Le risposte a Viganò, la lettera di Ouellet sulle accuse al Papa

Santa Sede – Il cardinale prefetto della Comunicazione dei Vescovi, Marc Ouellet, attraverso una lettera aperta smonta ad una ad una le dichiarazioni di Viganò. Con permesso pontificio scrive in base ai suoi contatti personali e ai documenti degli archivi

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Il cardinale Ouellet e Papa Francesco

Pedofilia del clero: «Seguiremo la strada della verità, ovunque possa portarci» disse Papa Francesco a Filadelfia il 27 settembre 2015. Ora, «consapevole e preoccupato per lo smarrimento che le accuse causano nei fedeli, ha disposto un esame approfondito del caso McCarrick, ex cardinale arcivescovo di Washington, per appurare i fatti e arrivare alla verità». Lo afferma la Santa Sede nel comunicato del 6 ottobre 2018, quaranta giorni dopo le accuse di Carlo Maria Viganò, ex nunzio, che il 26 agosto incolpò Francesco di aver coperto il porporato abusatore e chiese le dimissioni del Papa.

IN PASSATO SI COMMISERO ERRORI – La carriera del molestatore di seminaristi e giovani preti: vescovo di Metuchen (1981), arcivescovo di Newark (1986) e poi di Washington (2000) e cardinale (2001). Nel settembre 2017 «l’arcidiocesi di New York segnalò alla Santa Sede che un uomo accusava McCarrick di aver abusato di lui negli anni Settanta. Il Papa dispone un’indagine approfondita. Poiché sono emersi gravi indizi, il 28 luglio 2018 gli toglie il cardinalato e gli impone: niente ministero pubblico, preghiera e penitenza. E ordina di integrare le informazioni con un accurato studio della documentazione negli archivi, valutati con obiettività». Il timore è che abbia goduto di ampie coperture. Conclude la Santa Sede: «Gli abusi e le coperture non possono più essere tollerati. Un diverso trattamento per i vescovi che li hanno commessi o li hanno coperti è una forma di clericalismo mai più accettabile».

PRESSANTE INVITO A COMBATTERE GLI ABUSI – Il 21-24 febbraio 2019 il Papa presiederà una riunione dei presidenti delle Conferenze episcopali su «Abusi dei minori da parte del clero». Nella «Lettera al popolo di Dio» (20 agosto 2018) scrive: «L’unico modo per rispondere a questo male è viverlo come un compito che coinvolge e riguarda tutti. La consapevolezza di sentirci parte di un popolo e di una storia ci consentirà di riconoscere i nostri peccati ed errori». Benedetto XVI fece un tentativo per indurre il cardinale molestatore a fare vita riservata e a non viaggiare ma non lo sanzionò. McCarrick non si è mai piegato e ha continuato a viaggiare mantenendo inalterato il profilo pubblico. Francesco lo punisce appena emerge una denuncia per abuso su minore avvenuto quasi mezzo secolo fa. Il 26 agosto 2018, sul volo Dublino-Roma, il Papa invita i giornalisti a leggere il testo dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, ex nunzio a Washington, sulla base della loro professionalità. Nelle ultime settimane sarebbero emerse prove – filmati, fotografie, resoconti – che mettono in discussione i ricordi di Viganò, i suoi omissis e una ricostruzione per costringere Francesco alla rinuncia.

