Piazza Baldissera, il disastro delle periferie tagliate fuori

Borgo Vittoria – Parlano gli abitanti del quartiere paralizzato dai cantieri. Volevano scendere in piazza, hanno sospeso la manifestazione anche dopo la campagna di stampa di «La Voce e Il Tempo»: il 27 novembre un incontro con l’assessore Lapietra e le Circoscrizioni. Storia (e errori) del cantiere

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Il generale Antonio Baldissera, governatore generale dell’Eritrea italiana dal 1896, dopo la sconfitta  delle forze etiopiche e protagonista di quella pagina buia della nostra storia che è la guerra in Abissinia, sarebbe rimasto sconosciuto alla maggior parte dei torinesi se non fosse per gli ingorghi infernali attorno alla piazza a lui intitolata, in Borgo Vittoria. Proprio l’effigie del generale del Regno sabaudo campeggia nei volantini e nei manifesti con cui il Tavolo di Borgo Vittoria, un gruppo spontaneo e apartitico che accoglie cittadini, associazioni, commercianti gruppi informali che operano nel quartiere allo scopo di promuovere buone prassi di vicinato, aveva invitato i cittadini per un girotondo attorno alla famigerata rotonda di piazza Baldissera con un lumino o una lampada, venerdì 23. Si voleva sottolineare pacificamente il dissenso dei confronti della gestione fallimentare del traffico che, nelle ultime settimane, ha creato ingorghi anche di due ore in tutta la zona nord della città. Poi la decisione di sospendere la manifestazione, l’amministrazione chiede di incontrare i cittadini: il 27 novembre l’assessore Lapietra ha accettato incontrare il Comitato.

«La chiusura con blocchi di cemento dell’ultimo tratto (appena terminato) di una delle due carreggiate di corso Venezia per decongestionare il tappo di piazza Baldissera» spiega Giorgio Faccenda del ‘Tavolo’  «è la goccia che ha fatto traboccare il vaso di una situazione che è stata sottovalutata dall’amministrazione, nonostante i continui richiami della cittadinanza, fino alla paralisi di tutta la zona nord di Torino, mercoledì scorso, a partire dall’ingorgo della rotonda di piazza Baldissera. Il girotondo che avevamo organizzato (e per ora sospeso visto che l’ amministrazione ha chiesto di incontrarci per un confronto) è un’azione dimostrativa pacata nel nostro stile dove avremmo portato in piazza la nostra protesta  con letture poetiche a cura di artisti torinesi per dire alla città  e alle istituzioni che il protrarsi di questa immobilità danneggerà non solo il nostro quartiere, già fortemente isolato da più cantieri, quello del passante ferroviario che ora si assomma ai lavori di corso Grosseto, che sta penalizzando i commercianti e la gente di Borgo Vittoria che per spostarsi a piedi lo deve fare con una mascherina tanto è fitto l’inquinamento da gas di scarico.

Tra i commercianti in prima linea nella protesta c’è Carmela Ventra, titolare di un esercizio di stampa digitale pubblicitaria proprio su corso Venezia e fondatrice del gruppo «Io compro in Borgo Vittoria» per sostenere il commercio di vicinato punito dai centri commerciali cresciuti come funghi in zona e dalla viabilità impossibile che scoraggia gli acquisti in Borgo Vittoria anche per i residenti. È la prima firmataria di una petizione consegnata in Comune  proprio mercoledì 15 dicembre nel giorno dell’ingorgo nella zona del passante ferroviario a cui si riferisce la lettera qui a fianco. «Chiediamo che venga riconsiderata la costruzione del sottopasso da valutare se in corso Venezia, corso Principe Oddone, corso Vigevano o corso Mortara e, in attesa che si inizino i lavori, chiediamo la riduzione della rotonda di piazza Baldissera creando una terza corsia di scorrimento: smog, inquinamento acustico, traffico paralizzato anche a discapito delle attività commerciali sono insostenibili. E ora i blocchi di cemento in corso Venezia separano ancora la periferia di più dalla città, come se fossimo sotto assedio».

La racconta firme, che in una sola giornata ha raggiunto 300 adesioni, è aperta in vari esercizi della zona come nell’Edicola del Borgo in via Chiesa della Salute gestita da  Giovanni Scolaro, presidente dell’associazione commercianti dell’omonima via, a cui aderiscono 100 negozianti. «Siamo preoccupati perché il nostro quartiere si sta impoverendo il commercio è penalizzato e gli automobilisti che percorrono via Chiesa, un tempo via dello shopping, sono solo in transito e gli ingorghi non li invogliano certo a tornare. E tutto questo alla vigilia del periodo natalizio che dovrebbe portare una boccata d’ossigeno ai negozianti. Tanti colleghi che non riescono a coprire le spesi mi dicono: ‘mi sono dato un anno di tempo: se le cose non migliorano tiro giù la saracinesca definitivamente».

