Profughi, la voce del Papa e della Chiesa italiana

Interventi – Da Papa Francesco l’appello alla solidarietà internazionale per salvare i 49 migranti a bordo delle navi Sea ormeggiate al largo di Malta. Dai Vescovi italiani è accorato l’invito all’obiezione di coscienza contro il «Decreto sicurezza» voluto dal Ministro degli Interni Salvini

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Profughi: Papa Francesco si appella all’Europa. La Chiesa italiana schierata contro il Decreto sicurezza di Matteo Salvini e a favore dell’obiezione di coscienza. Alcune Regioni, tra cui il Piemonte, ricorrono alla Corte costituzionale.

Nell’Angelus di domenica 6 gennaio ancora una volta Papa Francesco chiede la  solidarietà internazionale. Un appello forte e deciso nella festa della manifestazione di Gesù (Epifania), dei popoli, della luce e della promessa di salvezza anche per i migranti a bordo di due navi, che non trovano accoglienza nei porti europei: «da parecchi giorni 49 persone, salvate nel Mediterraneo, sono a bordo di due navi di organizzazioni non governative, in cerca di un porto sicuro dove sbarcare. Rivolgo un accorato appello ai capi europei perché dimostrino concreta solidarietà nei confronti di queste persone».

Mons. Cesare Nosiglia, incontrando i giornalisti, dice: «il decreto sicurezza fa precipitare i migranti nel limbo della clandestinità». E il 6 gennaio «accogliamo alcuni migranti perché la Chiesa deve dare l’esempio».

Il cardinale Arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, già presidente della Conferenza episcopale italiana e presidente della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) riflette: «nessuno vuole essere sovversivo, ma alcuni problemi richiedono giudizi di coscienza. L’obiezione di coscienza è un principio riconosciuto e bisogna che ognuno pensi a ciò che ritiene giusto in un ordinamento generale». Il decreto lede i diritti umani? «Chi ha un bisogno deve trovare aiuto. Ci sono persone che, in modo onesto e serio, chiedono aiuto perché fuggono da situazioni disperate». Cita il «Campus Coronata» di Genova, «un esempio, buono e virtuoso, di integrazione che non è una parola generica ma un percorso fatto di borse lavoro, di insegnamento di mestieri, di tirocini».

Alcune Regioni ricorrono alla Consulta contro il decreto. Monica Cerutti, assessore piemontese all’Immigrazione, conferma: «in seguito all’ordine del giorno approvato dal Consiglio regionale il 18 dicembre, valutiamo se sussistano i fondamenti giuridici,  con altre Regioni. Il decreto è in totale contrasto con la legge regionale del 2016 che applica i principi costituzionali contro le discriminazioni. Il Piemonte ha istituito un tavolo con l’Anci per valutarne l’impatto. Molte amministrazioni comunali, indipendentemente dal colore politico, sono preoccupate».

Per Libera «ben vengano gli accordi vincolanti, intanto le persone si accolgono». Per Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti, «accogliere è un dovere. La Chiesa non prende lezioni da Salvini». Da Nord a Sud. Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo, prega il Signore: «Tu, Gesù, sei stato il primo profugo dell’era cristiana. Aiutaci ad aiutare ogni uomo che chiede accoglienza. Rendici capaci di aprire le nostre strutture e le nostre famiglie». Mons. Domenico Mogavero, Vescovo di Mazzara del Vallo, auspica che «non ci accada di rimanere in silenzio dinnanzi ai ‘dis-umani’ decreti che aggravano la sofferenza di chi è vessato dalla povertà e dalla guerra. La Chiesa deve avere il coraggio di essere se stessa con la sua cultura, la sua storia e la sua fede».

Mons. Guerino Di Tora, Vescovo ausiliare di Roma e presidente della «Fondazione Migrantes» della Cei su «L’Osservatore Romano» con la  prima pagina dedicata a quello che fanno i cattolici per i migranti, scrive: «Come cristiani non possiamo rinunciare all’accoglienza». Per mons. Antonio Staglianò, Vescovo di Noto in Sicilia, «c’è un dramma che chiede un’urgente risposta umana: confidiamo che i governanti europei e italiani ascoltino e prendano una pronta soluzione umanitaria. Chiediamo alla politica di fare passi di pace e di attenzione all’uomo che soffre: solo così sarà vera politica».

Dalla Sicilia anche la voce di Rosario Gisana, Vescovo di Piazza Armerina: «sono scandalizzato perché l’Italia, che è sempre stata accogliente e aperta, attraversa un momento assurdo di chiusura che non corrisponde alla nostra condizione. La situazione è drammatica. Questa legge va rivista». Mons. Charles Scicluna, Arcivescovo di Malta, parla di «grande ingiustizia. La vita umana non ha prezzo e le trattative non devono mai avvenire a spese delle persone in difficoltà».

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