Pd e M5S aprono una nuova stagione politica

Conte da Mattarella – La scommessa di un Governo di svolta e discontinuità, europeista, argine al populismo, che affronti i gravi problemi economici e sociali del Paese. Di Maio: “raggiunto un accordo politico. Prima i programmi”. Zingaretti: “non è una staffetta, ma una nuova squadra”

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Giuseppe Conte (foto Sir)

Matteo Salvini ha chiesto i «pieni poteri», aprendo la crisi del Governo giallo-verde in pieno Ferragosto. Ha ottenuto un fronte comune «contro», perché le istituzioni democratiche si reggono sulla divisione dei poteri, non sull’uomo solo al comando. È quindi finita la stagione politica e culturale fondata sull’odio verso lo straniero e sul sovranismo esasperato.

Il nuovo dialogo politico tra M5S e Democratici (che un illustre porporato ha definito «il male minore») nasce essenzialmente come rifiuto di un nazionalismo anti-europeo: ha ragione Romano Prodi nel definire la possibile intesa tra gli ex nemici grillini e Dem come il frutto del modello Ursula, dal nome della nuova presidente della Commissione europea.

Al Parlamento di Strasburgo c’è stata infatti la prima convergenza nel voto tra Dem e M5S, con la mediazione decisiva del premier Conte. Anche per questo il presidente del Consiglio è stato molto sostenuto da Bruxelles (a cominciare dal presidente Tusk), mentre l’appoggio di Trump è certamente una risposta alla linea filo-Putin della Lega, evidenziata, a prescindere dai risultati dell’inchiesta giudiziaria, dall’affaire Russiagate che coinvolge uomini vicinissimi a Salvini.

Luigi Di Maio

Il Governo giallo-verde è caduto per l’onnipotenza chiesta dalla Lega a scapito dello stesso premier e dell’alleato pentastellato; inoltre il modello del Contratto giallo-verde non ha funzionato perché erano stati affastellati due programmi diversi: di qui le liti continue e una politica economico-sociale controversa (con il risultato di una sostanziale stagnazione economica: crescita zero secondo il Fmi). È stata contemporaneamente esasperata la frattura Nord-Sud, con la Lega che ha chiesto poteri speciali per il Lombardo-Veneto e i grillini contrari per l’esigenza di difendere le regioni meridionali. La crisi ha peraltro riaperto lo scontro nella Lega tra i «padani» e i nuovi nazionalisti salviniani, alla ricerca elettorale del consenso del Sud.

Il premier Conte, che sta per ottenere un secondo mandato dal presidente Mattarella, è il vero vincitore della crisi: ha sbugiardato Salvini in Parlamento, ricordando tutte le sue scorrettezze istituzionali, ha resistito alle nuove avances della Lega e, con il sostegno di Grillo, ha di fatto sostituito Di Maio, stella cadente, nella guida dei pentastellati; dopo Mattarella è, nei sondaggi, il leader politico più gradito dagli italiani, mentre Salvini e Di Maio sono caduti nei consensi e la coppia-discorde del Pd, Zingaretti-Renzi, non decolla.

Nicola Zingaretti

Il nuovo Governo giallo-rosso s’avvia a nascere tra i litigi sulle poltrone, ma presenta punti programmatici significativi sui migranti (con la correzione del decreto sicurezza bis), sulla politica economica (più espansiva e attenta agli investimenti), sulla netta scelta europeista. Dipenderà da M5S e Pd se diventerà un Governo di legislatura o se le urne si riapriranno nella prossima primavera. Al suo attivo il giudizio degli elettori, in maggioranza contrari ad urne anticipate, il sostegno delle capitali occidentali e dei mercati finanziari (lo spread è sceso sotto i 200 punti, migliorando il bilancio statale), le nuove aperture sul deficit pubblico 2020 da parte di Bruxelles; occorre poi dare atto al ministro Tria di aver resistito all’assalto della coppia Salvini-Di Maio, mantenendo il deficit pubblico al 2%, rendendo meno difficile la predisposizione del bilancio 2020, senza incremento dell’Iva.

La crisi ha evidenziato una generale debolezza dei partiti, che pure sono essenziali per la Costituzione repubblicana. Nella Lega, come ha denunciato il numero due Giorgetti, la caduta del Governo è stata decisa da Salvini senza alcuna consultazione degli organi di partito, ridotti a una scatola vuota. Nel centro-destra permane poi l’ostracismo a Forza Italia dello stesso Salvini e della Meloni, anche se i nuovi sondaggi negano la maggioranza parlamentare a una eventuale intesa elettorale Lega-Fratelli d’Italia.

Il M5S appare sempre più diviso tra governativi e movimentisti, con il prevalere della prima componente, con un netto passaggio del fondatore Grillo da leader della protesta anti-sistema a garante dell’inquilino di Palazzo Chigi. Il Movimento, dopo il fallimento della «decrescita felice» e del «no» alle grandi infrastrutture (il «sì» alla Tav Torino-Lione è venuto dal premier Conte), è alla ricerca di una nuova identità politica e sociale, tra il centro e la sinistra, nella speranza di mantenere un consenso attorno al 20%, soprattutto con il contributo dell’elettorato meridionale.

Nel Pd è andata in onda ogni giorno la querelle Zingaretti-Renzi: l’ex premier, da sempre arcinemico dei grillini, ha spiazzato tutti, aprendo per primo al M5S; mentre il segretario, contrario all’intesa, ha mutato posizione per l’intervento degli ex popolari Franceschini e Castagnetti e del padre dell’Ulivo, Prodi. Zingaretti ha denotato una guida collegiale e democratica del partito, con segni di incertezza sulle grandi scelte. Occorrerà vedere, anche per il futuro del Governo, lo sviluppo del dibattito interno tra i Democratici: Renzi resterà nel partito o fonderà una nuova compagine centrista alla Macron, dopo aver condotto da segretario il Pd nell’Internazionale socialista? Per altro la corsa al centro è molto affollata: partecipano l’ex ministro Calenda, che mercoledì 28 agosto si è dimesso dalla direzione nazionale del Pd perché contrario all’alleanza con i Cinquestelle, il presidente del gruppo «Corriere della Sera» Urbano Cairo (numero uno del Torino Calcio), esponenti di Forza Italia in dissenso da Berlusconi. Sinora è emersa una linea essenzialmente economicista, come quella dell’ex premier Monti: basterà per un ampio consenso elettorale?

Sulla sinistra va anche segnalato l’avvicinamento di Liberi e uguali alla nuova maggioranza (dovrebbero ottenere un ministero), mentre si defilano i radicali della Bonino.

In concreto emergono molti cantieri politici aperti, a conferma di una sostanziale frantumazione dell’elettorato e della società politica. C’è la speranza che la nuova stagione del dialogo M5S-Pd favorisca in tutto il Paese un confronto costruttivo. Occorre creare ponti di comunicazione, non muri o ghetti di segregazione.

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