosmo» il Pontefice esorta a non dimenticare i drammi: «Alle guerre in Vietnam, Africa e Medio Oriente si è aggiunta quella con migliaia di vittime tra Salvador e Honduras. La fame affligge intere popolazioni. Dov’è l’umanità vera? Dov’è la fratellanza, la pace? Possa il progresso, di cui festeggiamo una sublime vittoria, rivolgersi al vero bene dell’umanità».

Paolo VI nell’udienza generale di mercoledì 23 luglio dice: «Non temiamo che la nostra fede non sappia comprendere le esplorazioni e le conquiste che l’uomo va facendo del creato, e che noi seguaci di Cristo siamo esclusi dalla contemplazione della terra e del cielo e dalla gioia della loro progressiva e meravigliosa scoperta. Se saremo con Cristo, saremo nella via, nella verità, nella vita». Il 16 ottobre 1969 riceve i tre astronauti, si congratula «per il coraggio di superare il timore dell’incognito. Con la vostra intrepida avventura l’uomo ha compiuto un altro passo verso una maggiore conoscenza dell’universo. Preghiamo Dio, creatore del mondo, di vedere più chiaramente la sua potenza, la sua immensità e la sua perfezione, così che gli uomini possano sempre più unirsi, come figli, in amore fraterno, in pace e in preghiera». Nell’udienza del 21 maggio 1969 afferma: «Gli astronauti vanno con impensabile velocità a esplorare da vicino il satellite della nostra Terra, la Luna, quieta amica delle nostre notti, dalla faccia mutevole, fredda e argentea. Si guarda, si ammira, si riflette, si prega, si spera. Ammirare, ammirare dobbiamo. Per non rendere vano questo sforzo del nostro spirito, su due sentieri vi esortiamo a dirigerlo. Verso l’uomo, primo sentiero della nostra ammirazione. Chi è l’uomo, capace di opere simili? V’è qualcosa nell’uomo che supera l’uomo, v’è un riflesso che sa di mistero e di divino. L’altro sentiero della nostra ammirazione è Dio: una razionalità cogente ci obbliga ad arrivare alle soglie di quella suprema sapienza che chiamiamo religione, ci riconduce alla fonte del tutto, all’uno necessario, al principio creatore, al Dio vivente».

«Apollo 11» conclude la corsa allo spazio tra Usa e Urss. Mosca brucia la «rivale» con Jury Gagarin primo cosmonauta a volare attorno alla Terra il 21 aprile 1961. In un’America annichilita il presidente John Fitzgerald Kennedy il 25 maggio 1961 raccoglie la sfida: «Il Paese deve impegnarsi a realizzare in questo decennio l’obiettivo di far atterrare un uomo sulla Luna e farlo tornare sano e salvo sulla Terra».

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