Periferie tradite, un’indagine fotografa i giovani tagliati fuori

Mappa del disagio – Nei quartieri di periferia dove è più esteso il disagio sociale è ancora più profondo quello giovanile con picchi di dispersione scolastica, inoccupazione o disoccupazione rispetto al resto della città. È il risultato dello studio elaborato per la Diocesi di Torino dall’economista Mauro Zangola che smaschera “le due città”. SCARICA LA RICERCA INTEGRALE – LE SLIDE

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Foto Masone - La Voce e il Tempo

Nei quartieri di periferia dove è più esteso il disagio sociale è ancora più profondo il disagio giovanile con picchi di dispersione scolastica, inoccupazione o disoccupazione rispetto al resto della città.

L’economista Mauro Zangola

È il risultato dello studio elaborato per la Diocesi di Torino dall’economista Mauro Zangola: si tratta di una vera e propria «mappa» disegnata incrociando i «numeri» sui giovani con quelli del disagio economico delle famiglie, dell’invecchiamento della popolazione, della scolarizzazione.

Il metodo di raccolta delle informazioni operato da Zangola segue due indicatori principali: le 94 aree statistiche in cui l’Istat ha suddiviso il territorio della Città e i 23 quartieri «storici» in cui Torino era articolata negli anni ’70 e ’80. Gli indicatori della disoccupazione giovanile sono naturalmente altissimi a Torino Nord: ma la presenza di «Neet» (i giovani che né studiano né lavorano) è alta anche in aree del Centro storico o in piazza Statuto. Anche a Mirafiori Nord e Sud la disoccupazione giovanile è alta e si «somma» alla presenza di un forte invecchiamento della popolazione: Mirafiori Nord e Santa Rita sono le zone con il maggior tasso di popolazione anziana oltre i 65 anni.

È impressionante la sovrapposizione del disagio occupazionale con i dati relativi al titolo di studio e – particolare anche questo da valutare con grande attenzione – all’indice di non completamento della scuola dell’obbligo. In particolare percentuali molto basse di adulti in possesso di diploma o laurea rispetto al resto della città si registrano a Villaretto e Falchera (38%), Vallette (41%), Aurora (46%), Lucento (47%) e Barriera (49%). Il disagio giovanile, dovuto alla mancanza di lavoro, si fa sentire in 7 quartieri (Falchera, Aurora, Barriera di Milano, Regio Parco, Mirafiori Sud, Vallette e Borgo Vittoria) dove su 310 mila residenti gli under 24 sono 67 mila. Negli stessi quartieri si concentra anche il 30% dei giovani dai 15 ai 29 anni, il 40% dei giovani stranieri fino a 24 anni e il 40% dei giovani fuori dal mercato del lavoro.

Se in generale lo studio di Zangola conferma gli argomenti di lettura delle «due città», contiene anche una indicazione «politica» precisa: conoscendo meglio le situazioni, è anche possibile elaborare interventi mirati, e andare a sostenere progetti che trovino rispondenze concrete nelle necessità della popolazione, e delle famiglie.

Lo studio ha raccolto anche un «indice» della presenza delle istituzioni (Comune, Regione, Diocesi, Terzo settore) nei quartieri con il maggior disagio giovanile: sono presenti 44 centri di ascolto gestiti dalle Caritas parrocchiali che accolgono decine di migliaia di persone al giorno, e una serie articolata di sportelli per il lavoro che offrono soprattutto orientamento.

«È urgente», conclude Zangola, ricercare un maggior coordinamento per rendere più efficaci e meno dispersivi gli interventi. Proponiamo, di elaborare e tenere costantemente aggiornata una mappa dei servizi offerti in grado di far emergere la complementarietà e i fabbisogni formativi degli operatori».

«Questi dati», commenta l’Arcivescovo Nosiglia, «ci confermano l’urgenza di intervenire con tutte le forze disponibili per combattere la povertà e l’impoverimento. Altrimenti quello scenario, più volte evocato, delle «due città», rischia di consolidarsi: ma nessuno di noi ha bisogno di una città di benestanti contrapposta alle «città» degli esclusi»

L’Arcivescovo propone di attivare un Comitato permanente con la partecipazione di tutte le realtà che operano nel campo del lavoro per i giovani sul territorio.

«Credo che il tema delle periferie meriti un supplemento di responsabilità da parte di tutte le componenti cittadine», conclude Nosiglia, «purtroppo assisto impotente a scelte che vanno in senso contrario come è successo recentemente con la scuola elementare Vidari del quartiere Mirafiori nord che ha deciso di chiudere la prima classe e, quindi,  l’istituto. Malgrado la popolazione, i sindacati, la parrocchia e la Diocesi abbiano chiesto un ripensamento non si è ottenuto niente. La voce della gente non viene ascoltata».

Di seguito è scaricabile la ricerca integrale di Zangola:

RICERCA DI ZANGOLA: IL DISAGIO GIOVANILE NELLE PERIFERIE DI TORINO

LE SLIDE DELLA RICERCA DI ZANGOLA

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