Papa Paolo VI e Torino

Il 14 ottobre santo – Giovanni Battista Montini conosceva bene e ammirava la Chiesa torinese, i suoi santi e i suoi pastori. Particolare venerazione aveva per la Sindone e per Pier Giorgio Frassati. In Segreteria di Stato incontrava sovente l’arcivescovo cardinale Maurilio Fossati. E venne più volte a Torino sia da sostituto della Segreteria di Stato e sia da arcivescovo di Milano

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Papa Paolo VI con l'Arcivescovo di Torino cardinale Michele Pellegrino

«Credo che Torino darà sempre la totalità di sé alla Chiesa. Continua­te, con la vostra fede, la meravigliosa apologia dei vostri santi». La Sindone «sorprendente e misteriosa reliquia» suscita «l’ansioso desiderio» di vedere Gesù». San Leonardo Murialdo «uomo mite, gentile e santo».

Tre espressioni di Paolo VI che Papa Francesco canonizza il 14 ottobre 2018. Giovanni Battista Montini conosceva bene e ammirava la Chiesa torinese, i suoi santi e i suoi pastori. Particolare venerazione aveva per la Sindone e per Pier Giorgio Frassati. In Segreteria di Stato incontrava sovente l’arcivescovo cardinale Maurilio Fossati. E venne più volte a Torino sia da sostituto della Segreteria di Stato e sia da arcivescovo di Milano.

1928 – Negli appunti per una commemorazione definisce Pier Giorgio Frassati «un semplice, il fascino dei complicati non dura»

1931 – «Ricordiamo la viva impressione che si stampò nel nostro animo quando (nell’ostensione della Sindone nel maggio 1931 n.d.r.) avemmo la fortuna di assistere a una proiezione sopra uno schermo grande e luminoso, e il volto di Cristo ci apparve così ve­ro, così profondo, così umano e divino, quale in nessu­na altra immagine avevamo potuto ammirare: fu quello un momento d’incanto singolare». Così scrive nel messaggio per la prima ostensione televisiva nel 1973.

1932 – Montini, assistente della Fuci, tiene nella chiesa della Crocetta un discorso su Pier Giogio «un forte».

1939-1946 – In Segreteria di Stato collabora a trovare un rifugio alla Sindone nel santuario benedettino di Montevergine (Avellino) durante la guerra, per sottrarla ai bombardamenti.

1° settembre 1959– Al Teatro Alfieri di Torino l’arcivescovo Montini tiene la prolusione al 35° congresso nazionale della Fuci: «Devo vincere una tentazione, una specie di incantesimo: quella di cercare il volto d’uno studente bello e vigoroso di Torino, di cui in questi anni la gioventù nostra ha studiato i lineamenti e meditato la virile bontà, come un modello, un fratello ideale: Pier Giorgio Frassati. Si riaccende in noi, ammirando questa figura di giovane, il desiderio dell’imitazione, dell’emulazione; ci conforta la certezza che una giovinezza forte e limpida è possibile e vicina; cresce nel cuore l’interiore anelito verso una superiore bontà». Poi Montini va a trovare il padre, senatore Alfredo Frassati. Dopo l’esperienza di ambasciatore a Berlino e dopo la cessione agli Agnelli de «La Stampa», dai primi Anni Trenta è presidente dell’Italgas. Lo aveva conosciuto a Roma e qualche volta lo aveva accompagnato nelle passeggiate campestri. La visita era la dimostrazione del vivo interesse dell’antico assistente per «lo studente delle otto beatitudini». Alfredo scrive poi un biglietto alla «Carissima Eminenza, mai dimenticherò questo giorno. So per Chi è venuto da me facendo atto di umiltà. Grazie, grazie. Le bacio l’anello, preghi per me: ne ho tanto bisogno». Testimonia la signora Lucia Busca, segretaria di Frassati: «Il senatore provava una sconfinata ammirazione per Montini e tanto onore, tanta finezza e benevolenza avevano suscitato nel suo animo un’impressione profonda, una gioia specialissima. Il colloquio era durato a lungo, il commiato commovente e affettuoso. Emozionatissimo e straordinariamente contento il presidente non cercava di nascondere le lacrime. Mi chiamò nel suo ufficio: “Lei ha visto il cardinale Montini? Lei ha visto il futuro Papa. Perché certissimamente sarà Papa. Io non sarò più qui, ma lei lo vedrà Papa».

27 marzo 1960, domenica – Al Monte dei Cappuccini Montini inaugura, presente Fossati, la statua in bronzo della Madonna regalata dagli operai Fiat, presenti il sindaco Amedeo Peyron, il presidente della Fiat Vittorio Valletta, Gianni Agnelli e migliaia di cittadini. Po­co prima il discorso su «Religione e lavoro»: «Dirigenti d’azienda e lavoratori devono cooperare per superare le difficoltà in una più alta visione che dia la giusta ri­sposta alle esigenze dell’ani­ma e della vita. La Chiesa ha aperto un dialogo con le classi operaie pieno di bontà e amicizia. I padroni sono ancora impregnati dell’obiezione razionalistica, mentre i lavoratori vedono nella religione un mo­tivo di distrazione dagli in­teressi economici e sociali. È tempo per la cultura italiana di uscire dai luoghi comuni, in­dice di pigrizia culturale».