LA NOBILE LETTERA DEL CARDINALE OUELLET – «In  risposta al tuo attacco ingiusto e ingiustificato, caro Viganò, concludo che l’accusa è una montatura politica priva di fondamento che ferisce la comunione della Chiesa. Piaccia a Dio che questa ingiustizia sia rapidamente riparata e Francesco continui a essere riconosciuto pastore insigne, padre compassionevole e fermo, carisma profetico per la Chiesa e il mondo; continui la sua riforma missionaria, confortato dalla preghiera e dalla solidarietà della Chiesa». È la conclusione della nobilissima lettera aperta (7 ottobre 2018) del cardinale canadese Marc Ouellet, prefetto della Congregazione dei vescovi, a Viganò. Con permesso pontificio, scrive in base ai suoi contatti personali e ai documenti degli archivi. «La tua posizione è incomprensibile ed estremamente riprovevole perché semina confusione nel popolo di Dio e perché le tue accuse ledono gravemente la fama dei successori degli apostoli». Ouellet smonta a una a una le accuse. «Dici di aver informato Francesco il 23 giugno 2013 sul caso McCarrick» ma era la prima udienza ai rappresentanti pontifici: «Immagino l’enorme quantità di informazioni che ha raccolto in quell’occasione su molte persone e situazioni. Dubito che McCarrick lo abbia interessato, dal momento che era arcivescovo emerito di 82 anni e da 7 senza incarichi. Le istruzioni scritte, preparate per te dalla Congregazione dei vescovi nel 2011, non dicevano alcunché, salvo ciò che ti dissi a voce: come vescovo emerito doveva obbedire a restrizioni per il suo comportamento passato».

COME LO HANNO PROMOSSO? – Dal 30 giugno 2010, da quando Ouellet è prefetto, «non ho mai portato in udienza a Benedetto  XVI o Francesco il caso McCarrick». In pensione dal maggio 2006, era stato esortato a non viaggiare e a non comparire in pubblico, per non provocare altre dicerie. «È falso dire, come dice Viganò, che “le sanzioni decretate da Benedetto XVI sono state annullate da Francesco”. Negli archivi non vi sono documenti firmati dall’uno o dall’altro Papa, né note di udienza del mio predecessore, cardinale Giovanni Battista Re, che desse mandato dell’obbligo di MacCarrick al silenzio. Il motivo è che non si disponeva, a differenza di oggi, di prove sufficienti della sua colpevolezza. Auguro che l’indagine negli Stati Uniti e in Curia dia una visione complessiva delle procedure e circostanze di questo caso doloroso». Si chiede il cardinale prefetto: «Come può essere che quest’uomo, di cui oggi si conosce l’incoerenza, sia stato promosso fino ad arcivescovo di Washington e cardinale? Ne sono assai stupito e riconosco difetti nella selezione. Ma senza entrare nei dettagli, si deve comprendere che le decisioni del Papa poggiano sulle informazioni di cui dispone e che il suo giudizio non è  infallibile. È ingiusto concludere che le persone incaricate siano corrotte ma gli indizi avrebbero dovuto essere ulteriormente esaminati. Si è difeso con grande abilità».

ACCUSE INCREDIBILI E INVEROSIMILI CONTRO FRANCESCO – Conclude Ouellet: «Accusare Francesco di aver coperto il presunto predatore sessuale e di essere complice della corruzione, è incredibile e inverosimile. Questa accusa mostruosa non sta in piedi. Francesco non si è occupato del caso McCarrick. Lo ha destituito da cardinale quando si è resa evidente un’accusa credibile. È aberrante approfittare dello scandalo per infliggere al Papa un colpo inaudito e immeritato». Ouellet incontra Francesco ogni settimana per le nomine dei vescovi: «Tratta le persone e i problemi con carità, misericordia, attenzione e serietà. Prenderti gioco e gettare dubbi sulla sua fede, è sarcastico e blasfemo. Capisco le tue amarezze e delusioni ma non puoi avere una ribellione aperta e scandalosa che aggrava divisione e sconcerto. Esci dalla tua clandestinità, pentiti della tua rivolta, torna a migliori sentimenti. Come puoi celebrare l’Eucaristia e pronunciare il suo nome nella Messa? Se il Papa non fosse uomo di preghiera, se fosse attaccato al denaro, se favorisse i ricchi a danno dei poveri, se non dimostrasse infaticabile energia nell’accogliere e nel donare conforto ai miseri, se non tendesse la mano a famiglie, vecchi, malati nell’anima e nel corpo e giovani in cerca di felicità, si potrebbe forse preferirgli qualcun altro, ma non posso mettere in dubbio la sua integrità, la sua consacrazione alla missione, il carisma e la pace che lo abitano per la grazia di Dio e il potere del Risorto».

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