Cittadini mobilitati per difendere la legge contro l’azzardo

Un flash mob davanti a Palazzo Lascaris – Un emendamento presentato dalla maggioranza in Consiglio regionale per chiedere la modifica della legge regionale 9/2016  a contrasto del gioco d’azzardo patologico, ha fatto scattare l’allarme nelle numerose associazioni che a tutto campo tutelano le fasce più deboli della popolazione

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Foto Sir

Il ritiro, la scorsa settimana, da parte della maggioranza in Consiglio regionale dell’emendamento che chiedeva, all’interno del ddl Omnibus, la modifica della legge regionale 9/2016 a contrasto del gioco d’azzardo patologico non ha fermato il presidio organizzato, la mattina di martedì 30 giugno davanti a Palazzo Lascaris, da Libera Piemonte e dal Gruppo Abele a cui hanno preso parte le opposizioni, alcuni sindaci del torinese, il sindacato Cgil, e numerose associazioni tra cui il Movimento dei Focolari del Piemonte, fra i promotori di Slot mob, le Acli Piemonte e la Fondazione antiusura La Scialuppa.

L’emendamento chiedeva in sostanza di eliminare la forza stessa della legge del 2016, ovvero la valenza retroattiva delle norme sul distanziamento delle sale slot dai luoghi «sensibili», come scuole, parrocchie, ospedali e istituti di credito. Senza questa misura  gli esercenti che avessero installato slot e video-lottery prima del 2016 potrebbero riprendere l’attività.

I dati dell’Ires, a cui le opposizioni e le associazioni che si sono mobilitate fanno riferimento, confermano l’assoluta efficacia della legge a salvaguardia delle fasce più deboli della popolazione: in Piemonte il gioco d’azzardo è calato del 9,7% (a fronte di un aumento dell’1,6% nel resto d’Italia), le perdite da gioco sono diminuite del 17,8% e i due terzi delle somme non spese nel 2018 non sono state reinvestite in altri giochi. In due anni si è più che dimezzato il numero delle slot machine che sono passate da 26 mila in oltre 5.700 esercizi commerciali a 12.500 in 1.800 esercizi. Nel primo semestre 2018 il volume di gioco nella regione piemontese, dopo l’entrata in vigore del distanziometro, si è ridotto di 232 milioni di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, le perdite sono diminuite di 163 milioni.

Anche il Vescovo di Alba mons. Marco Brunetti, delegato della Conferenza episcopale piemontese per la Pastorale della Salute, nei giorni scorsi ha rinnovato l’appello al Governo regionale «affinché non modifichi una norma che sta portando buoni frutti».

I coordinamenti regionali di Caritas e Pastorale della Salute negli ultimi anni hanno consegnato pareri sulle proposte legislative di cui si parla oggi che si basano sul valore della normativa «che», sottolinea Pierluigi Dovis, referente regionale Caritas, «deve mantenere la propria capacità di educare al rispetto e alla protezione della persona – specie se fragile o con meno strumenti a disposizione».

«Questa legge», spiegano i volontari di Libera, «nei primi anni di applicazione ha prodotto importanti risultati nella regolarizzazione del settore, diminuendo fortemente il rischio di gioco patologico e di guadagno illecito da parte della criminalità organizzata. Insieme ad altre realtà e associazioni continueremo questa battaglia, perché riteniamo che la salute dei piemontesi debba stare al primo posto».

«Con la legge 9/2016», ha dichiarato il presidente regionale delle Acli Piemonte Massimo Tarasco, «è iniziato un percorso di civiltà per tutelare le famiglie piemontesi di fronte ad un fenomeno che va ben oltre il gioco. Tornare indietro come propone una parte della maggioranza significa rigettare la società piemontese più fragile nelle fauci del gioco, in un momento di crisi dove la tentazione della sorte potrebbe essere anche più seducente. Inoltre un tale provvedimento metterebbe in crisi le tante imprese che hanno riorganizzato, con sacrificio, la propria offerta, per rispettare le norme».

Tra le voci che hanno manifestato c’è anche il Movimento dei Focolari fondato da Chiara Lubich: «chiediamo al Presidente Cirio di ascoltare l’appello nostro e di tanti, a cui uniamo quello del movimento Slot Mob, a puntare a soluzioni radicali per un settore che raccoglie in Italia 110 miliardi di euro all’anno, 6,5 in Piemonte, indici del disagio profondo di una popolazione costretta a vivere la più grave crisi economica del dopoguerra, aggravata dalla pandemia da Covid-19», scrivono i focolarini.

Per il neuropsichiatra Augusto Consoli, già direttore del SerT (servizio dipendenze) dell’Asl di Torino, «nel dibattito che si è riacceso se da un lato c’è il rifiuto dello ‘Stato morale’, dall’altro va posto al centro il tema fondante della tutela della persona e della salute. La legge del 2016 su questo fronte favorisce una prevenzione strutturale. Non si tratta solo di limitare la perdita di denaro, ma di salvaguardare la salute e la vita dei cittadini più fragili nel suo complesso. Il gioco patologico limita, infatti, la capacità produttiva, toglie la dignità alle persone. È grottesco, inoltre, anche solo pensare di incrementare posti di lavoro con questo tipo di attività. C’è poi da considerare il tema delle infiltrazioni della criminalità nel gioco legale. Tutti elementi che ci indicano, insieme ai dati sull’efficacia della legge, come non abbia senso tornare a rendere più facile l’accesso al gioco d’azzardo. Una proposta assolutamente inopportuna proprio in un grave momento di crisi».

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