Perchè l’Europa, usiamo il cervello

Analisi – La Redazione di questo nostro giornale è tutta composta da 40-50enni: non abbiamo mai conosciuto la guerra. È andata diversamente ai nostri genitori, ai nonni, ai bisnonni,… venivano da secoli di conflitti sanguinari fra gli Stati d’Europa. Ecco perché consideriamo l’Europa unita e pacificata come una delle conquiste più preziose della nostra vita

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La Redazione di questo nostro giornale è tutta composta da 40-50enni: non abbiamo mai conosciuto la guerra. È andata diversamente ai nostri genitori, ai nonni, ai bisnonni, ai trisavoli… venivano da secoli di conflitti sanguinari fra gli Stati d’Europa, i più terrificanti nel Novecento. Ecco perché consideriamo l’Europa unita e pacificata come una delle conquiste più preziose della nostra vita: siamo potuti crescere nella pace, noi e i nostri figli, solo perché i confini armati fra gli Stati d’Europa non esistono più e perché le contrapposizioni fra i governi sono diventate collaborazioni. È un concetto tanto difficile da capire? Possibile che esistano italiani (e governanti) tentati dall’idea di uscire dall’Europa?

Usiamo il cervello: se siamo cresciuti senza mai dovere ascoltare il boato delle bombe è perché i contrasti fra i Paesi dell’Europa occidentale, ormai, si possono risolvere  nelle aule del Parlamento di Bruxelles, anziché nelle trincee. Qualche volta questi contrasti si risolvono bene, qualche volta male, ma accade sempre senza morti, sempre portando a casa la pelle. Pare poco?

Vogliamo questa Europa senza confini, di Stati faticosamente uniti, per restare bene incollati alla pace. E non tolleriamo chi confonde le idee della gente semplice – ad esempio nell’occasione dell’emergenza profughi – facendo credere che l’Europa sia soltanto la causa di mali (crisi economica, immigrazione, omologazione…) superiori all’immenso bene della pace. Siamo inquietati dalla sensazione che il gioco a smontare l’Europa sia gradito a potenze esterne,  secondo alcuni la Russia, che un numero crescente di osservatori intravvede dietro alla nefasta vicenda del Brexit, alla crescita dei nostrani leghisti e Cinque Stelle, alle sortite antieuropee di Erdogan e Trump.

La virulenza delle delegittimazioni cui stiamo oggi assistendo contro l’Unione Europea, purtroppo anche da parte dell’Italia che fu fra i paesi fondatori, è angosciante perché mostra che le lezioni della storia si possono dimenticare in fretta. Non ricordiamo più che la Germania poté invadere Francia, Italia, Polonia, Russia e via elencando meno di 80 anni fa. Che l’Inghilterra dovette bombardare violentemente il nostro Paese per riuscire ad abbattere il fascismo. Che l’Italia partecipò al delirio nazista e alla deportazione degli Ebrei nei campi di concentramento; il prossimo 14 luglio saranno 80 anni dal mostruoso Manifesto degli Scienziati Razzisti, cui seguirono in pochi mesi un censimento (censimento!) degli Ebrei, la  segregazione,  la persecuzione, infine i rastrellamenti.

È accaduto 80 anni fa. Non due milioni di anni fa. Sono ancora vivi alcuni dei sopravvissuti, e non si danno pace che la memoria di tutto questo possa sbiadire sotto i colpi degli slogan che prendono a picconate l’Europa unificata.

Vediamo benissimo le inefficienze di Bruxelles, le prepotenze e gli squilibri economici, ma la pace è un bene molto, molto, molto più prezioso. Dunque cerchiamo di usare il cervello: di migliorare l’Europa, di correggere gli accordi di Dublino e quant’altro serve, ma di non mettere in discussione l’integrazione degli Stati. Lo sfaldamento – che gli Inglesi già stanno rimpiangendo due anni dopo il Brexit – sarebbe solo una maledizione.

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