1961, centenario dell’Unità (1861-1961) – Compie una breve visita «Italia ’61»: il Palazzo del lavoro, il padiglio­ne della Santa Sede, la Mostra delle Regioni con la Lombardia. Prega nella cappella e assiste alla proiezione di un film nel Circarama.

Nel centenario della morte (1860-23 giugno-1960) le spoglie di San Giuseppe Cafasso sono portate nelle carceri italiane. Le accompagna il cappellano delle Nuove, il francescano Ruggero Cipolla: «Quando arrivammo a San Vittore il cardinale si inginocchiò di fronte al Crocifisso del Cafasso, lo baciò e lo portò in processione nei “brac­ci”. Nella “rotonda” celebrò la Messa e disse: “Le spoglie del santo torinese sono qui per dire una parola a coloro che sono al di qua e al di là di questi cancelli. A coloro che sono fuori dico che non abbiamo sa­puto amare e aiutare questi nostri fratelli. Invito voi detenuti a ravvedervi, a far fruttare questo tempo di reclusione e a prepararvi a riacquistare un posto nella società».

21 giugno (mercoledì) 1963, – Nella Cappella Sistina, Paolo VI, appena eletto, ha un gesto di squisita cortesia verso l’87enne Fos­sati: si alza dal «tronetto» e scende incontro impedendogli di inginocchiarsi e lo abbraccia. Le «celle» di Fossati e Montini sono attigue, come nell’ottobre 1958 lo erano quelle di Fossati e Roncalli.

Settembre 1963 – Riceve la redazione de «Il nostro tempo» nel 20° di fondazione: il vescovo coadiutore mons. Stefano Felicissimo Tinivella, il direttore mons. Carlo Chiavazza, i responsabili amministrativi, autorità e collaboratori: mons. Jose Cottino, padre Enrico di Rovasenda, don Giovanni Barra, don Franco Peradotto, don Piero Coero-Borga, Carlo Trabucco, Silvio Golzio, Fortunato Pasqualino, Giuseppe Grosso, Amedeo Peyron, Beppe Del Colle. Dice loro: «Torino è una fucina di forze e di sperimentazioni».

3 novembre 1963 –Durante il Concilio beatifica il torinese Leonardo Murialdo, fondatore dei Giuseppini e de «La Voce dell’Operaio», poi «La Voce del Popolo», oggi «La Voce e il Tempo».

Maggio 1964 – Definisce Fossati per il 40° di episcopato, «venerato e dilettissimo cardinale, amato pastore, sapiente guida».

30 marzo 1965 – A 89 anni Fossati muore. Paolo VI: «Ripensiamo al rigo­glioso e fecondo episcopato, ministero risplendente per luminoso esempio di abnegazione e sollecitudine, ricco di opere egre­gie e attestante benemerenze insigni nel ser­vizio generoso e fedele a Cristo e alla Chiesa».

18 settembre 1965 – Nomina arcivescovo di Torino mons. Michele Pellegrino, docente di Let­teratura cristiana antica all’Università.

17 aprile 1966, – Beatifica il cappuccino Ignazio da Santhià (Lorenzo Maurizio Belvisotti) «il santo del Monte» dei Cappuccini, «uomo semplice, ribelle allo spirito del mondo, povero e austero, un religioso tutto-fare»

26 giugno 1967 – Nomina cardinale Pellegrino (insieme a Karol Wojtyla) riconoscendone  «i grandi me­riti verso la Chiesa».

1968 – Nell’«Anno della fede» memorabile udienza ai vescovi e pellegrini subalpini: «Continua­te, piemontesi, con la vostra fede la meravigliosa apologia dei vostri santi». Rivolge un grande elogio a Pellegrino: «Abbiamo per lui grandissima stima, venerazio­ne profonda e, se il cuore non falla, un’intima comunione spirituale».

3 maggio 1970 (domenica) – Canonizza Leonardo Murialdo: «Ha la passione della gioventù e della umile gente, lui figlio di fa­miglia benestante, prete colto e sempre disposto ad af­frontare imprese benefiche, che lo rendono tribolato e più povero dei suoi poveri. A Torino rivolgiamo il nostro vivissimo plauso: ci appare una città fortunata, eletta e benedetta di santi e altre figure splendenti. Insigne figlio d’Italia e santo straordinario nell’ordinario. Siamo nel solco delle tradizioni che risalgono a San Massimo e ci ricordano la Sindone. Una scuola di robuste virtù morali, con alunni e maestri di un Cristianesimo rinnovato e moderno. Torino offre alla Chiesa e al mondo uomini buoni e provvidi». Poi breve incontro con il cardinale Pellegrino, il vescovo ausiliare mons. Livio Maritano e mons. Jose Cottino: «Il cardinale gli disse che mi interessavo della Sindone. L’attenzione di Paolo VI scattò subito con vivacità. Alzò la testa, improvvisamente serio e intento, con la fronte corrugata. Per cinque buoni minuti feci un réportage. Mi fissavano quei due occhi d’acciaio, che poi si riabbassarono sorridendo mentre commentava stringendomi le mani: “Quel volto…quel volto…”».

