Quarant’anni fa il Parlamento approva la legge sull’aborto

Il 18 maggio 1978 il Parlamento italiano approva la legge 194, pubblicata sulla «Gazzetta ufficiale» il 22 maggio, in vigore dal 5 giugno. Contro la legge si schierano la Democrazia cristiana e la Chiesa. Paolo VI e la Conferenza episcopale italiana ribadiscono la condanna: «l’aborto e l’infanticidio sono delitti abominevoli»

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«Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio» recita l’articolo 1 della legge 194 del 1978 «Norme per la tutela della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza». Tutela talmente bene che in quarant’anni ci sono stati 6 milioni di aborti legali, oltre ai «clandestini» e ai «sommersi» provocati dalle pillole.

Quarant’anni fa, sotto la pressione della cultura laicista e radicale, femminista e socialcomunista, con il potente appoggio dei giornali laici e la spinta emotiva della «vicenda Icmesa», il 18 maggio 1978 il Parlamento approva la legge, pubblicata sulla «Gazzetta ufficiale» il 22 maggio, in vigore dal 5 giugno. Ironia della politica, sono tre dc a firmarla: il presidente della Repubblica Giovanni Leone, il presidente del Consiglio Giulio Andreotti, il ministro della Sanità Tina Anselmi. Paolo VI e la Conferenza episcopale ribadiscono la condanna: «L’aborto e l’infanticidio sono delitti abominevoli». Da allora è strage continua di aborto legale.

Due anni prima, il 10 luglio 1976, in una modesta esplosione all’Icmesa di Seveso, nella Brianza milanese, salta una valvola e una nube tossica si disperde nell’aria. È la  alla prima grande emergenza ecologica in Italia. Non ci sono morti né feriti. Ma radicali e ambientalisti seminano il panico: c’è diossina nell’atmosfera, le case sono sgomberate, centinaia di persone trasferite, zona proibita, vietate frutta e verdura. I nascituri saranno sani o deformi? Sicuramente deformi. Meglio permettere l’aborto, anzi renderlo coatto.

Contro la legge si schierano la Democrazia cristiana e la Chiesa; il Movimento per la vita (Mpv) e i Centri di aiuto alla vita (Cav) che salvano non meno di 190 mila bimbi; Giovanni Paolo II, eletto il 16 ottobre 1978, e la Cei; Madre Teresa di Calcutta e Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari; don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e liberazione e don Oreste Benzi, fondatore dell’Associazione Papa Giovanni XXIII; don Zeno Saltini, fondatore di Nomadelfia e Giorgio La Pira, sindaco «santo» di Firenze; Jerome Lejeune, grande scienziato francese e dom Helder Camara Pessða, arcivescovo di Olinda e Recife in Brasile.

Il 17 maggio 1981 si svolge il referendum. Quattro giorni prima, il 13 maggio, Giovanni Paolo II è ferito dal turco Mehemet Alì Agca. Il 22 dicembre Wojtyla constata: «Migliaia di vittime innocenti sono sacrificate nel seno della madre. Si sta oscurando il senso della vita e il rispetto dell’uomo. La Chiesa reagisce esponendosi e pagando di persona. Così ho fatto io, mi sono esposto. Nei giorni della mia lunga sofferenza ho pensato al segno arcano che mi veniva dato nella prova che ha messo a repentaglio la mia vita, quasi un’espiazione per il rifiuto della vita».

Per la Chiesa, sin dai primi secoli, l’aborto è un delitto gravissimo. La «Didaché» (I-Il secolo) lo equipara all’uccisione: «Non ucciderai con l’aborto il frutto del grembo». Il patriarca Atenagora (Il secolo) condanna chi uccide i bambini non nati. Tertulliano (155-230): «È un omicidio anticipato impedire di nascere». Il Concilio di Magonza (847) conferma le pene stabilite. Il «Decreto» di Graziano (XII secolo) cita Papa Stefano V (885-891): «È omicida colui che fa perire con l’aborto ciò che era stato concepito». San Tommaso d’Aquino (1225-1274) insegna che è un peccato grave contrario alla legge naturale. Sisto V (1585-1590) nella costituzione «Effraenatum» (1588) lo condanna con grande severità. Innocenzo Xl (1676-1689) richiama alcuni canonisti che vogliono scusarlo in talune circostanze.

Pio XI (1922-39) riprende l’insegnamento nell’enciclica «Casti connubii» (1930) e Pio XII (1939-58) afferma: «È illecito ogni atto tendente a distruggere la vita umana nascente» (1944). Giovanni XXIII (1958-63) nell’enciclica «Mater et magistra» (1961) ribadisce il carattere inviolabile della vita nel grembo materno. La «Gaudium et spes» (1965) votata dal Concilio Vaticano Il (1962-65) sentenzia: «La vita concepita deve essere protetta con la massima cura: aborto e infanticidio sono abominevoli delitti». Paolo VI definisce questo insegnamento «irreformabile» (1972) e approva la «Dichiarazione sull’aborto procurato» (1974) della Congregazione per la dottrina della fede: «La Chiesa non può tacere perché l’aborto è divenuto troppo frequente e i pubblici poteri chiudono gli occhi. I Padri della Chiesa, i pastori e dottori insegnano la medesima dottrina, senza che le diverse opinioni sul momento dell’infusione dell’anima abbiano introdotto dubbi sull’illegittimità». Giovanni Paolo Il (1978-05) nell’enciclica «Evangelium vitae» (1995): «Con l’autorità di Cristo, in comunione con i vescovi, dichiaro che l’aborto diretto, voluto come fine o come mezzo, costituisce sempre un disordine grave, in quanto uccisione deliberata di un essere umano innocente. La dottrina è fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio, è trasmessa dalla Tradizione della e insegnata dal magistero. Nessuna circostanza, nessuna finalità, nessuna legge potrà mai rendere lecito un atto intrinsecamente illecito».

Benedetto XVI interviene spesso: «L’aborto non può essere un diritto» (2007). «Rimane sempre una grave ingiustizia» (2008). «Come conseguenza della legge è derivato un minor rispetto per la persona, valore che sta alla base di ogni civile convivenza, al di là della fede» (2008). Non meno severo Papa Francesco, già da arcivescovo di Buenos Aires: «Ogni bambino non nato e condannato a essere abortito, ha il volto di Cristo, che prima di nascere e appena nato ha sperimentato il rifiuto del mondo. Il primo diritto di una persona è la vita, che è sempre, in tutte le fasi e a ogni età, sacra e di qualità. Non è un discorso di fede ma di ragione e di scienza» (20 settembre 2013). «L’aborto non è un male minore, è un crimine, è fare fuori uno per salvare un altro. È quello che fa la mafia. È un crimine, un male assoluto, un male in sé, un male umano condannato anche dalla Chiesa» (17 febbraio 2016).

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