Preoccupazione condivisa anche da Daniela Scaringella, titolare di un istituto di estetica femminile in via Vibò angolo via Chiesa della Salute: «A causa del traffico paralizzato tante mie clienti che lavorano o abitano fuori zona disdicono gli appuntamenti e tra la crisi economica, l’impoverimento del Borgo sempre meno sicuro (ad esempio il valore delle abitazioni negli ultimi mesi si è dimezzato) faccio fatica a far quadrare il bilancio. Non è solo il mio settore a risentire dell’abbandono delle periferie da parte dell’amministrazione: tanti amici negozianti sono nella mia stessa situazione ma in questo caso il mal comune non ci fa per nulla gioire.

Fin qui i residenti. E cosa dicono le istituzioni?

Marco Novello, presidente della Circoscrizione 5 sottolinea che quando è stato progettato il passante della Spina 3 era previsto il sottopasso per corso Mortara e corso Vigevano, dal momento che  esiste già uno scavo, ma l’attuale amministrazione non ha chiesto lo stanziamento di 30 milioni necessari all’opera, indispensabile per decongestionare il flusso di mezzi in tutta la zona nord di Torino non solo in Borgo Vittoria. «Per questo» annuncia Novello «martedì 27 novembre alle 18,  presso la Biblioteca Calvino in Lungo Dora Agrigento 94, abbiamo convocato una riunione congiunta delle circoscrizioni 4-5-6-7 a cui sono invitati tutti i cittadini e le aggregazioni del territorio per un confronto con l’assessore ai Trasporti del Comune Maria La Pietra che ha predisposto il l’incomprensibile chiusura dell’ultimo tratto di corso Venezia spostando solo di qualche isolato gli ingorghi. La viabilità legata alla rotonda, infatti, non riguarda solo Borgo Vittoria, sebbene sia la zona più massacrata da 13 anni di cantiere per il passante, ma tutto il territorio circostante e i cittadini che dalla cintura nord raggiungono Torino transitando in corso Grosseto, corso Venezia e via Chiesa della Salute.  Da sempre sosteniamo che i sottopassi in città, laddove esistono, sono utili a snellire il traffico e l’incomprensibile scaricabarile dell’amministrazione su quella precedente  è ideologico: i 30 milioni per il sottopasso non sono stati chiesti perché alla base c’è una concezione di mobilità diversa dalla nostra. Destinare i soldi previsti per il sottopasso alla  costruzione di piste ciclabili, parcheggi e  potenziamento dei mezzi pubblici, in una città come la nostra dove c’è una sola linea di metropolitana, è ideologico appunto, e non tiene presente le necessità dei cittadini. Amministrare significa gestire i problemi reali e contingenti».

Il sindaco Appendino, che abbiamo interpellato sulla questione di piazza Baldissera a margine del convegno dell’Agorà (pagina 4), ci ha assicurato che «ascolterà le istanze dei cittadini che hanno proposto la petizione per la richiesta del sottopasso e che la questione della viabilità nella zona nord di Torino è ora al vaglio di una commissione di esperti del Politecnico che stanno studiando il progetto del tunnel di corso Mortara».

Infine il parroco del Cafasso, don Angelo Zucchi la cui parrocchia, in corso Grosseto è al centro dei disagi causati dai cantieri incrociati anche perché, i genitori che ogni mattina accompagnano i propri figli nella scuola parrocchiale (infanzia primaria e da quest’anno anche le medie frequentata da alunni di tutta la zona nord di Torino) rimangono imbottigliati nel traffico con inevitabili ritardi. «I disagi riguardano tutte le scuole della zona non solo il Cafasso in un territorio  dove si concentrano tanti problemi sociali dove spesso le parrocchie rimangono l’unico presidio, una periferia che pur non dimenticata da Dio sembra dimenticata dagli uomini e donne  delle istituzioni.  Ne elenco alcuni: le case popolari, il vicino campo nomadi, la prostituzione, lo spaccio. Dov’è l’attenzione alle periferie sbandierata in campagna elettorale? Invito la sindaca Appendino a tornare in periferia e a darci delle risposte».

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