Quando costi e benefici bocciarono il metrò di Torino

Cinquant’anni fa – Nel 1969 Torino sfiorò la sua prima grande occasione di scavare una linea di metropolitana sotterranea, a spese del Ministero dei Trasporti. M la città cambiò idea e rinunciò al progetto. Ecco la storia del tiramolla che bloccò i cantieri negli anni Settanta

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Amministrazione Novelli, il Consiglio Comunale nel 1982

Nel 1969, mezzo secolo fa, Torino sfiorò la sua prima grande occasione di scavare una linea di metropolitana sotterranea, a spese del Ministero dei Trasporti. Nessuno ricorda più il progetto approvato quell’anno dal Comune, anche se fu ratificato dal Governo che era pronto a finanziarlo. Negli anni successivi l’Amministrazione del sindaco Diego Novelli mise in dubbio l’operazione e la fece saltare per una questione – già allora – di «costi e benefici».

Il 7 luglio 1969 il Consiglio comunale (sindaco Andrea Gulglielminetti) aveva approvato ben tre Linee di metropolitana sotterranea. Il Ministero dei Trasporti e il Ministero del Tesoro diedero via libera il 4 giugno 1971. Invece sotto la Mole iniziarono dieci ani di discussioni e ripensamenti, fino al dietrofront del 1980: l’analisi dei costi e dei benefici guidicò il progetto troppo «costoso, faraonico», da accantonare a vantaggio di una metropolitana leggera a cielo aperto in corso Regina Margherita (il tram 3).

Si era in anni di forte scontro ideologico. Il «buco» sotterraneo parve una spesa esagerata, così come sembrava classista la rivalutazione economica degli immobili lungo il tracciato del metrò. Col senno di poi fu un bene o un male rinviare la metropolitana di mezzo secolo? La Linea 1 è arrivata nel 2006. A Roma esisteva dal 1955, a Milano dal 1964, a Napoli dal 1993.

Tre le Linee sfumate in quegli anni di studi tecnici mescolati agli slogan. La Linea 1 avrebbe dovuto correre fra Orbassano e Falchera. La n. 2 da Mirafiori a Venaria. La n. 3 da piazza Vittorio a piazza Massaua.

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