1971-72 – È l’anno della lettera pastorale «Camminare insieme» nella quale Pellegrino sottolinea tre valori fondamentali (povertà, libertà, fraternità), esorta a fare con coraggio «la scelta dei poveri», in quel contesto individuati negli operai.

4 marzo 1972 – Paolo VI scrive al card. Pellegrino: «Desidero esprime­re la mia compiacenza per la lettera pastorale “Cammi­nare insieme”, che finalmen­te ho potuto leggere per di­steso, quasi la ascoltassi pro­nunciata dalla sua voce, gu­standone l’accento semplice, calmo e autorevole, e sco­prendo il cuore pastorale da cui questo documento trae la sua sapienza e la sua ade­renza, da un lato, all’insegnamento evangelico, dall’altro, alle condizioni presenti del popolo di Dio e del mon­do, in cui esso vive sommer­so. Non voglio fare commenti. Ma vorrei confortare il venerato pastore della Santa Chiesa di Torino nella fatica del suo grave ministero, au­spicando grandi frutti di be­ne da cotesto suo program­matico insegnamento, e assi­curandolo della mia comunione in Cristo Gesù, e della mia preghiera».

24 aprile 1972– In vaticano riceve superiori e alunni del Seminario minore di Giaveno: «Torino darà sempre la totalità di sé alla Chiesa. Direte al cardinal Pellegrino: il Papa manda il suo cordiale, rispettoso sa­luto e la sua benedizione ad assicurazione della sua devo­ta amicizia».

29 ottobre 1972 – beatifica il torinese don Michele Rua, primo successore di Giovanni Bosco alla guida della Famiglia salesiana: «La Chiesa torinese vede inserita nella schiera dei suoi eletti una nuova figura sacerdotale che ne documenta le virtù della stirpe civile e cristiana».

23 novembre 1973 – Nella prima ostensione-tv della Sindone Paolo VI invia un videomessaggio che è un implorante grido all’uomo moderno a cercare Cristo: «Qualunque sia il giudizio storico e scientifico che valenti studiosi vorranno esprimere circa cotesta sorprendente e misteriosa reli­quia, non possiamo esi­merci dal fare voti che essa valga a condurre i visitatori non solo a un’assorta osser­vazione sensibile dei linea­menti esteriori e mortali del­la figura meravigliosa del Salvatore, ma possa introdurli in una più pene­trante visione del suo recon­dito e affascinante mistero».

Ottobre 1975 – Per i 50 anni di Mes­sa di Pellegrino (1925-75), invia una lettera: «Prosegui nell’assidua fatica sempre più ricca di grazia nell’amata Chiesa torinese».

1° novembre 1975 – Proclama beata la savoiarda Anna (Giovanna Francesca) Michelotti, fondatrice delle «Piccole Serve del Sacro Cuore di Gesti per gli ammalati poveri»: «Una luce di amore si accende nei tu­guri della grande città, che spesso ignora chi soffre, indica a noi tutti il puro amore di Dio che si immola per i più poveri e malati».

4 aprile 1976 – Con il permesso papale, in una casa del cen­tro di Torino, Pellegrino ordina sacerdote Cesare Bisognin, seminarista di 19 anni affetto da un male incurabile: muore dopo 24 giorni di sacerdozio.

3 febbraio 1977 – Ri­ceve in visita ad limina le Conferenze episcopali piemontese e  ligure. In 15 anni di papato rinnova quasi tutto l’episcopato subalpino.

27 luglio 1977 –  Accetta la rinuncia di Pellegrino da arcivescovo di Torino.

28 lu­glio 1977 – Scrive a Pellegrino: «Nel giorno in cui lascia l’arcidiocesi, mandiamo con animo ricono­scente un particolare e devoto saluto, ricordando la dedizio­ne generosa con cui ha compiuto il suo faticoso servizio e l’ispira­zione evangelica che lo ha guidato».

1° agosto 1977 – Nomina arcivescovo di Torino mons. Anastasio Alberto Ballestrero: «Dopo l’esperienza di Bari troverà difficile l’esperienza

di Torino».

7 maggio 1978 – Beatifica la carmagnolese Maria Enrichetta (Caterina) Dominici: «In lei l’amore per Dio si trasforma in servizio ai più poveri».

29 giugno 1978 – Invia una lettera a Ballestrero, uno degli ultimi documenti del pontificato: «L’ostensio­ne della Sindone aiuti tutti a riscoprire la molteplice fecondità insita nello “scandalo della croce” di Cristo e il popolo di Dio ne tragga rinnovato vigore per il proprio pellegrinare terreno».

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