Prove tecniche da giornalisti

Cecilia Facta e Davide Tarditi, 16 anni – Terza liceo scientifico al Majorana di Torino lei, terza perito informatico all’Itis Majorana di Grugliasco lui, Cecilia e Davide hanno trascorso una settimana di Alternanza scuola lavoro presso la nostra redazione la seconda settimana di giugno subito dopo la chiusura delle scuole. Ecco le loro impressioni

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Cecilia Facta e Davide Tarditi durante lo stage nella nostra redazione

Nella seconda settimana di giugno ho potuto assaggiare e assaporare «L’alternanza scuola-lavoro», che consiste nell’affacciarsi al mondo del lavoro durante l’arco del triennio delle superiori con attività proposte dallo studente o dalla scuola, presso la redazione del settimanale diocesano «La Voce e il Tempo» con un mio coetaneo Davide Tarditi . La mia esperienza è durata quattro giorni nei quali ho imparato, grazie all’aiuto della tutor Marina Lomunno e degli altri giornalisti, come si confeziona e cos’è un giornale.

Innanzitutto ci hanno spiegato che ogni fase della lavorazione del giornale è scandita da una sorta di schema visibile a tutti: si tratta del «timone» e la sua particolarità è che per ognuna delle 32/40 pagine del giornale c’è un cartellino con l’argomento della pagina. Man mano che le pagine vengono chiuse, impaginate e approvate dal direttore vengono «salvate» in pdf per poi essere mandate in stampa.

Ma prima di arrivare alla scrivania del direttore le pagine fanno un viaggio molto lungo. Innanzitutto il giornalista scrive, «passa» e titola gli articoli delle pagine di cui è responsabile, disegna la pagina nel «menabò» che poi viene passato a chi si si occupa dell’impaginazione. Nel menabò, oltre a gli articoli e ai titoli sono indicati fotografie, i sommari e le didascalie collegati agli articoli.

Dopo una prima impaginazione, la bozza della pagina viene stampata e riletta da alcuni collaboratori per controllare che non ci siano errori di battitura o di sintassi. Successivamente la pagina viene corretta, ristampata e confrontata con la bozza precedente per verificare le correzioni. Infine dopo aver ricevuto l’ok del direttore la pagina viene salvata in pdf e mandata via mail in tipografia in attesa della stampa. L’ultima pagina che viene impaginata è la prima che apre il giornale.

In questi quattro giorni io e il mio compagno ci siamo occupati di passare i testi stampati, della rassegna stampa, dell’impaginazione e abbiamo provato a scrivere alcune notizie brevi imparando così i fondamenti del giornalismo, le 5 W doppie, «why, chi? When, quando? Where, dove? What, ? Why, perché?»: le risposte a queste domante devono essere contenute nelle notizie che sono alla base degli articoli.

Terminiamo la settimana con un corso di fotografia, un’altra delle parti importanti del giornale e la riunione che stabilisce l’inizio di un nuovo ciclo per dar vita ad prossimo numero del giornale: durante la riunione di redazione vengono decisi gli argomenti delle pagine e tutto ricomincia.

In questa settimana, oltre ad aver appreso delle tecniche, abbiamo anche capito qual è l’obiettivo di un giornale: riuscire a creare per i lettori una chiave di lettura per comprendere gli avvenimenti del nostro tempo con maggior chiarezza.

Per questa opportunità devo ringraziare tutti quelli che in questa settimana ci hanno aiutato nel nostro breve percorso trasmettendoci la loro passione e le loro competenze: ho avuto la possibilità di entrare in un mondo tutto nuovo pieno di cose da scoprire.

Cecilia FACTA

 

Sin dal primo giorno d’esperienza alla sede del giornale settimanale della diocesi di Torino, «La Voce e il Tempo», mi è stato insegnato a fare la rassegna stampa, che consiste nel ritagliare articoli tratti direttamente dai giornali quotidiani e incollarli su un foglio A4 indicandone la data del giorno e il numero della pagina da cui sono stati tratti. Dopo la fase «collage», il tutto viene assemblato, scannerizzato da una stampante e inviato al pc del giornalista che confeziona la rassegna che poi lo invia agli abbonati del servizio. Questo è un processo che viene svolto ogni mattina per tenere continuamente informata la redazione, gli Uffici della curia di Torino e le parrocchie sugli avvenimenti del giorno.

Ho poi seguito l’impaginazione grafica del giornale, dove si cerca di integrare foto, testi, titoli, box, occhielli, sommari e notizie seguendo specifici modelli grafici. Quest’operazione viene eseguita principalmente con un programma di produzione editoriale per la modifica grafica delle pagine e con un software impiegato nell’elaborazione fotografica.

Ho corretto anche alcune bozze del giornale che presentavano errori di battitura o di impaginazione, seguendo un manuale di stile, per poi essere perfezionate anche in impaginazione e ho sperimentato la stesura di notizie brevi, spesso tratte da volantini e comunicati stampa che giungono in redazione via mail, da cui bisognava trarre le informazioni principali in un massimo di 500 caratteri (spazi compresi) in modo da poterle mettere incolonnate in ordine cronologico in una delle pagine de «La Voce e il Tempo».

Ho partecipato infine ad un corso di fotografia che spaziava dal funzionamento di una fotocamera, all’illuminazione dei pixel che in un computer formano l’immagine, rivisitando inoltre le vecchie edizioni del giornale per capire evoluzione del pensiero grafico e fotografico giornalistico dal 1987 a oggi.

Ho anche avuto anche l’opportunità di approfondire la gestione del sito online del giornale, di tutti gli abbonamenti digitali e cartacei, spediti via mail o tramite corriere.

In conclusione, quei quattro giorni lavorativi (dal 10 al 13 giugno) mi hanno insegnato moltissime cose, in un ambiente accogliente e professionale, che mi ha stimolato a comprendere con più entusiasmo l’organizzazione e la struttura di una redazione giornalistica, insieme all’importanza di ogni singolo compito durante la fase di sviluppo di un settimanale come «La Voce e il Tempo».

                                                                                                                                                       Davide TARDITI

 

 

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